IL CASO

Digitale, Europa al contrattacco: “Obama sbaglia, non siamo protezionisti”

51 europarlamentari firmano una lettera aperta: “Preoccupati dallo scetticismo americano: non usiamo la legge come strumento per gestire la crescita delle imprese, ma favoriamo i talenti”

Pubblicato il 24 Set 2015

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Proprio mentre il commissario Ue all’economia e alla società digitale, Guenther Oettinger, affronta la trasferta in Usa, dove ha in programma incontri con i big della Silicon Valley e i protagonisti dell’economia digitale d’oltreoceano, ad accompagnarlo simbolicamente in questa missione arriva un documento sottoscritto da 51 europarlamentari di diversi schieramenti politici, che mira a chiarire i punti più controversi negli Stati Uniti delle scelte europee sul digitale.

“Siamo sorpresi e preoccupati per le dure dichiarazioni da parte americana sulle proposte legislative e regolamentari europee sull’agenda digitale, il presidente Obama parla di ‘protezionismo digitale’ e molti nel settore privato ripetono parole simili”, si legge nel documento. Il riferimento è alle parole del presidente usa che recentemente aveva detto, parlando dell’agenda digitale europea, che “spesso ciò che è raffigurato come posizioni di alto profilo è solo disegnato per tutelare i propri interessi commerciali”.

“Mentre ammiriamo il dinamismo e il successo della Silicon Valley – proseguono gli europarlamentari – abbiamo fiducia nella capacità dell’Europa di favorire il talento, la creatività e l’abilità imprenditoriale: non abbiamo mai usato l’acronimo ‘gafa’ e non consideriamo la legislazione un mezzo per gestire la crescita delle imprese”. L’acronico Gafa citato nel documento (Google, Apple, Amazon e Facebook) è utilizato dai media, soprattutto in Francia, come sinonimo di “imperialismo” culturale e tecnologico.

Gli eurodeputati si dicono consapevoli che tra Ue e Usa le idee ci sono idee differenti “su privacy, piattaforme, neutralità della rete e crittografia, bitcoin, copyright”, ma questo, per i firmatari del documento, non dovrebbe diventare un ostacolo alla ricerca di collaborazione tra le due sponde dell’atlantico.

Alle critiche Usa sugli obiettivi di regolazione dell’agenda digitale, e sulle azioni dell’antitrust Ue aveva fatto riferimento nei giorni scorsi dal suo blog anche lo stesso Oettinger, affermando che l’Europa “è pronta a tenere conto delle preoccupazioni e delle sollecitazioni degli Usa, ma non prendiamo lezioni o non accetteremo pressioni per non porre domande secche e neppure siamo impressionati da facili accuse sull’eccesso di regolamentazione”.

Nella sua visita in Usa nei due giorni scorsi Oettinger ha incontrato i vertici di Facebook, e una delegazione di imprenditori europei dei “Startup Europe comes to Silicon Valley”, e i top manager di Google, Apple, eBay e del Mercedes-Benz North America Research Centre. Oggi, a Washington, l’intervento al World Congress of Savings and Retail Banks e alla Paul H. Nitze School of Advanced International Studies. In programma, tra gli altri, anche un incontro con Tom Wheeler, presidente della Federal Communications Commission (Fcc), e con Penny Pritzker, segretario del Commercio americano. Domani, sempre a Washington, gli incontri con il mondo politico (tra cui Edith Ramirez, presidente della Federal Trade Commission), mentre il 26 chiuderà il viaggio a New York dove parteciperà a un incontro della Broadband Commission for Digital Development delle Nazioni Unite.

Tra gli obiettivi della missione di Oettinger la volontà di sottolineare le opportunità aperte dal Mercato unico digitale europeo sia per le aziende europee che per quelle internazionali, e l’importanza che l’economia digitale globale resti aperta.

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