LA PROPOSTA

Digitale, nel nuovo patto di stabilità niente golden rule per gli investimenti

Nel documento di riforma presentato dalla Commissione Ue le risorse che gli Stati membri destineranno all’innovazione non saranno escluse dalle norme fiscali. Restano le soglie del 60% del rapporto debito-Pil e del 3% per il deficit, ma ogni Paese potrà mettere a punto proprio piano di rientro in un intervallo di temporale da 4 a 7 anni

09 Nov 2022

Federica Meta

Giornalista

europa-fisco-160902143948

Nessuna golden rule per gli investimenti in digitale nella riforma del patto di stabilità. È quanto emerge dalla comunicazione della Commissione europea sugli orientamenti per una riforma del Patto di stabilità e di crescita, il quadro di governance economica.

Patto di stabilità, gli orientamenti per la riforma

Gli orientamenti non propongono una golden rule per escludere gli investimenti dalle norme fiscali dell’Ue. La questione è stata ampiamente discussa nell’ambito del dibattito pubblico sulla revisione della governance economica e non è emerso alcun consenso – si legge nei documenti – Gli orientamenti di riforma della Commissione riconoscono che è essenziale ridurre l’elevato debito pubblico e promuovere una crescita sostenibile. Saranno necessari elevati livelli di investimento per realizzare le transizioni gemelle (verde e digitale), aumentare la resilienza sociale ed economica (anche attraverso l’aggiornamento e la riqualificazione professionale), incrementare la coesione territoriale, ridurre la dipendenza energetica e aumentare le capacità di difesa, sia a livello nazionale che a sostegno delle priorità comuni dell’Europa. Allo stesso tempo, resta fondamentale garantire la sostenibilità del debito e creare riserve di bilancio”.

WHITEPAPER
Il futuro è delle aziende componibili. Così si diventa flessibili e veloci nel cambiamento
CIO
Digital Transformation

“Questi orientamenti cercano di promuovere gli investimenti attraverso un percorso di spesa netta a medio termine onnicomprensivo, che darà agli Stati membri la possibilità di decidere le proprie priorità di spesa pubblica e fornirà incentivi per impegnarsi in una serie di riforme e investimenti rispondenti a criteri comuni e trasparenti dell’Ue – puntualizza l’esecutivo Ue – Questi impegni di investimento e di riforma saranno anche esplicitamente definiti nei piani strutturali di bilancio a medio termine. La Commissione garantirà un’ulteriore applicazione di tali impegni, che consentirà un aggiustamento di bilancio più graduale da parte degli Stati membri”.

Una riforma al passo con i tempi

“Sono cambiate molte cose da quando il Trattato di Maastricht ha riconosciuto la necessità di finanze pubbliche sane e di politiche fiscali coordinate – ha detto il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, presentando la proposta di riforma del Patto di stabilità – I paesi dell’Ue ora devono far fronte a livelli di debito e deficit significativamente più elevati che variano ampiamente. Nuove sfide come le transizioni verde e digitale e le questioni relative all’approvvigionamento energetico ci richiederanno di fare grandi riforme e investimenti per gli anni a venire. Per rispondere a queste esigenze, presentiamo un progetto per una governance economica più semplice ed efficace”.

“Le norme fiscali si concentrerebbero sulla riduzione del debito laddove è elevato, sulla base dei piani degli Stati membri che devono rispettare chiare condizioni dell’Ue – ha proseguito Dombrovskis –  Una volta approvato il piano, il monitoraggio si baserà su una semplice regola di spesa, mentre misure di attuazione più rigorose garantiranno la conformità. Gli orientamenti di oggi ci permetteranno di lavorare insieme per ridurre il debito, rafforzare le nostre economie e costruire le basi per la nostra prosperità e stabilità future”.

Patto di stabilità, i punti della proposta

La Commissione europea ha adottato oggi una comunicazione che stabilisce gli orientamenti per un quadro riformato della governance economica dell’Ue. Tenendo conto delle principali preoccupazioni relative all’attuale quadro, queste mirano a rafforzare la sostenibilità del debito e a promuovere una crescita sostenibile e inclusiva attraverso investimenti e riforme. Gli orientamenti mirano a garantire che il quadro sia più semplice, più trasparente ed efficace, con una maggiore titolarità nazionale e una migliore applicazione, consentendo nel contempo riforme e investimenti e riducendo gli elevati indici del debito pubblico in modo realistico, graduale e duraturo. In questo modo, il quadro riformato dovrebbe contribuire a costruire l’economia verde, digitale e resiliente del futuro, garantendo nel contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche in tutti gli Stati membri, in linea con il discorso della Presidente von der Leyen sullo stato dell’Unione del 2022. Gli insegnamenti tratti dall’istituzione del dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf) hanno fornito alla Commissione ispirazione per gli orientamenti presentati oggi. In particolare, la Commissione ha tratto spunti dall’approccio basato sull’impegno dell’Rrf al coordinamento delle politiche, con una forte titolarità nazionale dell’elaborazione e dei risultati delle politiche, sulla base di una guida anticipata agli Stati membri sulle priorità di investimento e di riforma.

Gli impatti sui singoli Paesi

Le regole non saranno più le stesse per tutti. Restano le soglie del 60% del rapporto debito/Pil e del 3% per il deficit ma ogni Stato avrà un proprio piano dedicato per la riduzione del debito, su un percorso dai quattro ai sette anni. È stata eliminata la regola del ventesimo (ossia la riduzione ogni anno del ventesimo del debito sopra il 60%); sono state semplificate le regole (non ci saranno più matrici o valutazioni annuali della Commissione ma ci sarà un singolo indicatore della spesa netta); le sanzioni saranno più lievi per renderle più applicabili (e verranno applicate più spesso).

In caso di mancata riduzione del debito si richiederà anche di perdere i fondi europei, compresi quelli del Recovery. Resta in vigore la clausola generale di salvaguardia che ha permesso di sospendere le regole del Patto durante la pandemia di Covid-19 (fino a fine 2023). L’esecutivo europeo ha deciso di adottare il modello del Next Generation Eu anche per la riduzione del debito. In sostanza gli Stati saranno tenuti a presentare dei Piani (sulla falsariga dei Pnrr) per la riduzione del debito.

La prima distinzione riguarderà la situazione debitoria attuale: Stati con debito sostanziale, quelli con debito moderato e infine quelli con poco debito. I Paesi con debito sostanziale (per semplificazione quelli oltre il 90% del debito ma non sarà unico elemento di classificazione) avranno quattro anni per un percorso di riduzione dell’indebitamento (che potra’ essere esteso a sette anni). Gli Stati con debito moderati avranno invece tre anni di tempo. In ogni caso tutti dovranno attenersi alla soglia del 3% del deficit. Nella pratica, ogni Stato con debito sopra il 60% del Pil deve presentare un piano strutturale di debito a medio termine da sottoporre alla valutazione della Commissione e all’approvazione del Consiglio.

Il percorso di aggiustamento di bilancio sarà fissato in termini di spesa primaria netta, vale a dire la spesa al netto delle misure discrezionali in materia di entrate ed esclusa la spesa per interessi e la spesa ciclica per la disoccupazione. Per gli Stati membri identificati con squilibri macroeconomici, i piani devono includere anche riforme e investimenti per correggere gli squilibri individuati. La presentazione del piano viene preceduta da un approfondito dialogo tecnico con la Commissione. La Commissione valuta quindi il piano in modo integrato, tenendo conto delle interazioni tra la traiettoria di bilancio, le riforme e gli investimenti. La valutazione avviene sulla base di un quadro comune dell’Ue e di metodologie trasparenti, conservando la possibilità di cercare informazioni aggiuntive o richiedere un piano rivisto. In seguito, il piano viene adottato dal Consiglio sulla base di una valutazione positiva della Commissione. Il Consiglio può adottare il piano o raccomandare allo Stato membro di ripresentare un piano modificato. La Commissione controllerà costantemente l’attuazione dei piani. Gli Stati membri presenteranno relazioni annuali sullo stato di avanzamento per facilitare un monitoraggio efficace e garantire la trasparenza.

Se il piano non dovesse essere messo in atto, scatteranno le sanzioni. La procedura per i deficit eccessivi viene mantenuta, mentre la procedura per il debito eccessivo viene rafforzata. La procedura scatterà anche quando uno Stato membro con un debito superiore al 60% del Pil si discosta dal percorso di spesa concordato. La Commissione ricorrerà anche a sanzioni finanziarie più efficaci riducendone gli importi e ci saranno sanzioni reputazionali più forti. Non solo.

La condizionalità macroeconomica per i fondi strutturali e per il Pnrr sarà applicata in uno spirito simile, vale a dire che i finanziamenti dell’Ue potrebbero essere sospesi anche quando gli Stati membri non hanno adottato misure efficaci per correggere il loro deficit eccessivo. Resta in vigore la clausola di salvaguardia generale (che ha permesso di sospendere le regole del Patto di stabilità fino al 2024) e viene introdotta una clausola specifica per la sospensione dei piani nazionali di riduzione del debito che però dovrà rispondere a criteri molto rigidi per l’applicazione. La procedura legislativa. La Commissione vorrebbe raggiungere un accordo sulla proposta in temi rapida per ottenere un’approvazione prima dei processi di bilancio degli Stati membri per il 2024.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4