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Digitale per la crescita, è l’ora della disruption. Ma serve un contesto innovation ready

Convegno Noovle “Strategie per la crescita digitale del Sistema Paese”: per i protagonisti della trasformazione occorre muoversi velocemente e guardare alle customer experience. Le infastrutture tecnologiche devono essere mirate a offrire servizi utili e semplici. Uso dei big data, insieme alla privacy by design, centrali per innescare il cambiamento

28 Set 2016

Patrizia Licata

Il convegno “Strategie per la crescita digitale del Sistema Paese”, tenutosi oggi a Roma, promosso da Noovle, con CorCom come media partner, ha visto sfilare nella seconda sessione “Disruptive innovation e digital transformation“, moderata da Emanuele Cerroni, Area manager Noovle, i protagonisti del mondo delle imprese, elemento attivo dell’innovazione digitale accanto a PA e decisori politici.

Ada Fiaschi, Antitrust Attività Regolatorie e Privacy Alitalia: “Elemento fondamentale nel quadro dell’innovazione è il recepimento del nuovo regolamento UE sulla protezione dei dati che accompagna la crescita del Mercato unico digitale: accountability e principio della privacy by design sono alcuni dei pilastri. Il dato è un asset strategico per imprese e PA e va preservato con particolare attenzione”.

Daryoush Goljahani, Regional Channel Manager, Google for Work: “Alla base delle innovazioni di Google c’è sempre l’idea creativa, originale, che intercetta un bisogno e si concretizza in un prodotto; più alta è la capacità di un’azienda di far crescere al suo interno le idee creative più c’è engagement in azienda e più l’azienda sa portare l‘innovazione al mercato: le persone hanno bisogno di strumenti semplici per essere sempre connessi e fare cose nel modo migliore coniugando produttività e flessibilità. L’evoluzione sarà tanto veloce quanto sapranno esserlo le persone creative e innovative. Compito della tecnologia sarà accompagnare questa creatività”.

Gianpiero Guerrieri, Pianificazione architetture e delle infrastrutture informatiche MEF: “Occorre configurare il contesto in modo che accompagni e favorisca l’innovazione: il contesto deve essere innovation ready. L‘innovazione è anche cambiamento nel modo di vivere e pensare, nuova organizzazione e cultura, e il nostro paese deve lavorare per rendere il contesto ricettivo, favorire il cambiamento, fare sì che i dinosauri dell’informatica che gestiscono il mondo IT smettano di essere dei dinosauri che frenano l’innovazione. Molte persone sono legate ai vecchi modelli e il cambiamento è vissuto come perdita di potere e sicurezza”.

Domenico Vulpiani, Prefetto Commissario Straordinario X Municipio di Roma Capitale: “Stiamo cercando di applicare a Ostia il modello di smart city, basato su un sistema di sensori che sono sia digitali sia antropici, cioè rappresentati dalle persone che forniscono e condividono informazioni. La PA oggi deve essere in grado di gestire i Big data, ma anche di fornire servizi e risposte: è questo che i cittadini si aspettano. Il governo italiano ha stanziato oltre 3 miliardi di euro per le smart city ma su 7.000 comuni solo 158 hanno usato i fondi”.

Antonino Laspina, Direttore Coordinamento Marketing, ICE: “Per noi la sfida è usare il digitale per costruire reti. L’ICE ha in questi anni digitalizzato e dematerializzato processi e si pone come modello per i suoi interlocutori, le imprese, per spingere la loro digitalizzazione, anche con eventi e attività promozionali, soprattutto per le PMI, che rischiano di restare indietro”.

Mario Nobile, Direzione Generale per i sistemi informativi e statistici, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Le infrastrutture non sono un fine ma un mezzo per connettere l’Italia. Il futuro prossimo deve puntare sull’interoperabilità di sistemi e dati, con uno standard da integrare nelle infrastrutture; stiamo già lavorando su un progetto per produrre standard funzionali, perché siano future-proof, con cui faremo le smart road. Inoltre useremo i Big data rilevati dalle infrastrutture tecnologiche per dare trasparenza alla spesa ed essere più efficienti. Senza mai dimenticare la customer experience: le infastrutture tecnologiche devono servire a dare servizi all’utente”.

Rocco Panetta, Partner Nctm, Segretario Generale ICF: “L’Ue ci dà indicazioni su come gestire e far circolare i dati perché l’Internet delle cose si basa sui dati ed è veramente disruptive. Grazie alle nuove regole, PA e imprese possono usare i dati in modo intelligente per fare business e al tempo stesso tutelare il diritto del cittadino alla sua privacy. Il regolamento c’è ma adesso occorre avviare il sistema delle deleghe e delle discipline a livello nazionale, senza perdite di tempo”.

Stefano Tomasini, Direttore Centrale per l’organizzazione Digitale INAIL: “Anche Inail ha avviato la sua strategia verso il digitale, perché rimanere fermi porta fuori dal mercato e i servizi erogati devono essere in linea con i tempi e il cambiamento del mondo del lavoro e dei lavoratori. La PA è al quarto posto in Italia per spesa in IT ma decima in termini di percezione dell’importanza dell’avvio di processi digital disruption. Inail ha attuato un piano triennale per l’IT, che si concluderà quest’anno, con ripensamento dei processi, coinvolgimento di tutti gli stakeholders, centralità del fattore umano; usabilità, semplicità e fruibilità per l’utente sono la base delle nostre strategie”.

Stefano Vezzosi, Direttore Dipartimento Tecnologie Informatiche e Sanitarie ESTAR: “Estar, che ha come clienti tutti gli ospedali della Regione Toscana, cerca di portare nel pubblico, in questo caso la sanità, il modello di gestione tipico dell’impresa privata, garantendo un alto livello tecnlogico ma spingendo anche verso una rapida adozione dell’innovazione. Estar cerca di introdurre la rivoluzione digitale nella sanità lavorando per progetti; il risultato deve essere il valore aggiunto sul servizio percepito dal cittadino: oggi siamo un caso di studio ma siamo pronti a diventare un caso di successo”.

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