In aumento i top manager contro Trump. Tim Cook: "L'odio è un cancro" - CorCom

CHARLOTTESVILLE

In aumento i top manager contro Trump. Tim Cook: “L’odio è un cancro”

Anche il Ceo di Apple si unisce alle critiche degli industriali sul dopo-Charlottesville: “Sbagliato mettere sullo stesso piano i nazisti e chi si batte per i diritti umani”. Facebook, Twitter, Google annunciano la chiusura di account degli affiliati a gruppi razzisti, neonazisti e suprematisti

17 Ago 2017

Sono sempre più numerosi i top manager che si schierano contro il presidente Usa Donald Trump sui tragici avvenimenti di Charlottesville. Ieri, a seguire l’annuncio di Trump di voler smantellare i due comitati di consulenza della Casa Bianca (il Manufacturing Council e lo Strategy & Policy Forum) che stavano registrando un alto numero di defezioni, è sceso in campo il Ceo di Apple, Tim Cook: “Abbiamo già visto il terrore dei suprematisti bianchi e la violenza razzista – ha scritto il manager in un’email ai dipendenti -. E’ una questione morale, un affronto all’America. Dobbiamo tutti opporci”.

Ma in queste ore anche altre società hi-tech e social media stanno facendosi sentire per schierarsi contro l’alt-right americana, annunciando di voler mettere al bando dalle loro piattaforme gruppi di suprematisti bianchi, razzisti e simpatizzanti nazisti: decisione opportuna ma tardiva, hanno commentato gli attivisti per i diritti civili. Tra le aziende tecnologiche che hanno annunciato il giro di vite, ci sono PayPal, Google, Uber, Airbnb, Facebook. Anche Twitter ha deciso di sospendere l’account del sito neo-nazista Daily Stormer. Attraverso un comunicato, ripreso dalla Reuters, il gigante del microblogging ha detto di non poter far passare minacce violente, aggressioni o condotte legate all’odio e che “saranno prese misure contro le pagine che violeranno queste regole”.

In un post sul suo profilo Facebook, Mark Zuckerberg ha sottolineato che “non c’è posto per l’odio nella nostra comunità. Ecco perché abbiamo sempre eliminato qualsiasi post promuovesse o celebrasse crimini d’odio o atti di terrorismo, compreso quello che è successo a Charlottesville”. Per poi assicurare che “non saremo sempre perfetti ma avete il mio impegno che continueremo a lavorare per rendere Facebook un posto dove ognuno si senta al sicuro”.

Dopo la fuga di manager dai comitati di consulenza economica, a seguito dell’ondata di polemiche e critiche per la risposta della Casa Bianca ai fatti di Charlottesville, Donald Trump ieri aveva annunciato in un tweet il loro scioglimento. “Invece di mettere sotto pressione i manager del Manufacturing Council e lo Strategy & Policy Forum, li sciolgo entrambi, grazie a tutti”, ha scritto il presidente poche ore dopo che Inge Thulin, il Ceo di 3M, aveva annunciato le sue dimissioni.

Prima di Thulin nei giorni scorsi avevano lasciato il consiglio anche i manager di Merck, Under Armour, Intel, the Alliance for American Manufacturing, Campbell’s Soup, in risposta alle pressioni degli attivisti che minacciavano boicottaggi. Anche esponenti del sindacato unitario Afl-Cio hanno lasciato l’organismo.

Intel è stata la prima azienda hi-tech a rispondere alla nuova presa di posizione di Donald Trump sull’attacco dei suprematisti bianchi a Charlottesville. Le dimissioni di Kenneth Frazier ceo di Merck dal Manifacturing Council voluto dal presidente Usa hanno provocato a seguire quelle di Brian Krzanich a capo del chipmaker, seguito dal comunicato in cui PayPal ha smentito che i suoi servizi siano stati utilizzati dagli organizzatori di Charlottesville per raccogliere fondi.

A pochi giorni dall’attacco la luna di miele tra Trump e il mondo dell’imprenditoria Usa sembra sul viale del tramonto. Oltre a Merck e Intel altre aziende hanno lasciato la loro poltrona dal Comitato giudicando inadeguata la sua reazione di fronte alle violenze dei suprematisti bianchi. Già a giugno Elon Musk aveva abbandonato il Comitato dopo la decisione di Trump di non aderire all’accordo di Parigi sul clima. Dimissioni e parole di crtitica stanno evidenziando come per molte top company un’eventuale associazione del proprio brand alla politica di Trump stia diventando un peso.

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