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CALCIO

Diritti Tv, l’inchiesta che fa tremare i campionati di A e B

Iscritti nel registro degli indagati i presidenti di Genoa e Bari, e Claudio Lotito come consigliere Figc. L’ipotesi di reato è di ostacolo alla vigilanza di Covisoc. Sotto la lente il ruolo di Infront, advisor per la cessione dei diritti televisivi, nel “doping” dei bilanci delle società in difficoltà

13 Ott 2015

A.S.

Aggiornamento in data 29 aprile 2019. “Al fine di fornire un’adeguata e completa informazione, siamo a integrare la notizia in merito alle vicende sopra esposte. Con il decreto di archiviazione dell’indagine e dei diritti tv nel mondo del calcio, che ha visto coinvolto anche Marco Bogarelli, il Gip del Tribunale di Milano, dott.ssa Manuela Accurso Tagano, ha disposto l’archiviazione del procedimento avviato, sottolineando che nei confronti di tutti gli indagati “non sussistono elementi idonei a sostenere l’accusa”. E’ stato concluso, pertanto, che i reati ipotizzati dal tribunale milanese nei confronti degli indagati non sussistevano, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria di tutti gli indagati”.

Quindici milioni di euro in tre rate al Genoa. 500mila euro al Bari. Sono i finanziamenti sui cui, tra le altre cose, indaga la Procura di Milano nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella cessione dei diritti televisivi del campionato di calcio per il triennio 2015-2018. Nelle maglie delle indagini sono finiti, da indagati, Enrico Preziosi, presidente del Genoa, e Gianluca Paparesta, presidente del Bari, oltre a Claudio Lotito, che è presidente della Lazio, ma nell’inchiesta è coinvolto per il suo ruolo di consigliere federale della Figc.

Al centro dell’attenzione c’è il ruolo di Infront, advisor della Lega calcio nella cessione dei diritti Tv, nel “doping” dei bilanci delle società in difficoltà finanziaria: l’ipotesi di reato riguarda il fatto che Infront e altre società a essa riconducibili siano intervenute, tramite operazioni finanziarie, anche strutturate all’estero, per “ritoccare” i bilanci, e far in questo modo figurare come “in ordine” i conti. Grazie a questi interventi le società avrebbero avuto così le carte in regola per dimostrare l’equilibrio finanziario e il rispetto dei parametri economici, e per avere l’ok all’iscrizione alle competizioni. Sarebbe un terremoto per i campionati se le accuse si rivelassero fondate.

Al centro delle perquisizioni della Guardia di Finanza, intanto, sono finite venerdì anche alcune società di Serie A e B. Gli ultimi controlli, che risalgono a venerdì, hanno visto le fiamme gialle presentarsi anche nella sede milanese della Lega Calcio con un ordine di esibizione di documenti. “Il Genoa è una delle squadre perquisite ma siamo tranquillissimi – è il commento a caldo del presidente Preziosi – i soldi che servivano al nostro bilancio li ha messi l’azionista di riferimento, cioé io”.

I reati ipotizzati dal tribunale milanese, che vede impegnati sul caso i Pm Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, sono di turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e ostacolo all’attività degli organi di vigilanza. Tra gli indagati anche Marco Bogarelli, presidente di Infront, advisor della Lega Calcio nella compravendita dei diritti televisivi che si concluse con proventi per quasi un miliardo fino al 2018.

Nello specifico delle perquisizioni di cui sono state oggetto le società di calcio, il reato ipotizzato a loro carico è sempre quello di ostacolo agli organi di vigilanza nei confronti della Covisoc, la Commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio professionistiche.4

Sul caso è aperta anche una istruttoria dell’Autorità antirust, che riguarda i diritti Tv per il campionato di calcio di Serie A per il 2015-2018 e che concluderà al massimo entro aprile, secondo quanto anticipato dal presidente dell’Authority, Giovanni Pitruzzella, nei giorni scorsi. “L’ufficio ci sta lavorando – aveva sottolineato – appena completata l’istruttoria riferirà al collegio e solo a quel punto capiremo i tempi necessari, la dead line ultima è aprile”. L’istruttoria avviata dall’Antitrust per verificare eventuali accordi di spartizione fra Sky e Mediaset della torta dei diritti e capire se ci sia stato un accordo occulto tra i grandi club di Serie A per dividersi la maggioranza degli introiti risale al 19 maggio. In quell’occasione i militari della guardia di finanza avevano avviato perquisizioni nelle sedi di Sky, Mediaset e della Lega Calcio.

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