PRIVACY

Diritto all’oblio, gli Usa incalzano Google

L’associazione Consumer Watchdog ha mandato un esposto alla Ftc chiedendo l’applicazione della sentenza della Corte di Giustizia europea: gli americani non possono essere privati di un diritto che gli europei hanno

07 Lug 2015

Patrizia Licata

Il diritto all’oblio comincia ad apparire agli americani come un’opzione in più di cui gli utenti di Internet europei godono e che agli utenti di Internet statunitensi è negata. La sentenza della Corte di Giustizia europea del 2014 ha fatto sì che Google, e tutti i motori di ricerca, siano tenuti a rimuovere i risultati di ricerca considerati “datati, imprecisi o irrilevanti” e questo dà agli utenti del web europei “un maggior controllo della loro reputazione online”, come scrive uno dei maggiori organi di stampa a stelle e strisce, il Washington Post.

E non è l’unico a vederla così negli Stati Uniti. Una delle principali associazioni dei consumatori, Consumer Watchdog, ha chiesto alla Federal trade commission di imporre a Google di estendere agli americani la stessa protezione della privacy.

In un esposto formale alla Ftc, che vigila sul corretto funzionamento delle dinamiche di mercato e sulla libera concorrenza, Consumer Watchdog sostiene che negare tale opzione agli utenti di Internet americani, quando gli europei la hanno, è “sleale e ingannevole” e quindi la Ftc deve provvedere immediatamente a correggere questa distorsione.

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Il diritto all’oblio è diventato fondamentale nella nuova era digitale, sostiene ancora l’associazione dei consumatori Usa. “Prima dell’avvento di Internet, se una persona faceva una cosa stupida da giovane, ne rimaneva traccia in qualche documento ufficiale, che andava però scovato con lunghe ricerche”, scrive nel suo esposto Consumer Watchdog. Nell’era di Internet, invece, anni o addirittura decenni di dati e fatti sono “disponibili all’istante con pochi click da un computer o da un device mobile”.

Tuttavia l’estensione della sentenza della Corte di Giustizia europea oltre i confini dell’Ue è proprio uno dei punti più controversi della decisione europea: se anche diverse associazioni dei consumatori del nostro continente hanno sottolineato l’esigenza di applicare il diritto all’oblio a tutti i siti globali di Google, Google ha sempre replicato che la sentenza riguarda solo l’Ue e ha difeso il suo diritto a conservare i link rimossi sulle versioni extra-europee del suo motore di ricerca.

Tuttavia per John Simpson di Privacy Project è proprio qui “l’inganno di Google“, che “vorrebbe far credere di essere pronta a difendere la privacy degli utenti ma nega in realtà questo fondamentale diritto”. Secondo le associazioni dei consumatori americane, Google dovrebbe garantire il diritto all’oblio anche ai cittadini Usa; ciò non sarebbe contrario alla libertà di espressione né equivarrebbe a censura, continua Simpson, perché Google valuterebbe preventivamente le richieste di rimozione e le informazioni i cui link sono tolti resterebbero comunque online – solo, sarebbero “più difficili da trovare”.