Discriminazione di genere, Google chiude il caso con un risarcimento da 3,8 milioni - CorCom

IL PATTEGGIAMENTO

Discriminazione di genere, Google chiude il caso con un risarcimento da 3,8 milioni

L’accordo con il Dipartimento del Lavoro Usa include anche adeguamenti salariali. BigG era accusata di aver pagato di più gli ingegneri uomini e di non aver valutato adeguatamente le candidature di donne e asiatici nel periodo 2014-2017

02 Feb 2021

Patrizia Licata

giornalista

Il caso discriminazione di genere si chiude per Google con un patteggiamento da 3,8 milioni di dollari con il dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti. La cifra include 2,6 milioni di integrazioni degli stipendi.

Google era stata accusata di aver dato alle sue dipendenti donne stipendi inferiori a quelli degli uomini in posizioni analoghe. Nelle candidature per le posizioni aperte, inoltre, Big G avrebbe ancora operato discriminando le donne e gli asiatici a favore degli uomini e delle altre etnie.

Le accuse sono derivate da una verifica di routine sull’adeguamento normativo condotta alcuni anni fa su Google in quanto fornitore di tecnologie per il governo federale. Tutte le aziende che vendono prodotti al governo sono sottoposte a audit regolari per assicurare la compliance.

Google si è detta soddisfatta di aver trovato un accordo e chiuso il caso, riporta Reuters.

Una “cultura ostile alle donne”

Le accuse di disparità salariali e sessismo erano partite ad agosto del 2017 dopo che un ingegnere di Google, James Damore aveva scritto un manifesto che criticava le iniziative per la parità e sosteneva che il fatto che ci siano più uomini nei posti di comando di aziende tecnologiche sia dovuto a “differenze biologiche”. Big G aveva immediatamente provveduto al licenziamento di Damore, ma l’atteggiamento mostrato dall’ingegnere ha dato il via alle proteste di oltre sessanta tra dipendenti ed ex dipendenti della casa di Mountain View, che si sono rivolti all’avvocato James Frinberg di San Francisco, specializzato in class action.

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Frinberg ha riferito che le donne contestavano di essere pagate meno dei colleghi uomini a parità di qualifiche professionali e ruoli lavorativi, mentre altre sostenevano di essere state ostacolate nella carriera da una “cultura che ostile alle donne”.

Il dipartimento del Lavoro Usa si è rivolto a un giudice e ha costretto Google a fornire parte dei registri salariali. Poi è partita l’audit sulla compliance.

Google risarcirà 5.500 lavoratori

In seguito alle indagini, l’Office of federal contract compliance programs del dipartimento del Lavoro ha trovato “indicatori preliminari” che Google dal 2014 al 2017 ha, in alcuni casi, sottopagato 2.783 donne all’interno del team di ingegneria del software nella sede di Mountain View.

Gli auditor federali hanno anche rilevato differenze nelle assunzioni: i candidati donna e di origine asiatica sono risultati sfavoriti nel periodo agosto 2016-agosto 2017 per i ruoli di software engineer nella sede di San Francisco e Sunnyvale in California e di Kirkland, nello Stato di Washington.

Con i 2,6 milioni di dollari parte del patteggiamento Google risarcirà 5.500 dipendenti e candidati discriminati. Al colosso di Mountain View viene anche chiesto di modificare i suoi comportamenti nelle assunzioni e nella definizione degli stipendi in modo da scongiurare ogni disparità.

I restanti 1,25 milioni saranno usati da Google per adeguare gli stipendi dei suoi ingegneri nelle sedi di Mountain View, Kirkland, Seattle e New York nei prossimi cinque anni. Se resteranno fondi non utilizzati all’interno dei 3,8 milioni del patteggiamento Big G dovrà spenderli per le sue iniziative contro la discriminazione di genere e a favore della diversity.

Poca diversity, Big tech sotto la lente

“Crediamo che ognuno debba essere retribuito in base al lavoro che fa, non in base a chi è”, ha dichiarato Google in una nota. L’azienda ha aggiunto che è doveroso investire per rendere “i nostri processi di assunzione e retribuzione equi e non discriminatori”.

Google conduce annualmente delle audit sugli stipendi, ma, come tutte le grandi aziende tecnologiche, rimane sotto lo scrutinio delle autorità che vogliono verificare che la forza lavoro rifletta la composizione della popolazione americana in termini di genere, origine e cultura.

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