Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL PAPER

Diventare una smart company? Il futuro si gioca in 8 business model

In un corposo report Casaleggio Associati delinea i trend della quarta rivoluzione industriale. Ma soprattutto passa in rassegna l’evoluzione delle strategie aziendali individuando le best practice di riferimento. Il tutto facendo leva sulle tecnologie “esponenziali”

25 Nov 2019

Domenico Aliperto

L’applicazione delle tecnologie esponenziali provocherà un incremento mondiale della produttività e aprirà nuovi scenari economici. A delinearne alcuni è la ricerca “Smart Company. L’evoluzione dell’azienda con la quarta rivoluzione industriale” realizzata dalla Casaleggio Associati intervistando 350 aziende in tutto il mondo con l’obiettivo di definire per l’appunto il perimetro della quarta rivoluzione industriale.

Le tecnologie che sosterranno i nuovi modelli di business

Diventare smart implica un cambio radicale nei modelli di business. La ricerca individua otto modelli di business che queste aziende hanno adottato per diventare leader nel proprio settore”,  spiega in una nota Davide Casaleggio. “Queste aziende hanno la caratteristica di avere una capitalizzazione per dipendente molto alta e in continua crescita. Nel 2006 YouTube è stata acquistata con una valutazione di 24,6 milioni di dollari per dipendente, nel 2012 Instagram per 77 milioni per dipendente, nel 2014 WhatsApp per 345 milioni per dipendente”.

Secondo le stime il mercato dell’intelligenza artificiale nel 2018 valeva circa 20,7 miliardi di dollari e nel 2026 sarà 202,6 miliardi di dollari. Nel 2035 si valuta che avrà un impatto sulla produttività italiana del 12% e in alcuni Paesi raggiungerà il 40%. La blockchain avrà un valore di mercato nel 2024 di 60,7 milioni di dollari e entro il 2027 il 10% del Pil globale sarà basato su almeno un processo basato sulla blockchain. Il Global Revenue dell’IoT nel 2021 raggiungerà 520 miliardi di dollari con una crescita del 121% rispetto al 2017.

Le connessioni 5G passeranno da 5 milioni del 2019 a 2, 6 miliardi nel 2025. In Italia gli operatori dovranno spendere circa 25 miliardi entro il 2025 per un ritorno pari allo 0,3% del Pil l’anno per 15 anni dal 2020 (circa 6 miliardi l’anno).

Oltre quattro milioni di robot saranno presenti in più di 50 mila magazzini in tutto il mondo e la collaborazione tra robot e umani si stima possa aumentare l’efficienza nella produzione dell’85%.

Il profilo della smart company

“La tecnologia è sempre stata il motore di ogni cambiamento della società”, aggiunge Maurizio Benzi. “Oggi la grande differenza rispetto al passato è nella velocità: la maggior parte delle tecnologie che saranno nella nostra vita quotidiana tra vent’anni non è ancora stata inventata”.
Grazie all’applicazione delle tecnologie esponenziali la produzione può crescere fino a 10 volte nel corso di quattro o cinque anni. Netflix, per esempio, è cresciuta a tripla cifra in quattro anni e nel 2019 raggiungerà il +160% di fatturato.

Nelle smart company la capitalizzazione per dipendente è significativamente più alta della media del settore. Nel 2018 le tre maggiori aziende della Silicon Valley per capitalizzazione (Microsoft, Apple, Amazon) contano circa 2.234 miliardi di dollari di market cap (100% in più del 2014) e impiegano oltre 900 mila dipendenti.

Tra le aziende con il più alto market value per employee troviamo Facebook (17,7 milioni) che nel 2012 ha acquisito Instagram e i suoi 67 dipendenti per 1 miliardi di dollari con una valutazione di 24,6 milioni per dipendente. Amazon nel 2019 vedrà una crescita del 40% del market cap, mentre Yoox del 40%.

Molte aziende smart, inoltre, non hanno asset fisici e nella maggior parte dei casi questo aspetto è una parte peculiare del successo. Basti pensare a Uber o FreeNow (My taxi) che non possiedono mezzi propri, BlaBlaCar, che è una community di autisti o Airbnb, il più grande albergo al mondo che non possiede neanche una camera.

“Una smart company non pensa solo al mero profitto ma ad investire in sostenibilità”, continua Luca Eleuteri. “L’Italia è l’unico Paese, dopo gli Stati Uniti, ad aver introdotto lo status di Benefit Corporation (B-Corp) nella legislazione. Una smart company deve avere a cuore la comunità d’origine, la società e l’ambiente facendo attenzione all’impatto del trasporto, della distribuzione del prodotto, alla produzione, alla tutela dei diritti umani e dell’ambiente, alla compensazione di Co2. Con il profitto non si incanta più nessuno”.

Il report Smart company di Casaleggio Associati

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4