Dopo lo show di Venaria è l’ora dei fatti

Solo “fuffa”? Passerella di vuota retorica? O forse c’è qualche venatura di preconcetto? L’Italian Digital Day è stato un convegno. Utile o inutile, come tutti i convegni. Ma con Venaria le parole si sono esaurite. Gli obiettivi ci sono già, ora il tema all’ordine del giorno è come realizzarli

23 Nov 2015

Gildo Campesato

“Fuffa e soltanto fuffa”; “Una commistione un po’ opaca tra un’associazione privata di volontari del digitale – quella dei digital champion – e i brand ufficiali del governo”; “Una ripetitiva passerella di vuota retorica”: a stare a sentire le reazioni più liquidatorie dell’Italian Digital Day, l’evento voluto dalla Presidenza del Consiglio e andato in scena sabato 21 novembre a Venaria Reale, di quella giornata resterebbero solo macerie e polemiche.

Ci pare una visione un po’ troppo pessimistica, con venature a volte dal sapore preconcetto. Anche se alcuni degli aspetti rilevati dai commenti critici apparsi su Internet non sono affatto privi di ragione e sostanza. Magari non nell’asprezza tagliente manifestata dai toni più accesi.

Venaria è stato uno show. Show è stato perché show voleva essere, a giudicare da come si sono svolti i fatti. Un happening del digitale, una convention “all’americana”: dalla regia, alla conduzione, ai protagonisti della scena, campioni dello sport (Vinci) o della letteratura (Baricco) inclusi. E tanta retorica giovanilista con cavalcate in serie delle startup ed elogi ripetuti all’innovazione. Tanto che uno scienziato del valore di Mario Rasetti ha faticato a tenere il ritmo spinto e veloce voluto dalla regia.

Sì è trattato soprattutto di un festival dei digital champion, di quei 1.600 volontari che sotto la regia di Luna fanno gli evangelizzatori diffusi di cultura e iniziative digitali nel territorio. Un’autocelebrazione anche per dare la carica. Portando sul palcoscenico pezzi grossi della politica come il presidente del Consiglio Matteo Renzi o il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia.

Utile, inutile? Come tanti altri convegni, verrebbe da rispondere. È la stessa domanda del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Su CorCom ve lo abbiamo raccontato passo dopo passo sabato scorso, raccogliendo poi in una newsletter ad hoc i principali interventi. Così ciascuno può farsene un’opinione, anche chi a Venaria non c’era o non ha avuto modo di seguire la diretta streaming.

In ogni caso, secondo noi parlare del digitale fa sempre bene. Anche se con modalità che possono apparire sopra le righe, retoriche o autocelebranti. Negli Usa funziona, anche se – non sembri una banalità – non siamo negli Usa.

Se sarà utile potrà dirlo solo il futuro. Chi da Venaria si aspettava conigli dal cilindro, annunci rivoluzionari, obiettivi straordinari non può che essere stato deluso.

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Se invece si prescinde dall’attesa delle “novità” o di chissà quali impegni rivelati da un Renzi “ex cathedra”, allora può anche scoprirsi un’utilità di Venaria che va oltre l’happening del digitale.

Paolo Barberis, consigliere per l’innovazione di Palazzo Chigi, ha ribadito gli obiettivi prioritari dell’iniziativa del governo, a partire dalla cittadinanza digitale. Renzi ha mostrato un forte commitment sulle tematiche dell’innovazione digitale e ha definito l’infrastrutturazione broadband come “la madre di tutte le battaglie”. Non saranno novità, ma anche ribadire gli impegni è significativo. Soprattutto in un contesto in cui si attendono i fatti dopo le tante, a volte troppe, parole.

La rivoluzione digitale deve marciare veloce, ma è inutile farsi illusioni: dovrà per forza procedere per tappe. Bisogna fare e monitorare. Renzi ha dato appuntamento fra due anni a Venaria. Non un rito annualmente ripetuto dunque (quest’anno Venaria celebrava il primo anniversario dei Digital Champion), ma un nuovo incontro per verificare le cose fatte e quelle che resteranno da fare.

Sarà allora che si potrà trarre il bilancio vero di questa Venaria. Giocoforza, i protagonisti non potranno essere che politica, pubblica amministrazione, imprese grandi o piccole, consolidate o start-up, innovative o meno che siano.

Con “Venaria uno” le parole si sono esaurite. Gli obiettivi già ci sono. Adesso il tema all’ordine del giorno è come realizzarli.