Dorsey in (parziale)"difesa" di Trump: il ban sui social "precedente pericoloso”. Ma si va avanti con gli stop - CorCom

IL CASO

Dorsey in (parziale)”difesa” di Trump: il ban sui social “precedente pericoloso”. Ma si va avanti con gli stop

Il fondatore di Twitter considera da un lato corretta ma dall’altro fallimentare, rispetto agli obiettivi dell’azienda, la decisione di bloccare l’account del presidente Usa. Nel frattempo dopo Facebook e YouTube anche Snapchat chiude il profilo. Riflettori su Telegram

14 Gen 2021

Domenico Aliperto

La decisione di sospendere definitivamente l’account personale su Twitter di Donald Trump è stata la scelta “giusta”, ma rappresenta un “fallimento” e costituisce un “precedente”, che è “pericoloso”. Così scrive su Twitter lo stesso fondatore della piattaforma, Jack Dorsey, che ha dichiarato di “non festeggiare né andare fiero” della decisione di “mettere al bando @realDonaldTrump” dopo i fatti del 6 gennaio a Washington. È “un fallimento da parte nostra nel promuovere un discorso sano” e “dover prendere” queste misure “frammenta il discorso pubblico”. Secondo Dorsey iniziative del genere “limitano il potenziale per un chiarimento, un riscatto, per imparare. E costituiscono un precedente che ritengo pericoloso: il potere che un individuo o un’azienda ha su una parte del discorso pubblico globale”.

Il patron di Twitter rivendica come l’equilibrio di potere sia stato rispettato dal momento che “se le persone non sono d’accordo con le nostre regole possono semplicemente rivolgersi a un altro servizio”. Ma, prosegue, “questo concetto è stato rimesso in discussione la settimana scorsa quando un certo numero di fornitori di strumenti Internet fondamentali hanno deciso di non ospitare più quello che ritenevano pericoloso”. Dorsey scrive di non credere ci sia stato un coordinamento: “Più probabilmente le società sono arrivate alle proprie conclusioni o sono state spinte dalle azioni di altri”. E, insiste, “dobbiamo tutti esaminare le contraddizioni della nostra politica e della sua attuazione, dobbiamo pensare a come il nostro servizio possa incentivare follie e danni, c’è bisogno di maggiore trasparenza nelle nostre operazioni di moderazione” dei contenuti per un Internet “libero e aperto”.

Anche Snapchat chiude definitivamente l’account di Trump

Nel frattempo le iniziative di ritorsione delle piattaforme social non si fermano: anche l’account Snapchat di Trump, attualmente sospeso a tempo indeterminato a seguito dell’insurrezione al Campidoglio degli Stati Uniti, verrà eliminato il 20 gennaio. “Nell’interesse della sicurezza pubblica e sulla base dei suoi tentativi di diffondere disinformazione, incitamento all’odio e incitamento alla violenza, che sono palesi violazioni delle nostre linee guida, abbiamo deciso di chiudere definitivamente il suo account”, ha detto un portavoce di Snap, la società che detiene il social network. Il gruppo ha affermato che la decisione di chiudere l’account di Trump è stata “nel migliore interesse della nostra comunità Snapchat” ed è stata presa dopo che Trump ha ripetutamente tentato di violarne le linee guida.

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Parler potrebbe non tornare più online

D’altra parte, chi ha invece continuato a sostenere la condotta dell’ex presidente degli Stati Uniti è sempre più nei guai. Parler, la piattaforma social media di riferimento della destra trumpiana non solo è stata oscurata dai principali fornitori di servizi cloud (a partire da Aws) che hanno accusato l’app di non riuscire a sorvegliare contenuti violenti, ma potrebbe anche non tornare più online. A dirlo è stato il suo Ceo John Matze. Mentre continuano le disdette dei rapporti d’affari con partner e clienti, Matze ha dichiarato in un’intervista a Reuters che non sa quando o se il servizio sarà ripristinato. “Potrebbe non accadere mai“, ha detto. “Non lo sappiamo ancora”. In seguito alla pubblicazione di queste dichiarazioni, Matze ha aggiunto: “Sono ottimista. Potrebbero volerci giorni, potrebbero volerci settimane, ma Parler tornerà e quando lo faremo saremo più forti”. Il manager ha affermato che Parler è in trattative con più di un fornitore di servizi di cloud computing ma si è rifiutato di rivelare i nomi, citando la possibilità di molestie nei confronti delle società coinvolte. Ha detto che la cosa migliore sarebbe poter tornare su Amazon, con cui però è attualmente in causa.

E Bolsonaro passa a Telegram

Trump però incassa il sostegno del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che ha creato un account sulla piattaforma di messaggistica istantanea Telegram e invitato i suoi sostenitori a seguirlo sul nuovo canale. “Iscriviti al mio canale Telegram ufficiale”, ha scritto il capo dello stato sul proprio profilo Twitter, condividendo il link alla pagina.

La decisione di Bolsonaro, secondo il più importante quotidiano di Brasilia, Correio Braziliense, è legata alla modifica della politica sulla privacy annunciata da Whatsapp, ma anche in segno di solidarietà con il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump.

WhatsApp ha infatti annunciato che, a partire dall’8 febbraio, sarà obbligatorio condividere con Facebook e le sue piattaforme alcune informazioni sui propri utenti, come contatti, foto profilo, indirizzo Ip e transazioni finanziarie. Il profilo Telegram è stato aperto il 9 gennaio, proprio dopo che diversi social network hanno bandito il profilo del presidente degli Stati Uniti uscente Donald Trump, riferimento politico di Bolsonaro, per incitazione alla violenza. Il presidente brasiliano ha già più di 140 mila abbonati. Anche i ministri degli Esteri, Ernesto Arau’jo, dell’Ambiente, Ricardo Salles e i deputati federali di maggioranza del Partito social liberale (Psl) hanno deciso di registrare o riattivare il servizio di messaggistica istantanea.

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