E-fattura, Corte dei conti: "Gap di riscossione Iva con Paesi Ue" - CorCom

LA RELAZIONE

E-fattura, Corte dei conti: “Gap di riscossione Iva con Paesi Ue”

La magistratura contabile pur evidenziando l’efficacia delle norme sulla digitalizzazione rileva ancora un ritardo. E auspica l’introduzione di un obbligo per i contribuenti in regime forfettario

23 Giu 2021

F. Me

Riscossione in grave difficoltà, superare facoltatività e-fattura. L’appello arriva direttamente dal presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei conti, Enrico Flaccadoro, nella sua relazione alla Cerimonia di parificazione del rendiconto generale dello Stato.

“I risultati 2020 dimostrano come l’attività di accertamento e   controllo sia stata graduata, e in parte fermata, durante l’emergenza sanitaria – ha puntualizzato – Non si può non osservare come la riscossione dei crediti pubblici presenti da tempo gravi
difficoltà: a 20 anni dall’iscrizione a ruolo, la percentuale è inferiore al 30% del carico netto; dopo 10 anni non raggiunge il 15%”.

In questo contesto “permane il notevole gap rispetto all’andamento dell’Iva negli altri Stati dell’Unione europea nonostante l’effetto positivo recato sia dall’ampliamento del reverse charge e dello split payment, che dall’adozione della fatturazione elettronica- rileva Flaccadoro nella sua relazione – Ciò dovrebbe spingere a valutare il superamento della facoltatività della fatturazione elettronica – ha suggerito – per i contribuenti che si avvalgono del cosiddetto regime forfetario”.

Per la Corte dei conti oltre al rilievo che assume per il corretto funzionamento dell’intero sistema la conoscenza completa degli scambi intercorsi tra tutti gli operatori economici “l’estensione di tale modalità consentirebbe di gestire completamente in via informatizzata i processi di registrazione, liquidazione e  dichiarazione Iva, contribuendo per questa via al processo di  semplificazione degli adempimenti portato avanti in questi anni”.

Un processo che, nonostante la crisi, ha segnato anche nel 2020 una crescita sia nel numero di dichiarazioni presentate telematicamente (anche se pur sempre di limitato rilievo rispetto al numero di dichiarazioni presentate tramite gli intermediari), sia nell’accesso informatizzato alle informazioni personali e ai servizi forniti ai
cittadini.

Il gettito delle fatture

L’Amministrazione statale, nel corso del 2020, ha trattato 3,3 milioni di fatture per un importo complessivo di circa 17 miliardi e ne ha pagate 2,4 milioni corrispondenti all’importo di circa 12 miliardi. L’insieme delle fatture è stato pagato in media in 45 giorni, che si riducono a 39 quando si tiene conto della media ponderata. Contrariamente a quanto rilevato lo scorso anno, entrambi gli indicatori nel 2020 risultano in miglioramento: il tempo medio semplice è passato da 49 giorni nel 2019 a 45 giorni nel 2020, quello ponderato diminuisce di 9 giorni, passando da 48 giorni nel 2019 a 39 giorni nel 2020.

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Il tempo medio di ritardo semplice, che manifesta un andamento omogeneo, si presenta in diminuzione passando da 11 a 7 giorni. Il dato di maggior interesse è il tempo medio ponderato dal quale si evince che le fatture sono state mediamente pagate con un anticipo di 5 giorni rispetto alle scadenze delle stesse.

Il risultato assume maggior rilievo se confrontato con il 2019 quando l’indice evidenziava un ritardo medio di 6 giorni. Il dato mette in evidenza, tuttavia, che le fatture di importo maggiore sono generalmente pagate nei termini, mentre i ritardi si accumulano per le fatture di importo meno elevato. Infine, rispetto al 2019 la capacità di pagamento è rimasta immutata. Va osservato, comunque, come questa nel periodo 2015-2020 abbia segnato una seppur limitata flessione, passando dal 58,6 per cento del 2015 al 57 per cento del 2020.

“In conclusione, le misure adottate negli ultimi anni, soprattutto la fatturazione elettronica e la gestione delle fatture attraverso la Piattaforma per il pagamento dei crediti commerciali – ha rilevato Flaccadoro – hanno portato ad innegabili miglioramenti, anche se non abbastanza da poter considerare in via di definitiva risoluzione la problematica dei ritardi nei pagamenti da parte della PA. In particolare, per quanto riguarda l’Amministrazione dello Stato, non sembra che abbiano ancora trovato una soluzione le cause di ritardo “di tipo strutturale” già rilevate negli scorsi anni. Sotto questo profilo, mentre appare essersi attenuato il peso derivante dalla scarsità di risorse pubbliche (e tuttavia risulta ancora incidere la momentanea mancanza della cassa) restano ferme numerose criticità, sia di tipo procedurale che di natura contabile, esistenti nella gestione del ciclo passivo delle Amministrazioni”.

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