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E-health, il futuro è nella stampa 3D

Nasce l’Italian digital biomanufacturing network. Bizzotto (Università di Verona): “Ispirarsi ai modelli di Inghilterra e Olanda”

25 Mag 2015

Massimo Canorro

Supportare in modo altamente professionale la ricerca e lo sviluppo di istituzioni accademiche e imprese, congiuntamente al loro coordinamento, per il 3D printing e bioprinting in medicina. È questo l’obiettivo della “foundation conference” per la nascita dell’Italian digital biomanufacturing network, in agenda il 19 giugno all’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. “Un appuntamento importante, un vero e proprio punto di partenza per l’Italia dove spesso si affrontano questi temi in maniera marginale e non sempre con la giusta cognizione”, spiega a CorCom Nicola Bizzotto, ortopedico dell’università di Verona e copresidente della conferenza. Presente e futuro della stampa 3D in ambito medico verranno affrontati all’interno di un appuntamento “che intende veicolare l’interesse dei medici e degli addetti ai lavori nei confronti di questo settore”, riprende Bizzotto, che pur rimarcando i modelli delle realtà estere alle quali il nostro paese dovrebbe rifarsi – Olanda e Inghilterra su tutti – è convinto dell’incidenza di un progetto come l’Italian digital biomanufacturing network.

Dunque, dai tutori personalizzati per ogni paziente in pronto soccorso alla stampa di ossa e organi per i trapianti, l’appuntamento a Bologna (rivolto a medici, aziende, biologi, ingegneri, bioingegneri, tecnici di radiologia, aziende, startup, associazioni di categoria) mira alla creazione “di una rete che mette in collegamento, a livello nazionale, gli sperimentatori che hanno raggiunto i risultati più avanzati nell’applicazione della nuova tecnologia in diversi ambiti medici”, spiega Bizzotto. In questo senso il Rizzoli, con la banca delle cellule e del tessuto muscolo-scheletrico diretta dal dottor Pier Maria Fornasari, costituisce già un punto di riferimento: “Come produttori di tessuti necessari a diverse discipline, abbiamo sempre lavorato raffinando un materiale di partenza fino a ottenere il segmento di osso o di tessuto. Ma poi ci siamo chiesti se è possibile arrivare allo stesso risultato con una tecnica additiva, ovvero partendo dal nulla e aggiungendo materiale fino a ottenere il pezzo finito. La stampa 3D è la risposta”. Ma come prende il via, concretamente, l’idea di una rete dedicata che coordina il lavoro e le risorse impiegati dalle diverse realtà italiane (con un’innegabile obiettivo di internazionalizzazione)?

Risponde Bizzotto: “Nasce dall’esigenza di sostenere l’utilizzo della stampa 3D per sfruttare al meglio il potenziale di questa tecnologia, sia in relazione ai migliori risultati di cura che può garantire, sia per l’opportunità di sviluppo anche economico che rappresenta in termini di innovazione tecnologica. Un network è in grado di guardare avanti”.

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