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E-HEALTH

E-health, ora l’assistenza la fa il robot

Arriva la generazione degli automi “human friendly” in grado di assistere pazienti di ogni età. Al Children’s hospital di Chicago via alla sperimentazione di Huggable, l’orsetto 3D per i piccoli pazienti

14 Nov 2014

Massimo Canorro

Sono trascorsi esattamente dieci anni dall’uscita nelle sale cinematografiche di “Io, robot”, la pellicola diretta da Alex Proyas e interpretata da Will Smith. Ambientato nel 2035, il film è incentrato sul ruolo preponderante assunto dai robot nella società umana. Un blockbuster che oggi suona quasi come un monito, se pensiamo al recente studio pubblicato a Londra secondo il quale, entro il 2034, in Gran Bretagna ben 10 milioni di posti di lavoro saranno occupati da robot e computer. Stilato da Deloitte e dall’università di Oxford, il rapporto calcola che nel corso dei prossimi venti anni il 35% dei posti di lavoro del Regno Unito diverranno obsoleti in seguito allo sviluppo tecnologico. Fantascienza? Staremo a vedere. Intanto varcando l’oceano ci si rende conto dell’incidenza dettata dagli sviluppi della robotica in un settore come quello dell’e-health.

È il caso del Personal robots group del Massachusetts institute of technology di Boston, che ha creato Huggable, l’orsetto robot 3D in grado di aiutare i piccoli pazienti del reparto di terapia intensiva e oncologia del Children’s hospital. Il progetto (in fase di sperimentazione) verte sul monitoraggio, da parte del robot, dell’umore dei bambini ricoverati che interagiscono con lui; dunque livello di stress, ansia e perché no di serenità – i bambini adorano giocare con il loro amico – che viene trasmesso al personale sanitario. L’obiettivo, infatti, è quello di ottenere una visione di insieme, fisica e psicologica, sullo stato di salute dei piccoli. Dal punto di vista tecnologico, i componenti di Huggable sono stati stampati prevalentemente in 3D e il corpo – che custodisce un computer con collegamento wireless – è coperto da sensori tattili.

I suoi occhi sono delle videocamere ed è dotato di altoparlante, microfono e fotocamera per il rilevamento. “Abbiamo sviluppato una interfaccia web per consentire a un operatore di richiamare i comportamenti del robot”, spiegano i ricercatori del Mit. Dunque l’operatore è in grado di comunicare con il bambino attraverso l’altoparlante del robot e ascoltarlo tramite i microfoni. Il risultato di questa nuova forma di interazione è notevole, anche se occorre ricordare che un primo prototipo di Huggable era stato lanciato in Scozia dal Mit media lab nel 2006 nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Highlands and islands enterprise. Rientrando in Italia, l’avanguardia del progresso tecnologico è stata al centro del dibattito di una due giorni di confronto, tra ingegneri ed esperti internazionali, organizzata a Pontedera dall’istituto di biorobotica della scuola superiore Sant’Anna di Pisa.

Focus sul tema “Human friendly robotics”, ovvero come l’iter intrapreso dalla ricerca in materia di meccanica può arrivare a sostenere l’uomo nei momenti di difficoltà o in situazioni di handicap. In quest’ottica è stato presentato Kubo robot, un congegno dalle sembianze amichevoli e rassicuranti che agisce come un moderno maggiordomo hi-tech. Grazie alle sue ruote omnidirezionali, infatti, Kubo robot si muove agilmente in ogni ambiente casalingo ma, soprattutto, è dotato di un “cuore” tecnologico grazie al quale può sorvegliare la casa e garantirne la sicurezza – prevedendo ad esempio le fughe di gas – oltre che ricordare i momenti esatti per somministrare i farmaci all’anziano padrone e consentire l’accesso ad internet.

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