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LA SAGA

E ora tocca a Firefox: una falla nel lettore pdf apre le porte agli hacker

Da Adobe a Microsoft passando per Google: l’estate 2015 passerà alla storia per la lunga lista degli allarmi per la sicurezza dei dati. Un effetto domino dovuto al caso Hacking Team?

10 Ago 2015

Mila Fiordalisi

E ora tocca a Firefox. Il motore di Mozilla potrebbe essere vittima di un attacco hacker a causa della falla scoperta nel lettore pdf, nella versione Windows come in quella Linux. E l’azienda è prontamente passata all’azione rilasciando una patch ad hoc da scaricare dal sito.
La falla di Firefox è solo l’ultima della lunga lista di “buchi” estivi, molti partiti a seguito dell’attacco all’azienda italiana Hacking Team che a catena ha portato a tutta una serie di “infiltrazioni”. Il caso più grave è stato quello di Flash, il programma di Adobe. Ma soprattutto la fuoriuscita di dati rischia di mettere a repentaglio persino infrastrutture critiche come reti elettriche e ferrioviarie. L’allarme è stato lanciato dal capo della Polizia Alessandro Pansa, in audizione al Copasir. Pansa ha confermato il danno pesantissimo provocato dall’intrusione dei pirati nel sistema della società milanese. In realtà le conseguenze rischiano di essere ben più serie, con attacchi che in futuro potrebbero riguardare le reti elettriche e ferroviarie, ma anche possibili ricatti industriali portati avanti grazie ai dati rubati.

Dopo Flash è stata la volta di Windows. Gli esperti Microsoft hanno infatti riscontrato falle nel sistema operativo di Redmond; motivo per cui l’azienda ha rilasciato un aggiornamento d’emergenza che riguarda tutte le versioni di Windows per riparare una falla che si apriva usando il font OpenType.

Nei giorni scorsi è stata una nuova vulnerabilità Android, scoperta dalla società di sicurezza Trend Micro, che potenzialmente mette a rischio i dispositivi col sistema operativo mobile di Google. Un rischio grosso considerato che alcuni esperti hanno addirittura parlato di “stato vegetativo” permanente. Gli esperti spiegano in una nota di averne messo al corrente Google il 15 maggio, ma alla risoluzione della falla sarebbe stata assegnata una priorità “bassa”.

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