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RAPPORTO DIGIFIN

E-payment, Italia a metà del guado. I-Com: “Servono nuovi modelli”

Secondo il rapporto Digifin il nostro Paese è al quinto posto nella top ten europea per numero di transazioni elettroniche con 4,5 miliardi di operazioni. Cresce l’utilizzo dell’e-commerce che nel 2014 balza a +17%. Ma bisogna fare di più: “Innovare le modalità di erogazione dei finanziamenti e spingere sulla multicanalità”

17 Feb 2015

Federica Meta

L’Europa ha chiuso il 2013 con oltre 100 miliardi di pagamenti elettronici (+22,3% rispetto al 2009), cifra destinata a salire a 177 miliardi nel 2020. A rilevarlo il primo rapporto Digifin promosso da I-Com insieme ai partner Agos Ducato, Bnl, Credem, Edenred e MasterCard e presentato oggi.

Secondo il report nella classifica dei primi 10 paesi europei per numero di transazioni elettroniche, l’Italia è al quinto posto con 4,5 miliardi di operazioni eseguite nel 2013. Ai primi posti, Germania (circa 20 miliardi), UK (19, 7 miliardi) e Francia (18 miliardi); il bonifico resta lo strumento di pagamento più usato in Europa, con 224.913 miliardi di euro nel 2013.

In questo contesto le vere protagoniste della lotta al contante sono le carte di pagamento, che per importo di transato producono tuttavia solo lo 0,9% del totale Ue. Si tratta però di un mercato in forte crescita: al 2018, sfiorerà i 100 miliardi di transazioni (European Banking Authority).

“Mentre, negli ultimi anni, l’innovazione digitale ha dimostrato di essere un fenomeno di portata epocale per l’economia, la crisi ha messo a nudo il nervo scoperto della finanza, che deve necessariamente essere vicina alle trasformazioni, anche in chiave innovativa, di chi produce ricchezza – rileva Stefano da Empoli, Presidente I-Com e curatore del Rapporto insieme a David Pelilli, direttore dell’Osservatorio Digifin di I-Com – Crediamo che il Rapporto Digifin, che oggi teniamo a battesimo, possa contribuire alla comprensione delle complesse dinamiche che, tra regolazione, tecnologia e alfabetizzazione, ruotano attorno all’universo in movimento della finanza digitale”.

Secondo il rapporto 2014 European B2C E-Commerce, l’e-commerce nel 2013 ha mosso risorse per oltre 363 miliardi di euro (+16,3% rispetto al 2012), con un contributo significativo da parte dei paesi dell’Europa occidentale (50%), come UK e Germania. I siti on-line italiani hanno sviluppato, nel 2014, un volume di vendite pari a 13,2 miliardi di euro (+17% sul 2013).

Alla crescita importante del commercio elettronico sta contribuendo in maniera significativa la diffusione di dispositivi quali tablet e smartphone, che, a loro volta, sono tra le cause della convergenza tra e-payment e mobile payment. A questo proposito, il rapporto I-Com prevede una crescita del 60,8% delle transazioni mobile, tra il 2010 e il 2015 (World Payment Report 2014) mentre nel 2013, il fatturato derivante da mobile commerce in Italia ammontava a 694,4 milioni di euro. Contestualmente cresce anche l’importanza degli operatori non bancari: nel 2015 peseranno per il 15% sul totale delle transazioni m-payment, quasi il doppio rispetto al 2011 (dati Capgemini). Il valore del transato mobile potrà arrivare a 721 miliardi di dollari nel 2017, con oltre 450 milioni di utenti (dati Gartner).

I-Com mette a fuoco la potenziale incidenza del credito al consumo sull’e-commerce, qualora se ne eguagliasse la possibilità di impiego rispetto alle vendite retail tradizionali. Infatti, riparametrando il tasso di incidenza del credito al consumo sulle vendite al dettaglio (7,2% nel 2014), si ottiene che il potenziale annuo di questa modalità di finanziamento sul settore dell’e-commerce sarebbe pari a circa 950 milioni di euro.

Nel nostro paese, il potenziale inespresso del credito al consumo a supporto dell’e-commerce è stato quantificato in 4,5 miliardi di dollari per il triennio 2015-2017. Tra gli interventi da implementare per concretizzare questo scenario, l’introduzione di nuove modalità di erogazione dei finanziamenti, l’apertura all’identificazione elettronica ed alla dematerializzazione dei processi, l’adozione di modelli multicanale, l’allargamento della rete distributiva di prodotti di credito al consumo ai merchant online e il supporto all’alfabetizzazione finanziaria del consumatore.

“Per essere sostenibile la crescita degli strumenti di pagamento innovativi deve essere accompagnata da sistemi di protezione a difesa del consumatore e dell’industria – evidenzia Giuseppe Maresca, direttore Generale Prevenzione dell’Utilizzo del Sistema Finanziario per fini illegali, Ministero dell’Economia e delle Finanze – La protezione dal riciclaggio di denaro e dalle frodi deve essere assicurata attraverso strumenti snelli ed efficienti che non appesantiscano le operazioni con onerosi adempimenti. Un buon esempio è il sistema di interconnessione contro il furto di identità, creato dal MEF in collaborazione con Consap. Il sistema permette a banche e intermediari finanziari contattati per la concessione di un finanziamento o per l’apertura di una linea di credito, di attingere ad alcune informazioni in possesso di amministrazioni ed enti pubblici, allo scopo di riscontrare la veridicità dei dati forniti dai soggetti privati che richiedono il loro servizio”.

“Il settore dei servizi di pagamento retail sta sperimentando un’evoluzione concorrenziale e tecnologica senza precedenti che si manifesta nell’affermarsi di nuovi prodotti, nuovi player, nuovi modelli di business. In ambito europeo, le Autorità sono chiamate a presidiare i rischi di frammentazione promuovendo uno sviluppo efficiente e sicuro del mercato, basato su logiche di open access e interoperabilità – ricorda Massimo Doria, responsabile Divisione strumenti e servizi di pagamento al dettaglio, Servizio Supervisione sui mercati e sui Sistemi di Pagamento, Banca d’Italia – In questo contesto diviene necessario un diverso approccio alla leva regolatoria, più flessibile e dinamico, per assicurare condizioni di certezza e parità competitiva a vantaggio delle imprese, delle pubbliche amministrazioni, dei consumatori finali e della stessa industria finanziaria.

Secondo una survey condotta da Kpmg nel 2013 su 21 tra i maggiori istituti bancari italiani, i social media si stanno rapidamente diffondendo nel settore finanziario, con il 90% del campione presente in rete con i propri canali social.

Prendendo le mosse da questo scenario, I-Com ha analizzato le performance su Facebook, Twitter e YouTube dei 6 maggiori istituti bancari presenti in Italia. Ne è emerso un ranking, aggiornato al 22 dicembre 2014. Unicredit si posiziona in testa alla classifica generale con 63 punti su 100, staccando di misura Bnl (45/100) e Intesa Sanpaolo (41/100).

Rispetto agli operatori finanziari operanti sul mercato europeo, le banche italiane registrano tuttavia un elevato tasso di arretratezza rispetto all’utilizzo dei nuovi canali social. Pur posizionandosi al terzo posto nella classifica europea, Unicredit evidenzia un ritardo significativo rispetto alle prime posizioni occupate da Inghilterra (Barclays) e Francia (Crédit Agricole): Barclays è prima su Facebook, con 551.000 fan (contro i 270.752 di Unicredit); Deutsche Bank De è prima su Twitter, con 105.000 follower (contro i 3.800 di Unicredit); Crédit Agricole è prima su YouTube, 9 milioni di visualizzazioni (contro i 4 milioni di Unicredit).

Relativamente più incoraggianti sono, invece, le performance social delle banche online, che I-Com sintetizza in un ranking dedicato. Che Banca! e Ing Direct si posizionano ai primi due posti, soprattutto grazie ai risultati conseguiti su Facebook (154.000 fan ciascuna), mentre Banca Mediolanum conquista il terzo posto, grazie alla qualità dell’interazione con i clienti, in particolare su Twitter (elevato numero di retweet da parte dei follower).

Una menzione speciale va a Widiba, la nuova banca online di Monte dei Paschi di Siena, che si posiziona al quarto posto nella classifica generale: sul mercato dal settembre 2014, Widiba ha attivato immediatamente profili su tutti i social, scalando in pochi mesi le posizioni consolidate in più tempo dai competitor. Con 25.000 follower, la banca è già prima su Twitter, mente su Facebook è sul punto di insediare il primato di Che Banca! e Ing Direct, con i suoi 125.000 fan.

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