Ecco la "Nuova Olivetti": fusione con Tids in nome del rilancio - CorCom

IL PIANO

Ecco la “Nuova Olivetti”: fusione con Tids in nome del rilancio

L’azienda partirà con 430 lavoratori di cui circa 230 Olivetti e una settantina provenienti dalla fusione per incorporazione con Telecom Italia Digital Solutions. Telecom Italia punta a un unico polo dell’innovazione nel digitale

15 Mag 2015

Federica Meta

La “Nuova Olivetti” partirà con circa 430 persone delle quali circa 230 di Olivetti e le restanti proverranno dalla fusione per incorporazione di TIDS (Telecom Italia Digital Solutions). 230 lavoratori Olivetti passeranno in Telecom Italia e una settantina saranno gestiti con outplacement e prepensionamenti. E’ quanto prevede il piano di ristrutturazione e rilancio della società – basato sul nuovo Piano Industriale 2015–2017 – presentato ieri alle organizzazioni sindacali. Si punta in sostanza a una radicale trasformazione dell’azienda attraverso il progetto di fusione con Telecom Italia Digital Solutions (TIDS) che darà vita ad un unico Polo Telecom Italia che presidierà l’innovazione nel digital e dei verticals di interesse strategico.

“Olivetti e Telecom Italia Digital Solutions rappresentano già oggi, per il Gruppo Telecom Italia, i principali poli di presidio in ambito ICT per le componenti innovative. In particolare, sul segmento Business – si legge in una nota -. Olivetti presidia la realizzazione di soluzioni hardware specializzate e sta operando un progressivo riposizionamento in ambito soluzioni digitali integrate; TIDS si focalizza sulla parte alta della catena del valore ICT, promuovendo la realizzazione e lo sviluppo di soluzioni PaaS (Platform as a Service), Cloud per PMI e M2M/IoT (Machine to Machine/Internet of Things)”.

In dettaglio, il Piano Industriale Olivetti si sviluppa in due principali fasi: ristrutturazione di Olivetti nel 2015; fusione per incorporazione di TIDS e avvio della nuova struttura societaria («Nuova Olivetti »).

L’attuale organico di Olivetti è composto da 538 risorse.Il piano di ristrutturazione prevede che circa 230 persone passino in Telecom Italia mentre per altre circa 70 è previsto l’outplacement su base volontaria o il prepensionamento, mentre i restanti 230 lavoratori, come detto, entreranno nella Nuova Olivetti. Dal punto di vista industriale la “Nuova Olivetti” post-fusione con TIDS svilupperà un posizionamento distintivo di competenze sul digitale in particolare per le PMI. Il piano sarà oggetto di ulteriori approfondimenti con le Organizzazioni sindacali.

“E’ un operazione di spegnimento dell’Olivetti che abbiamo conosciuto – osserva Fabrizio Bellino della Fiom di Ivrea – Il marchio verrà mantenuto ma per coprire produzioni realizzate all’estero”. In dettaglio, “quattro delle sette attività oggi comprese da Olivetti verranno fermate – dice Bellino -, alcune da subito come computer e tablet. Mentre andranno a ridursi i magazzini fino a determinare la chiusura, così come le attività per Lottomatica per cui non ci sono più ordini, e per quelle legate a banche e poste”. Vengono mantenute invece le attività di servizio.

Bellino è pessimista anche sul futuro: “Fra un anno senza investimenti ci diranno che anche le attività che hanno provato a mantenere non avranno margini per restare in piedi”. La ricollocazione all’interno del gruppo Telecom non sarà comunque un’operazione facile, in quanto gran parte dei lavoratori coinvolti sono alti livelli, compresi ingegneri e tecnici, e l’alternativa offerta è soprattutto nel caring (servizi tra cui i canali di informazione 187 e 119), nell’assistenza e nei call center.

“La direzione aziendale dice che Olivetti dovrà lavorare in prospettiva sulla connettività – aggiunge Bellino – fornendo servizi a piccole imprese, negozi, centri commerciali, professionisti, ma senza un piano di investimento vero rischia di essere soltanto melina”. Martedì ci saranno le assemblee negli stabilimenti , mercoledì prossimo uno sciopero di otto ore e il 28 maggio un nuovo incontro con l’azienda. “E’ un piano inaccettabile – commenta Bellino – oggi è l’ultimo atto di uno smantellamento di un’esperienza informatica italiana conosciuta in tutto il mondo. Rimarrà il brand come cappello per vendere prodotti che di italiano avranno ben poco”.