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Amazon, il 22 marzo il primo sciopero nazionale della filiera

Dopo la rottura delle trattative con Assoespressi sulla contrattazione di secondo livello, Filt, Fit e Uiltrasporti proclamano 24 ore di mobilitazione: coinvolti gli addetti agli hub, quelli alla logistica e allo stoccaggio e anche i driver in appalto. La società: “Diaolgo c’è stato, i corretti interlocutori sono i fornitori dei servizi di consegna”

Pubblicato il 11 Mar 2021

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Incrociano le braccia i lavoratori della filiera di Amazon. I sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato per il 22 marzo il primo sciopero nazionale: lo stop di 24 ore coinvolgerà gli addetti agli hub e ai magazzini, quelli alla logistica e allo stoccaggio e i driver delle società in appalto (i corrieri che consegnano per Amazon).

“Lunedì 22 marzo sciopero generale di 24 ore dei dipendenti diretti dei magazzini e degli hub, cui èapplicato il contratto nazionale della logistica e di tutti i lavoratori e le lavoratrici delle aziende di fornitura in appalto di servizi di logistica, movimentazione e distribuzione delle merci della filiera Amazon in Italia – spiegano in una nota Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – La trattativa con Assoespressi sulla piattaforma per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon si è interrotta bruscamente a causa dell’indisponibilità dell’associazione datoriale ad affrontare positivamente le tematiche poste dal sindacato tra le quali la verifica dei turni, dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali ed il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza”. Su questo ultimo aspetto sul tavolo c’era anche il tema di un’indennità Covid: l’attività aziendale “in presenza” non si è mai fermata – anzi, è notevolmente cresciuta – proprio a causa della pandemia.

Secondo Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, “col suo comportamento inaccettabile di latitanza, Amazon manifesta l’indisponibilità cronica a un confronto con le rappresentanze dei lavoratori in spregio alle regole e alle tutele previste dal Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione e a un sistema di corrette relazioni sindacali”.

La replica di Amazon non è fatta attendere. “Non è vero quanto dichiarato dal sindacato in merito al mancato confronto, tanto è vero che si sono svolti due incontri nel mese di gennaio – spiega l’azienda – Riguardo all’incontro svoltosi ieri con Assoespressi, ci teniamo a sottolineare che per le consegne ai clienti, Amazon Logistics si avvale di fornitori terzi. Perciò riteniamo che i corretti interlocutori siano i fornitori di servizi di consegna, nonché le Associazioni di Categoria che li rappresentano”.

Quello proclamato oggi è il primo sciopero nazionale che riguarda l’intera filiera di Amazon. In precedenza c’erano state agitazioni locali o di settore, la principale delle quali risale al 24 novembre del 2017: in quella circostanza si fermò il polo logistico di Piacenza (fu il primo sciopero in assoluto a investire in Italia il colosso di Jeff Bezos) con una partecipazione allo stop del 60% dei lavoratori ma solo tra i cosiddetti «garantiti». Questa volta la fermata è stata preceduta da proteste locali che a febbraio avevano riguardato ad esempio gli autisti del Piemonte o di Pisa : avevano scioperato perché ritenevano insostenibili i ritmi di lavoro imposti proprio dal Covid.

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