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LA POLEMICA

Amazon via dal centro di Seattle: braccio di ferro col sindaco per pagare meno tasse

Il primo cittadino vorrebbe far versare più imposte al colosso dell’e-commerce per l’effetto gentrificazione che sta alzando il costo della vita e i prezzi degli immobili. Ma la società di Jeff Bezos non ci sta e lascia 65mila metri quadrati di uffici pregiati in quartiere esclusivo

28 Feb 2019

Antonio Dini

Prima ha abbandonato il piano di aprire un “Quartier Generale numero 2″ a New York tra le polemiche sollevate dai comitati cittadini. E adesso si ritira dal centro di Seattle, subaffittando un colossale palazzo a uffici – 37 piani nella centralissima Ranier Square, per un totale di 65mila metri quadri di spazio – anche dopo aver vinto una battaglia durata un anno con la giunta della città, che voleva alzare le tasse sulla ricca corporation per finanziare alcune iniziative di edilizia popolare.

Amazon ha deciso di tirarsi fuori dall’affitto di una torre a uffici nel centro di Seattle, al centro di una battaglia legale con il consiglio comunale anche se lo scontro era finito. L’anno scorso, quando il consiglio comunale di Seattle stava valutando una tassa sui grandi datori di lavoro per finanziare alloggi a prezzi accessibili e servizi per i senzatetto, Amazon ha minacciato di subaffittare il suo spazio in Rainier Square, una torre di 37 piani costruita com destinazione uso ufficio per 65mila metri quadri.

Altre grandi aziende presenti in città si erano opposte assieme ad Amazon alla normativa e il consiglio comunale aveva fatto marcia indietro, lasciando cadere la tassa prima che entrasse in vigore. Ma Amazon adesso si sta comunque tirando fuori da Rainier Square, come è stato comunicato dalla società stessa in una nota diffusa alla stampa americana.

“Oggi – scrive l’azienda nella nota – stiamo costruendo 190mila metri quadrati di spazi per uffici nel nostro campus a South Lake Union, nella periferia di Seattle. Stiamo sempre valutando i nostri bisogni di spazi per le nostre persone e intendiamo subaffittare Rainier Square sulla base dei piani attuali. Abbiamo oltre 9000 posizione aperte a Seattle e continueremo a valutare la crescita futura”.

Con oltre 45mila dipendenti a Seattle e circa un quinto dello spazio uffici più pregiato nel centro della città, Amazon è stata accusata di aver causato un forte aumento del costo della vita. La gentrificazione ha prodotto un aumento sensibile dei prezzi delle case a Seattle, che si sono apprezzate di oltre il 75% dal 2011 fino alla fine dello scorso anno, secondo l’indice S&P CoreLogic Case-Shiller.

Gran parte del boom immobiliare nel centro di Seattle avvenuto nel decennio scorso si è basato sulle aspettative per la continua espansione di Amazon nella città. La sublocazione di Rainier Square è il più grande segnale fino ad oggi che l’espansione della società nella città stia rallentando.

Lo scontro sulla tassa per le big corporation è arrivato mentre Amazon stava valutando le proposte per un secondo quartier generale, per ben 50mila suoi dipendenti. Alla fine la società aveva deciso di dividere il campus aziendale tra New York e la Virginia settentrionale.

La vicenda però non si è fermata qui. A New York Amazon si è scontrato con attivisti e politici che hanno criticato le agevolazioni fiscali concesse all’azienda per aprire il suo secondo quartier generale, oltre a sollevare preoccupazioni sull’impatto sui trasporti e sul prezzo degli alloggi. A questo punto, alla fine dell’anno scorso, Amazon ha fatto marcia indietro sui suoi piani per costruire uffici nel Queens, riaccendendo le speculazioni su dove l’azienda potrebbe scegliere di spostare i suoi dipendenti.

Scelte di colossi come Amazon non sono neutre. Solo l’anno scorso sembrava che Amazon avrebbe continuato a espandersi in modo aggressivo a Seattle. Un rapporto della Downtown Seattle Association di marzo, confermato peraltro dall’azienda stessa, ha mostrato che il gigante dell’e-commerce aveva in programma di utilizzare quasi 1,3 milioni di metri quadrati di spazi per uffici in città. Un dato in crescita rispetto alla precedente stima di un milione di metri quadrati e a una proposta precedente per crescere di circa 1,1 milioni di metri quadrati.

Sul successivo piano di espansione in altre città, negli Usa ci sono state molte polemiche al riguardo. Soprattutto relativamente alla modalità di selezione di una possibile destinazione: il processo aveva implicato la candidatura di decine di città, che avevano fornito moltissime informazioni economiche e strutturali su ciascuna possibile destinazione. Le principali critiche al processo avevano suggerito che Amazon in questo modo fosse entrata in possesso senza alcuno sforzo o costo di informazioni strategiche su centinaia di città americane, riutilizzabili in tutt’altro campo per strutturare meglio la sua offerta commerciale.

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