SCENARI

Commercio, in Italia quasi il 50% dei ricavi sarà da digitale tra due anni

Il 62% dei rivenditori del nostro Paese accetta almeno un’opzione di wallet digitale ma il 79% ha avuto un impatto dalla fine dell’uso dei cookie di terze parti: fondamentale l’automazione per dar valore ai dati. L’indagine di Salesforce

04 Lug 2022

Patrizia Licata

giornalista

salesforce state of commerce pagamenti

Il canale digitale per fare acquisti prosegue nella sua evoluzione: wallet digitali e criptovalute per pagare, cookie di prima parte e automazione per estrarre valore dai dati sono le novità che l’e-commerce B2C e B2B sta abbracciando, nel mondo come in Italia. In base ai risultati della seconda edizione del report State of Commerce di Salesforce, le vendite globali tramite siti web sono cresciute del 44% tra il primo trimestre del 2020 e il primo trimestre del 2022 nelle aziende B2C e addirittura del 95% nelle aziende B2B.

Ma i siti di e-commerce sono solo la punta dell’iceberg del cambiamento e le aziende competono per soddisfare le aspettative dei consumatori tramite nuove opzioni di acquisto. In Italia si prevede che nei prossimi due anni il 47% dei ricavi arriverà dai canali digitali.

I trend dell’ecommerce: vince il Bopis

L’indagine di Salesforce ha coinvolto oltre 4.000 professionisti del commercio digitale in 25 Paesi, di cui 200
in Italia, ed ha analizzato inoltre i dati reali di acquisto di oltre 1 miliardo di consumatori in 54 Paesi.

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I canali digitali sono la chiave per il successo online, sottolinea lo studio: il 69% delle aziende che hanno visto crescere il business in Rete hanno investito nei canali digitali negli ultimi due anni. Fra i trend evidenziati nel B2C c’è il Bopis “Buy online, Pickup in-store”: l’85% riferisce di aver già implementato questa modalità o che la implementerà nei prossimi due anni.

Per il 44% dei top manager è prioritario in generale una strategia efficiente per l’intero ciclo di acquisto, inclusa la consegna veloce, entro due giorni lavorativi, e opzioni facili per il reso, incluse modalità self-service (nel 42% dei casi).

Avanzano i digital wallet e le criptovalute

Le opzioni di pagamento alternative sono in aumento, e includono l’utilizzo delle criptovalute. Queste ultime sono già accettate dal 30% degli intervistati; un ulteriore 46% intende attivare questa opzione nei prossimi due anni. Nel frattempo, anche i wallet digitali e le modalità di pagamento rateali sono in crescita (la offre il 61%). Tra i mobile wallet PayPal resta dominante (80% delle transazioni nel primo trimestre del 2022).

In Italia, il 62% degli intervistati ha dichiarato di accettare almeno un’opzione di wallet digitale al momento del pagamento.

Il ruolo dei dati di prima parte

Vendere sui canali digitali vuol dire per le imprese poter disporre di enormi quantità di dati sui loro clienti. I dati di prima parte, ovvero le informazioni sulla navigazione online raccolte direttamente dai rivenditori tramite i cookie, sono cruciali per estrarre conoscenza su cui basare le decisioni. Ma mentre le aziende (soprattutto i “leader digitali”) possono sentirsi preparate a gestire i dati dal punto di vista delle regole sulla privacy e la sicurezza, la perdita di controllo sui dati dei clienti resta una sfida, soprattutto nel segmento B2C. 

Lo studio di Salesforce sottolinea che investire nell’automazione aiuta a valorizzare i dati. A causa dell’inflazione e della fine dell’uso dei cookie di terze parti, i brand si stanno concentrando per ottimizzare il più possibile i dati dei consumatori al fine di aumentare l’efficienza e la redditività. A livello globale il 36% delle aziende del commercio stanno investendo in una strategia per i dati di prima parte. In Italia, il 44% degli intervistati afferma che l’automazione sarà una priorità nei prossimi due anni.

La strategia  per il futuro

“I rivenditori di oggi devono reinventare le loro strategie commerciali per conquistare la fiducia
dei consumatori”, afferma Gianluca De Cristofaro, Regional vice president per Commerce Cloud sul mercato italiano. “Non è più sufficiente avere solo i dati, ciò che fa la differenza è l’uso che ne viene fatto. Avere una visione unificata di tutti i dati dei clienti, dalle vendite ai servizi fino al commercio e al marketing, permette ai brand di resistere a cambiamenti macroeconomici come i tassi dell’inflazione e il cambiamento del comportamento dei consumatori”.

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