EMERGENZA Coronavirus

Coronavirus, prezzi fuori controllo su eBay e Amazon. Indaga la Procura di Milano

La Guardia di Finanza ha acquisito documenti nelle sedi delle due aziende nell’ambito dell’inchiesta sulle “manovre speculative” relative alle vendite di mascherine, gel disinfettanti e altri prodotti sanitari. Il Codacons denuncia rialzi fino al 1700%

26 Feb 2020

F. Me

Controlli su Amazon e eBay “per colpa” del Coronavirus. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Milano ha effettuato acquisizioni di documenti e dati nelle sedi delle due aziende nell’ambito dell’inchiesta dei procuratori aggiunti Tiziana Siciliano e Eugenio Fusco sulle “manovre speculative” sui prezzi di mascherine, gel disinfettanti e altri prodotti sanitari in questi giorni di emergenza Coronavirus. Il fascicolo, che ipotizza speculazioni sui prezzi di “generi di prima necessità”, è a carico di ignoti.

L’esposto del Codacons

Il lievitare dei prezzi di mascherine e disinfettanti ha messo in allerta i consumatori che nei giorni scorsi hanno presentato a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia, alla Guardia di Finanza e all’Antitrust un esposto per i listini esorbitanti e le speculazioni sui prodotti venduti sul web. “Per le mascherine un dettagliato monitoraggio del Codacons sui siti di vendita online registra ricarichi che arrivano fino al +1700%, mentre per i gel igienizzanti per le mani gli aumenti raggiungo quota +650% (e non +148% come erroneamente riportato da un’altra associazione dei consumatori che ha fornito dati sbagliati)”, spiega una nota del Codacons.

“Appare necessario formulare richiesta tesa ad oscurare le pagine di Amazon e di altri portali specializzati nelle vendite online – si legge nell’esposto – dove si continuano a pubblicizzare prodotti legati al Coronavirus a prezzi abnormi. Per dare un’idea di quanto sta accadendo si documentano, a titolo esemplificativo, le offerte per alcuni prodotti “Per Coronavirus” tesi ad ingannare i Consumatori e indurli ad acquistare a prezzi intollerabilmente elevati, prodotti assolutamente inutili contro il virus. Del resto i costi per la produzione dei prodotti non sono aumentati né l’incremento della richiesta può giustificare uno spropositato aumento dei prezzi”. Per Marianna Madia, deputata PD, non si tratta di libero mercato ma “di speculazione vergognosa”. “Farò interrogazione urgente ma anche Aamazon faccia il suo per impedire vendite al rialzo”, scrive su Twitter.

Il commento di eBay

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“In riferimento all’indagine penale relativa agli oggetti venduti su eBay.it a prezzi gonfiati a seguito dell’emergenza coronavirus in Italia, eBay conferma che sta collaborando con le forze dell’ordine nel rispetto di tutte le norme vigenti – si legge in una nota dell’azienda – eBay è una piattaforma che mette in contatto venditori e acquirenti: i prezzi dei singoli prodotti sono decisi in autonomia dai venditori, professionali e privati, che vi operano, nondimeno l’utilizzo del nostro sito comporta il divieto di violare la legge, i diritti altrui o le nostre regole e agiamo nei confronti di eventuali violazioni.”

Il monitoraggio di Amazon

In relazione all’aumento dei prezzi di alcuni prodotti di prevenzione della diffusione del Coronavirus, come ad esempio l’amuchina, Amazon ha fatto sapere che “i partner di vendita stabiliscono i prezzi dei loro prodotti nel nostro store e abbiamo delle regole per aiutarli a definire tali prezzi in modo competitivo. Monitoriamo attivamente il nostro store e rimuoviamo le offerte che violano le nostre regole.

Anche Facebook in campo per affrontare l’emergenza

Facebook vieta sulla piattaforma gli annunci che promettono cure sul coronavirus e anche i post che diffondono disinformazione. Provvedimenti simili a quelli adottati nel 2019 per le fake news sui vaccini. “Abbiamo recentemente implementato una policy per proibire annunci che creano un senso di panico, come scorte limitate o la garanzia di cure”, ha detto un portavoce della società di Menlo Park al sito Business Insider. Facebook, come tutte le piattaforme social e i siti, deve affrontare il dilagare di una serie di informazioni false, voci e falsi miti, un fenomeno che l’Organizzazione Mondiale della sanità (Oms) ha definito “infodemia”. In Italia Facebook e Twitter hanno stretto un accordo con il ministero della Salute affinché ogni ricerca sul coronavirus rimandi alle informazioni ufficiali del sito del Ministero. Anche TikTok, l’app usata dai giovanissimi, ha un alert che consiglia agli utenti di consultare i siti dell’Oms e delle istituzioni locali.

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