IL REPORT

E-commerce, in aumento del 10% le Pmi che vendono online

La crescita rilevata da un’indagine Ups secondo cui, da inizio pandemia, il numero di imprese attive è passato da circa il 47% del 2021 al 57% del 2022. Il 63% a guida femminile

01 Lug 2022

F. Me.

commerce-shopping

E’ aumentato del 10% il numero di Pmi che vendono online dall’inizio del Covid-19 e più della metà ha dichiarato che esportare è diventato più facile. Stando all’indagine di Ups, condotta in collaborazione con Nathan Associates, Confartigianato Imprese, Federvini, Unioncamere e Pin-Polo Universitario Città di Prato dell’Università di Firenze, tra le sfide dell’e-commerce ci sono le interruzioni della supply chain, il recupero dei costi e l’accesso ai finanziamenti.

In questo quadro, sono le donne le più orientate ai mercati internazionali visto che il 68% delle Pmi a conduzione femminile vende all’estero. Dall’indagine, condotta per comprendere meglio come l’e-commerce possa essere un valido strumento per la crescita delle Pmi italiane, si rileva che l’Italia si trova alla ventesima posizione nella classifica dell’e-Trade Alliance dei migliori Paesi al mondo per le piccole e medie imprese per l’e-commerce. Infatti l’analisi riferisce che il contributo elevato della categoria alle esportazioni del Paese (53% in Italia rispetto alla media Ue del 25%) indica il forte potenziale delle Pmi. Tuttavia, gli analisti sottolineano che queste si trovano a colmare dei gap che le ostacola nel cogliere le opportunità del mercato, tra cui la lentezza nell’adottare la digitalizzazione rispetto alla media europea. L’e-commerce, dunque, si conferma una priorità per le Pmi che vendono online, principale area di crescita su cui puntare per i prossimi due anni per la maggior parte del campione intervistato.

Secondo i dati raccolti dalla survey, il numero di Pmi che vendono online è aumentato dall’inizio del Covid-19, passando da circa il 47% nel 20212 al 57% nel 2022: di queste, il 63% sono a conduzione femminile mentre il 55% sono guidate da uomini. La crisi pandemica e le vicende di attualità pongono i piccoli imprenditori davanti a nuovi scenari: le interruzioni della catena di approvvigionamento rappresentano un problema per circa il 46% di loro. Il 55% delle imprese intervistate – 115 Pmi italiane in totale – ha riscontrato una diminuzione del flusso di cassa dovuto alla pandemia e il 53% afferma di avere incontrato difficoltà con la conformità ai requisiti imposti dal Covid-19 Se guardiamo, invece, alle Pmi italiane che non vendono online, è diffuso un generale disinteresse per i canali di vendita digitali: infatti il 42% di queste ha risposto di non percepire i vantaggi dell’e-commerce e il 28% di non conoscerli.

“La pandemia ha accelerato il trend degli acquisti online come mai prima ma molte aziende non hanno ancora colto i vantaggi dell’e-commerce per entrare e crescere in nuovi mercati internazionali – avverte Britta Weber, Country Manager di Ups Italia – Nell’ultimo anno – prosegue la manager- abbiamo registrato un aumento del 10% delle Pmi italiane che vendono attraverso il web, ma c’è un enorme potenziale non ancora valorizzato. Poiché il livello di competitività per le attività di e-commerce è sempre più alto, dobbiamo lavorare insieme ad aziende e istituzioni per offrire le misure in grado di agevolare il più possibile le esportazioni e la presenza online delle Pmi”.

“Il supporto arriva dalle nuove tecnologie, ma anche da iniziative come il nostro Women Exporters Program, che sostiene le imprese guidate da donne affinché possano acquisire l’expertise necessaria per avere successo oltre confine”, sottolinea infine Weber.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Aziende

U
Ups

Approfondimenti

C
covid-19
E
e-commerce
P
pmi

Articolo 1 di 5