IL REPORT

E-commerce, in Italia contraffazione limitata. Ma crescono le frodi

Secondo la ricerca di Università Cattolica e Ministero dell’Interno, con il supporto di Amazon, solo il 14% delle merci sequestrate proviene dal canale web. Ma si fa sempre più stretto il legame tra vendite fake e altri reati di tipo cyber o finanziario

20 Apr 2022

Veronica Balocco

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escLa contraffazione arriva sull’online, soprattutto grazie ai social network, ma rappresenta ancora un fenomeno limitato, pari solo al 14% delle merci sequestrate. E’ uno dei dati che emergono dal progetto Fata – From awareness to action (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO), prima ricerca che analizza in modo sistematico l’evoluzione e i modi operandi della contraffazione nei mercati online.

Lo studio, frutto di una collaborazione inedita tra Università Cattolica del Sacro Cuore – con il suo spin-off Crime&tech – ed il Dipartimento della Pubblica sicurezza, con il supporto di Amazon, si basa sull’analisi di numerosi casi studio a livello nazionale e internazionale ed interviste con i principali stakeholder del settore pubblico e privato. Quel che ne emerge sono alcuni dati chiave: il ruolo dell’e-commerce resta limitato nella vendita dei prodotti contraffatti rispetto ai mercati tradizionali. Seppur in termini di volumi, il 56% dei sequestri doganali nell’Ue nel periodo 2017-2019 risulti legato alle vendite online, in termini di valore economico solo il 14% delle merci sequestrate è legato all’online, mentre l’86% afferisce alle vendite tradizionali.

Differenze rilevanti si registrano poi tra i diversi attori del settore e-commerce in termini di investimenti e di efficacia degli strumenti utilizzati, mentre è appurato l’utilizzo contestuale di più canali online da parte dei criminali, con un ruolo crescente giocato dai social network. Si evidenzia poi un legame sempre più stretto tra contraffazione e altri reati di tipo cyber o finanziario, quali: furto di identità degli utenti web; frodi nei pagamenti, ad esempio per effettuare acquisti tramite carte clonate; resi fraudolenti, per restituire prodotti contraffatti al posto dei prodotti originali acquistati; la diffusione di software malevoli e ransomware; la collaborazione tra più soggetti criminali, quali gruppi di criminalità organizzata, giovani influencer, broker informatici e professionisti.

Utilizzati più canali online

I criminali usano insieme più canali online e la ricerca mette in luce un legame sempre più stretto tra contraffazione e altri reati di tipo cyber o finanziario, quali il furto di identità degli utenti web; frodi nei pagamenti, ad esempio per effettuare acquisti tramite carte clonate; resi fraudolenti, per restituire prodotti contraffatti al posto dei prodotti originali acquistati; la diffusione di software malevoli e ransomware. Così come si trovano a collaborare gruppi di criminalità organizzata con giovani influencer o broker informatici.

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Le buone pratiche

Ma Crime&Tech con il progetto Fata ha identificato anche alcune buone pratiche e raccomandazioni. Prima di tutto bisogna “rafforzare il monitoraggio del fenomeno, ad esempio tramite la costituzione di un osservatorio scientifico, di cui Fata vuole essere la prima pietra, che crei e gestisca una banca dati di casi e schemi di anomalia accessibile ad autorità pubbliche e stakeholder privati”.

Lo studio suggerisce poi di ampliare i canali per lo scambio di informazioni, anche a livello transnazionale, tra settore pubblico e settore privato; potenziare le capacità tecnologiche e di analisi delle autorità pubbliche e delle aziende private attraverso una formazione specifica sugli strumenti di data analytics e sulle informazioni o fonti dati utilizzabili, per sfruttare meglio i dati disponibili e tracciare l’origine dei prodotti, le inserzioni e le attività sul web e i venditori ad alto rischio.

Settore costantemente esposto alle minacce

“Per affrontare efficacemente un fenomeno in continua evoluzione come la contraffazione, il progetto Fata costituisce un importante punto di partenza. E’ fondamentale mettere a fattor comune competenze trasversali per affrontare le sfide del presente e del futuro”, dichiara il prefetto Vittorio Rizzi, vice direttore generale della Ps. “Nonostante la sua rilevanza, la contraffazione online è un fenomeno ancora poco conosciuto che richiede una strategia di contrasto specifica” sottolinea Ernesto U. Savona, direttore del centro di ricerca Transcrime e ceo di Crime&tech. “Solo nel 2020 Amazon ha investito più di 700 milioni di dollari e ha impiegato più di 10.000 persone per proteggere il nostro negozio da frodi e abusi. Nonostante i positivi risultati raggiunti, il settore privato e gli enti pubblici devono incrementare i loro sforzi e lavorare insieme per garantire un’esperienza di acquisto sicura, proteggendo i consumatori, i brand e i gestori dei negozi. La ripresa della nostra economia si basa anche su questo impegno congiunto”, conclude Mariangela Marseglia, country manager di Amazon.it e Amazon.es.

“Lo studio offre molti spunti di riflessione per rafforzare l’azione di tutela del settore dell’e-commerce che è costantemente esposto alle minacce criminali. Questa azione è necessaria non solo per salvaguardare i consumatori, soprattutto quelli più esposti alle truffe, ma anche gli imprenditori che subiscono danni alla loro immagine ed agli investimenti per le contraffazioni dei prodotti e le violazioni della proprietà industriale”, dichiara la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese commentando il progetto. 

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