INNOVAZIONE

E-commerce, l’appello di Confimprese: “Transizione epocale, difendere le piccole aziende”

In 16 anni le imprese attive sono passate da 2.765 a 38.867 mentre il fatturato è schizzato a 75,9 miliardi dagli iniziali 3,3 miliardi. Il presidente D’Amico: “Occhio agli impatti sociali e occupazionali, servono strumenti ad hoc per governare la trasformazione”. Si apre l’era dell’AI: per Salesforce il 74% delle organizzazioni italiane già usa sistemi di questo tipo

Pubblicato il 12 Gen 2024

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“La transizione epocale dal commercio fisico al commercio virtuale, che causa sconvolgimenti nei rapporti sociali, economici e culturali del Paese, è lasciata in balia delle regole del mercato mentre invece dovrebbe essere guidata, dalla politica. Nessuno immagina di fermare il tempo e la tecnologia che sarà sempre più on line, ma occorre rideterminare le regole del confronto tra commercio on line e commercio off line per liberare da tanti cappi burocratici, da costi aggiuntivi il commercio tradizionale al fine di consentire una competizione commerciale ad armi pari. Senza danneggiare il commercio virtuale, per le conseguenze sociali che comporta bisogna dare supporto e strumenti innovativi al commercio fisico”.

Lo afferma Guido D’Amico, presidente di Confimprese Italia, cui si deve un’analisi dell’andamento del commercio elettronico –  in termini sia di fatturato sia di crescita delle imprese – nel periodo compreso tra il 2006, anno della prima legge di recepimento delle liberalizzazioni istituite dalla Comunità Europea, la legge Bersani del 2006, fino al 31 dicembre 2022. In questo periodo, secondo lo studio, le aziende che trattano solo Internet sono passate da 2.765 a 38.867 (14 volte in più dal primo rilevamento), mentre il fatturato è passato da 3,3 miliardi a 75,9 miliardi arrivando a 23 volte il dato iniziale. Questa crescita è indicativa di un settore in salute ed in grande espansione.

Sgravi fiscali per le microimprese e “contratti di rete”

Su questa base, nella proposta di intervento di Confimprese Italia rientrano anche sgravi fiscali che equiparino le microimprese ai trattamenti previsti per le aziende che operano all’interno delle Zone Economiche Speciali, destinatarie di sgravi fiscali ed elevare, per commercio ed artigianato, il limite del regime forfettario a 200.000 euro.

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Alla luce dei dati, inoltre, Guido D’Amico insiste con la necessità di “favorire l’aggregazione delle attività commerciali ed artigianali,  ma anche degli operatori dei mercati, per costituire dei “contratti di rete” finalizzati alle operazioni di marketing collettivo ed alla realizzazione, ove possibile, di piattaforme on line comuni da affiancare ai punti vendita fisici a sostegno delle attività ordinarie. Creare linee di ‘credito sociale’ basate sul curriculum vitae dell’imprenditore per potere fronteggiare momenti di crisi di liquidità temporanee”.

Preoccupazione per il commercio in sede fissa

Per il commercio on line per il 2023 è prevista un ulteriore crescita del 13%. “Questa crescita – aggiunge il vice presidente vicario di Confimprese Italia Giovanni Felice – avviene in larga parte a danno del commercio in sede fissa che vede una continua decrescita sia in termini di numero di imprese, di occupati e di fatturato. Nell’ambito del commercio fisico la crisi colpisce in maniera sempre più preoccupante le microimprese commerciali ed artigianali con effetti collaterali importanti poiché il numero di aziende commerciali che annualmente chiudono sta mettendo a rischio la coesione sociale del Paese per non parlare degli aspetti non meno gravi quali la diminuita sicurezza causata dalla desertificazione commerciale”.

AI nel 74% delle aziende di e-commerce italiane

Salesforce, intanto, rende nota la nuova edizione del report State of Commerce (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO), che raccoglie le opinioni di 2.700 professionisti dell’e-commerce in 15 paesi (di cui 200 in Italia) realizzando un’analisi globale dei comportamenti d’acquisto di oltre 1,5 miliardi di clienti B2B e B2C. Secondo l’analisi, il 74% delle aziende di e-commerce in Italia utilizza già l’AI: circa un terzo (il 29%) l’ha già completamente implementata mentre il 45% la sta ancora sperimentando. Un ulteriore 27% sta valutando se e come l’AI possa essere integrata nelle proprie attività.

A livello globale solo il 3% delle aziende legate alle vendite non ha piani circa l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel proprio business. Quasi un terzo (29%) dei team dedicati all’e-commerce in azienda ha finora implementato completamente l’AI nei propri flussi di lavoro. I professionisti del settore che hanno già introdotto l’AI nelle proprie attività riferiscono di aver ottenuto notevoli vantaggi nei processi interni e nella produttività, attribuendo ad esempio a tale tecnologia un risparmio di tempo medio di 6,4 ore a settimana.

Portafogli digitali come tipo di pagamento preferito

Secondo i dati di Salesforce Commerce Cloud, nel terzo trimestre del 2023 l’utilizzo a livello mondiale dei metodi di pagamento digitali come Apple Pay e Google Pay è cresciuto del 56% rispetto all’anno precedente. In Italia, il 53% delle organizzazioni accetta Apple Pay. Anche a livello globale i dati raccolti mostrano un forte aumento delle transazioni effettuate attraverso i portafogli digitali, mentre altri tipi di pagamento, come PayPal, i servizi Buy Now Pay Later (Bnpl) e i bonifici bancari registrano una diminuzione. In contrasto con l’aumento dei wallet digitali c’è il declino delle criptovalute, un tipo di pagamento la cui popolarità era in aumento fino al 2022, ma i cui tassi di adozione si sono poi arrestati.

E-commerce sempre più integrato nel percorso del cliente

Non più limitato agli store digitali o alle applicazioni mobile, le funzionalità commerciali vengono integrate in altri touchpoint con i clienti prima e dopo l’acquisto. Ad esempio, il 50% delle aziende italiane dispone di funzionalità di pagamento nelle proprie e-mail di marketing e il 96% vede un incremento delle entrate dai canali di assistenza clienti.

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