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LA RICERCA

Fashion e food trainano l’export digitale: +23% in un solo anno

Successo nell’ e-commerce per il made in Italy: secondo i dati dell’osservatorio Polimi le esportazioni del settore valgono nel complesso 9,2 miliardi di euro, anche se rappresentano ancora solo il 6,4% del totale. Riccardo Magiaracina: “Crescita sostenuta, ma ci sono grandi margini di miglioramento”

22 Mar 2018

Crescita sostenuta nel 2017 per l’export digitale italiano, che ha registrato un +23% per un valore complessivo di 9,2 miliardi di euro. Da ripartire tra una fetta de 25% (2,3 miliardi di euro) dell’export online diretto di beni di consumo, e una del 75% (6,9 miliardi) rappresentato dalle esportazioni indirette abilitate da operatori stranieri 6,9 miliardi. Dati che confermano come i grandi retailer online siamo il principale canale di e-Commerce all’estero, seguiti da marketplace e siti di vendite private.

Se da una parte la progressione dell’export digitale è sostenuta e costante, dall’altra è evidente che le possibilità di crescita siano ancora grandi, dal momento che l’export digitale rappresenta soltanto il 6,4% del totale delle esportazioni nazionali. Quanto alle categorie merceologiche, in testa tra i prodotti italiani più richiesti all’estero ci sono quelli del fashion, quindi abbigliamento, tessile e accessori (66%), seguiti dal food (15%) e dall’arredamento (7%). Con quote marginali chiudono elettronica, cosmetica, cartoleria, giochi e articoli sportivi. A usare l’e-commerce per veicolare le esportazioni dall’Italia è un’azienda su tre, mail canale online è una scelta “esclusiva” soltanto per il 2% delle imprese italiane.

Tra i mercati di sbocco principali, in testa ci sono Europa e Usa, ma crescono Russia, Sud-Est asiatico, Cina e Giappone. Sono i dati che emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Export della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina a Milano al convegno “Export digitale: a ciascuno il suo canale!”.

“Le vendite attraverso i canali digitali stanno crescendo a ritmi sostenuti, anche se il loro peso sul totale delle esportazioni resta limitato e si conferma un approccio all’Export ancora tradizionale da parte delle imprese italiane – afferma Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio Export – Ci sono ampi margini di miglioramento e grandi opportunità da cogliere nell’uso dei canali digitali per accedere ai mercati internazionali e sostenere la crescita delle esportazioni italiane. Il processo di internazionalizzazione digitale richiede un’attenta e adeguata progettazione, che preveda l’identificazione del modello di export più adatto alla propria realtà aziendale, l’analisi degli aspetti legali, degli strumenti a disposizione e del pubblico del mercato in cui si vuole entrare”.

“L’Italia beneficia del generale clima di ripresa, con un moderato miglioramento dell’economia agevolato soprattutto dalla domanda mondiale – afferma Lucia Tajoli, responsabile scientifico dell’Osservatorio Export – L’apprezzamento dell’euro non sembra aver scoraggiato gli acquirenti esteri: anzi, proprio l’export manifatturiero è uno dei principali traini dell’economia italiana. Il buon tasso di crescita del 2017 avrà dei riflessi positivi anche nel biennio 2018-2019, in cui l’Italia continuerà a giovarsi di condizioni esterne favorevoli. Ma per approfittare di questo contesto favorevole, sarà fondamentale analizzare i mercati in cui entrare e i nuovi potenziali partner commerciali, valutando con attenzione il contesto politico ed eventuali fattori di rischio”.

Focalizzando l’attenzione su come esportano le aziende italiane, dai risultati di una survey su un campione di 160 aziende dell’Osservatorio emerge che l’80% delle imprese esporta almeno il 10% del fatturato in un anno. Di queste, però, il 43% lo fa ancora esclusivamente attraverso canali tradizionali, il 35% usa sia canali online che offline e appena il 2% vende all’estero solo online. Chi esporta online, nella maggior parte dei casi (56%), lo fa da non più di due anni, solo il 22% da almeno 5 anni.

Ma quali sono i principali ostacoli che incontrano i produttori italiani che esportano online? Principalmente di natura legale (44%), poi nella gestione delle attività di marketing (39%), dei canali online (34%), della logistica (34%) e nei finanziamenti (27%). Chi ancora non esporta online invece incontra soprattutto difficoltà organizzative e nell’acquisizione delle competenze necessarie.

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