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LA STRATEGIA

La scure dell’India su Amazon & Co: limiti all’e-commerce per favorire i negozianti

Le nuove norme entreranno in vigore dal primo febbraio e metteranno una serie di paletti all’attività dei colossi dell’online per spingere le vendite al dettaglio: secondo un’analisi Pwc costeranno al Paese fino a 40 miliardi di euro di mancate vendite fino al 2022, e la mancata creazione di 1,1milioni di posti di lavoro

17 Gen 2019

Antonio Dini

L’India ha appesantito le restrizioni sugli investimenti esteri diretti e questo avrà un impatto negativo sul settore dell’e-commerce, che potrebbe costare fino a 40 miliardi di euro di vendite online entro il 2022, a causa delle riduzioni che si troveranno a soffrire aziende come Amazon e Flipkart, controllata dall’americana Walmart. L’analisi, che non è stata ancora pubblicata, è stata realizzata privatamente dalla società di analisi PwC e pubblicata da Reuters.

La nuova normativa sull’e-commerce che entra in vigore a partire dal primo di febbraio in India infatti impedirà alle aziende di e-commerce di vendere i prodotti attraverso aziende in cui abbiano una partecipazione di capitale oppure che vengano venduti in esclusiva sulle proprie piattaforme.

Annunciata a dicembre, alcuni mesi prima delle elezioni generali in India previste per il prossimo maggio, secondo gli osservatori la nuova normativa sarebbe un tentativo del governo di Narendra Modi per placare milioni di piccoli commercianti e negozianti che formano una base di elettori fondamentale per il successo il partito di maggioranza e che affermano che le loro attività commerciali sono minacciate dai colossi delle vendite online.

Gli effetti populisti di una normativa di questo tipo non possono però rischiare di provocare un danno economico ai commercio del Paese e il governo, sostiene Reuters, sta cercando una strada per salvare la faccia ma al tempo stesso per limitare al massimo l’impatto economico. Per questo, riporta la Reuters, alcune fonti governative sostengono che gli effetti più probabili sarebbero il rallentamento o addirittura la cancellazione di una serie di piani di investimento da parte dei big dell’e-commerce, come Amazon e Flipkart, in attesa di riuscire a creare nuove strutture di business più complesse capaci di superare o aggirare i nuovi ostacoli normativi.

Gli effetti al marzo 2022 sull’economia reale del Paese, secondo l’analisi di PwC India, sarebbero la mancata creazione di 1,1 milioni di posti di lavoro e il calo della raccolta fiscale di almeno 5,2 miliardi di euro. Amazon afferma di mantenere la sua “determinazione a rispettare tutte le normative legali” ma ha chiesto una estensione dei tempi di attuazione della normativa di quattro mesi. Anche Flipkart ha dichiarato all’India Times che ritiene che “una estensione dei tempi di attuazione sia necessaria”.

La bozza di rapporto di ricerca di PwC India vive a sua volta, tuttavia, in una specie di limbo. La società di analisi non lo rilascia pubblicamente e non lo considera ufficialmente valido “perché si basa su assunzioni o conclusioni che non sono state riviste con uno studio indipendente”. Tra queste conclusioni, c’è la stima che un cambiamento significativo di modello di business necessario per le aziende che devono adeguarsi alla nuova normativa “avrà un significativo impatto sulla crescita delle vendite, sulla raccolta fiscale e sulla creazione di posti di lavoro”.

La normativa attizza un conflitto che va avanti da anni tra il governo indiano e Washington. Le multinazionali statunitensi da almeno due anni sottolineano che l’India sta mettendo in piedi un ampio apparato normativo che danneggia le loro attività commerciali. Morgan Stanley aveva stimato, prima della creazione della nuova normativa, che il settore dell’e-commerce indiano sarebbe cresciuto nei prossimi 10 anni (2017-2027) del 30% all’anno per arrivare a 175 miliardi di euro. Uno dei fattori di crescita maggiori fino a questo momento è la costante crescita degli smartphone nel Paese, che stanno creando l’abitudine per decine di milioni di utenti a fare acquisti online. La normativa, che viene spinta dall’attività di lobbying dei gruppi che rappresentano milioni di piccoli commercianti al dettaglio indiani, è pensata proprio per rallentare e se possibile far deragliare l’intero meccanismo di vendita online, molto più competitivo dal punto di vista economico vista la forte scontistica applicata online.

Amazon ha dichiarato l’anno scorso di voler investire 4,8 miliardi di dollari in India mentre Walmart dodici mesi fa ha speso 14 miliardi di euro per acquistare Flipkart.

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