Limitare l'e-commerce ? La numero uno di Amazon, Marseglia: “Un danno al sistema Paese” - CorCom

L'INTERVISTA

Limitare l’e-commerce ? La numero uno di Amazon, Marseglia: “Un danno al sistema Paese”

Polemiche sul Black Friday e sulle vendite online a danno degli esercenti fisici. Ma la country manager lancia l’allarme: “A rischio 50mila realtà. Serve rispetto per chi ha investito in innovazione”. Via a “Accelera con Amazon” per formare 10mila Pmi. In Italia creati 120mila posti di lavoro. Le tasse? “Le paghiamo e contribuiamo a sviluppare l’economia”

24 Nov 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Amazon pigliatutto a discapito dei commercianti “fisici”: non è la prima volta che montano le polemiche e quest’anno si stanno facendo particolarmente accese sull’onda della pandemia e delle chiusure a livello regionale disciplinate dal Governo. Al punto che addirittura sono stati fatti appelli al governo affinché tanto per cominciare si blocchi il Black Friday. Una visione bipolare del fenomeno e-commerce: da un lato si chiede una spinta in direzione del digitale dall’altro si fa la lotta al fenomeno, da un lato, quando fa comodo, si loda Amazon per la velocità delle consegne e l’efficienza operativa e dall’altro si punta il dito contro la società.

“Penso che occorra avere considerazione e rispetto per tutti quegli imprenditori, venditori, negozianti che, in un Paese che si caratterizza per un gap di digitalizzazione storico verso gli altri Paesi europei, hanno intrapreso la strada dell’omnicanalità e dell’innovazione, diversificando il proprio business e digitalizzando la propria attività per aprire nuovi sbocchi commerciali”, dice a CorCom Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es nel ricordare che, come evidenziato di recente da Netcomm, “in Italia ci sono circa 100 piattaforme di diverse dimensioni che vendono online, intermediando prodotti che arrivano da circa 50.000 venditori”.

Marseglia dunque lo shopping online non va bloccato?

Se si bloccano l’e-commerce e i grandi eventi di shopping online come il Black Friday, si blocca un canale di vendita per 50.000 realtà, oltre a tutto l’indotto della filiera del digital retail, che conta 678mila imprese e 290mila lavoratori, secondo i dati forniti da Netcomm e The European House – Ambrosetti. Ma soprattutto si blocca una possibilità per tutti coloro che in questo momento non riescono a raggiungere i propri clienti fisicamente. Da parte nostra, siamo felici di poter dare a 14.000 Pmi la possibilità di continuare a vendere in Italia e di poter sviluppare il proprio export in questo anno così sfidante. Le piccole e medie imprese che vendono su Amazon, nel 2019, hanno registrato vendite all’estero per più di 500 milioni di euro. Di queste, circa 600 hanno superato 1 milione di dollari di vendite. Fino ad oggi, gli impatti positivi registrati hanno permesso alle Pmi di creare oltre 25.000 posti di lavoro.

Penso a un caso che abbiamo messo in luce in questi giorni: l’azienda tessile Zenoni&Colombi di Nembro (BG), guidata da quattro fratelli 20enni che hanno puntato sulla qualità del prodotto e sullo sviluppo della vendita online su diversi siti web, tra cui Amazon. Pur essendo situati in un’area molto colpita dalla pandemia, hanno potuto incrementare del 10% le loro vendite quest’anno. Quello che serve è rendere accessibile la formazione ed i servizi digitali a tutti coloro che ancora non conoscono il potenziale dell’e-commerce.

Amazon ha battezzato una serie di iniziative proprio per favorire l’avvio dell’e-commerce da parte delle Pmi. Ma considerate le polemiche è evidente che nel nostro Paese c’è scarsa informazione. Può farci il punto della situazione?

Amazon ha una lunga tradizione di investimenti in servizi e strumenti a supporto delle Pmi, fin dal 2000 quando abbiamo aperto il nostro negozio ai rivenditori terzi. Oggi oltre la metà di tutti i prodotti venduti sui siti Amazon nel mondo provengono da milioni di piccole e medie imprese, incluse 14.000 Pmi italiane. Aggiungiamo nuovi strumenti ogni anno, tra cui quelli per gestire l’inventario, i processi di pagamento, il tracking delle spedizioni, lo sviluppo di report e la vendita all’estero. In questo modo, le vendite dei partner di vendita hanno superato le vendite dirette di Amazon, garantendo così a tutti i nostri clienti la disponibilità di una selezione ancora più ampia.

Oggi lanciate “Accelera con Amazon”, in cosa consiste?

“Accelera con Amazon” è un programma di formazione gratuito realizzato in collaborazione con Ice, Mip Politecnico di Milano, Confapi e Netcomm, per accelerare la crescita e la digitalizzazione di oltre 10.000 piccole e medie imprese italiane. Accelera con Amazon offre strumenti online di apprendimento e di consulenza per coloro che desiderano avviare una nuova attività online o accelerarne una già esistente, indipendentemente dal fatto che intendano farlo con noi o con altri operatori. “Accelera con Amazon” include webinar, bootcamp intensivi, hub di approfondimento online offerti da esperti del settore che approfondiscono diversi aspetti: da come creare il proprio brand, a come poter utilizzare al meglio il marketing ed i canali social, fino ai temi legati alla creazione di un business model e a come allocare al meglio i propri investimenti. Tutte le aziende interessate, possono approfondire il tema a questo link: https://services.amazon.it/accelera-con-amazon.html

Ci tengo poi a citare un’altra iniziativa nata in Italia il 5 ottobre 2015 e che ora consente di portare le eccellenze del nostro artigianato in tutto il mondo: la vetrina Made in Italy di Amazon. Oggi propone una selezione di oltre 1 milione di prodotti realizzati da oltre 2.500 artigiani e piccole e medie imprese italiane. I risultati sono ottimi: la crescita delle vendite è aumentata fino a raddoppiare negli ultimi 12 mesi. Oltre il 75% delle aziende presenti su Amazon Made in Italy vende all’estero e oltre la metà esporta in paesi come Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Anche questa vetrina è destinata ad una continua crescita: abbiamo inaugurato di recente 4 nuove sezioni nella vetrina Made in Italy dedicate alle eccellenze tradizionali del Veneto e dell’Emilia-Romagna, della Lombardia e della Puglia, per un totale di 10 sezioni regionali.

Stando ai dati che avete presentato nei giorni scorsi sono stati creati in Italia 25mila posti di lavoro. Può darci qualche dettaglio sulle tipologie e anche sulle aree regionali più impattate dalla nuova occupazione?

Per effetto dei nostri investimenti in Italia (nel solo 2019 pari a 1,8 miliardi di euro), secondo lo studio condotto dalla società di ricerche e analisi economiche Keystone, sono stati creati oltre 120.000 nuovi posti di lavoro in Italia, ad esempio nel settore dell’edilizia e della logistica. Di questi, oltre 25.000  sono stati creati dalle piccole e medie imprese italiane, che utilizzano la nostra vetrina Amazon Made in Italy o servizi come Logistica di Amazon per incrementare la propria attività e esportare prodotti italiani in tutto il mondo. Si tratta di posti di lavoro incrementali creati dalle Pmi per seguire le operazioni di eCommerce: gestione del canale di vendita su Amazon, aggiornamento dei prezzi, cura dei testi e delle foto dei prodotti. Nel caso in cui il partner di vendita abbia aderito al programma Logistica di Amazon, il personale si preoccupa anche di ripristinare l’inventario dei prodotti disponibile presso nostri Centri di Distribuzione, in modo che sia sempre disponibile in stock presso la nostra rete logistica. Nel caso in cui il partner spedisca direttamente al cliente, questo personale si occupa in prima persona della logistica.

In merito alla suddivisione territoriale, le piccole e medie imprese che vendono su Amazon hanno sede in tutte e 20 le regioni italiane. Posso segnalare le regioni in cui sono presenti 1.000 e più partner di vendita, nelle prime cinque posizioni figurano Lombardia, Campania, Lazio, Puglia e Veneto. La geografia dei nostri partner di vendita rivela un dato interessante: l’assenza di un digital gap tra Nord e Sud Italia. La possibilità di commercializzare i prodotti online è utilizzata ovunque ci sia il desiderio di promuovere un’eccellenza locale.

Amazon ha aperto negli ultimi mesi tutta una serie di stabilimenti, creando posti di lavoro nel nostro Paese: può ricapitolarci le apertura che sono state fatte nel 2020 e le posizioni create? Aprirete ulteriori strutture nei mesi a venire?

L’infrastruttura logistica rappresenta un aspetto fondamentale per la nostra attività perché, da un lato, consente ai clienti di ricevere comodamente e rapidamente i propri prodotti, dall’altro, permette alle migliaia di Pmi che vendono su Amazon di soddisfare i clienti che acquistano i loro prodotti sul nostro sito. In Italia, quest’anno abbiamo effettuato un investimento di 140 milioni di euro per la costruzione e l’inaugurazione di 2 nuovi Centri di distribuzione a Castelguglielmo/San Bellino in Veneto e a Colleferro nel Lazio oltre a numerosi depositi di smistamento anche nelle regioni del Sud. In particolare, quest’anno abbiamo aperto depositi di smistamento a Catania, Cagliari, Genova, Pisa, Brescia, Parma, Milano, Udine e un ulteriore deposito verrà aperto nel 2021 a Grugliasco (To). In totale, la nostra rete logistica conta 33 centri. Si tratta di un investimento volto a costruire l’infrastruttura digitale e fisica per fornire prodotti e servizi a milioni di clienti italiani e a favorire lo sviluppo digitale delle piccole e medie imprese italiane.

La questione fiscale tiene banco da anni ormai: può dirci esattamente come stanno le cose? Quante tasse paga Amazon in Italia e perché si continua a dire che ne paga troppo poche?

Mentre continuiamo ad assumere, investire e crescere in Italia, Amazon contribuisce anche al gettito fiscale attraverso le tasse, sia dirette che indirette, che vengono riscosse dal Governo a seguito delle nostre attività sul territorio nazionale. Dal 2015, abbiamo una stabile organizzazione in Italia che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio su Amazon.it. Nel 2019, i ricavi totali delle attività di Amazon in Italia sono stati di 4,5 miliardi di euro, gli investimenti di 1,8 miliardi di euro e il nostro contributo fiscale complessivo di 234 milioni di euro. Mi sembra che questi numeri, insieme a quelli del numero di posti di lavoro che abbiamo contribuito a creare nei dieci anni di presenza in Italia, raccontino chiaramente il nostro contributo all’economia e allo sviluppo del Paese.

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