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L'INTERVISTA

L’Italia si gioca la partita dell’e-commerce. Plebani: “Serve focus politico”

Il country manager di Idealo.it spiega perché il nostro Paese è ancora troppo indietro soprattutto nell’internazionalizzazione. Solo il 22% degli e-shop vende anche al di fuori dei confini nazionali. E appena l’8% dei negozi digitali presenta il proprio e-shop in una seconda lingua

01 Giu 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

“Come fare a spingere l’e-commerce in Italia? Tanto per cominciare serve un focus politico sul tema. E poi è necessaria e urgente una semplificazione delle procedure”. Fabio Plebani, country manager per l’Italia di idealo.it, uno dei maggiori portali online in Europa per la comparazione dei prezzi, il primo in Germania, accende i riflettori sul ritardo italiano dell’e-commerce e soprattutto sulle potenzialità in termini economici per il Paese e di internazionalizzazione per le imprese, anche e soprattutto quelle di piccola e persino piccolissima dimensione.

“La crescita dell’e-commerce impatta immediatamente sul Pil e quindi sull’economia di un Paese. E dunque puntare sulle vendite online rappresenta una chiave di volta per il recupero della competitività”, evidenzia il manager.

Plebani, qual è lo scenario dell’e-commerce italiano transfrontaliero?

In Italia solo il 22% degli e-shop vende anche al di fuori del proprio Paese. Dato ben lontano da altre realtà europee come Spagna e Francia, in cui gli e-shop che vendono all’estero sono il 50%, ma anche Regno Unito e Germania in cui il dato è rispettivamente del 48% e del 46%.

Come mai questo netto divario? Perché le aziende italiane non colgono l’opportunità?

Le sembrerà banale ma fra i principali ostacoli sul cammino c’è la non conoscenza delle lingue straniere. E solo l’8% dei negozi digitali in Italia presenta il proprio e-shop in una seconda lingua differente dall’italiano. E non si può certo pensare di internazionalizzare il proprio business senza conoscere nemmeno l’inglese! Gli e-shop italiani che offrono la possibilità di pagare in una valuta differente dall’euro sono inoltre solo il 4%, quindi si rinuncia in partenza a espandersi oltre i confini della Ue. Poi c’è la tendenza degli italiani a essere focalizzati sul mercato locale, un paradosso se si pensa al vantaggio del brand “made in italy” che da solo già apre le porte all’estero. E non ultimo la questione delle competenze: gestire un sito di e-commerce non è una passeggiata perché bisogna operare in real time, rispondere alle richieste dei clienti e anche dover fronteggiare una richiesta inaspettata di prodotti.

E dunque?

La figura dell’e-commerce manager sta sempre più prendendo piede in Europa, mentre in Italia è spesso “inglobata” nel digital manager che però è una figura fin troppo allargata nelle funzioni. Le compagnie più strutturate si affidano ad esperti esterni e poi integrano figure all’interno. I piccoli cercano di gestirsela da soli, ma la cosa non funziona benissimo, di qui il successo ad esempio di Amazon.

Quali sono le categorie merceologiche a più alto potenziale?

In questo momento le categorie più forti sono abbigliamento ed elettronica. Se parliamo di siti italiani, Yoox fa la parte del leone e per quel che riguarda l’elettronica, sono gli smartphone a guidare la classifica anche perché in Italia costano meno che in altri Paesi. Sta crescendo molto il segmento salute e bellezza ed è senz’altro uno di quelli ad elevatissimo potenziale insieme al food.

Quanto ci vorrà per far crescere quel 22%?

Per numeri più importanti ci vorranno almeno un paio d’anni, ma ripeto, dipenderà anche molto dalle politiche di governo.

Ha evidenziato la questione della semplificazione delle procedure, cosa intende esattamente?

Penso ad esempio alla necessità di inserire il codice fiscale per completare l’acquisto, una regola valida solo nel nostro Paese.

A proposito di Idealo.it. Voi come siete messi in Italia?

Nel 2017 abbiamo avuto il +41% di fatturato rispetto al 2016. Avevamo pianificato di avere almeno un +36%. Per il 2018 abbiamo pianificato un ulteriore +41%, in questo caso rispetto al 2017. I consumatori abituali sono saliti al 56% nel 2017 e in effetti stiamo riscontrando un aumento delle intenzioni di acquisto di anno in anno. E anche la tendenza per il 2018 è positiva.

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