L’INDAGINE NAZIONALE

Sigarette elettroniche, vendite illegali per 184 milioni: il 62,3% via Internet

È quanto emerge dallo studio Ipsos-Logista sui prodotti da fumo e inalazione. Social network e deep web i canali per smerciare prodotti contraffatti pericolosi per la salute incluse capsule e liquidi con e senza nicotina. Rella: “L’illecito sta drammaticamente sottraendo risorse strategiche per il Paese, 620 milioni di mancate entrate erariali e una perdita di 5.100 posti di lavoro”

Pubblicato il 03 Apr 2024

In Italia il giro d’affari che transita dai canali non ufficiali di vendita di sigarette elettroniche vale 183,9 milioni di euro. Sono soprattutto le piattaforme online (siti internet illegali e social network) a sostenere questo business illegale, pesando per il 62,3% del valore per il 59,3% dei volumi. Fatto cento il totale degli acquisti di capsule e liquidi con e senza nicotina effettuati su canali non ufficiali, pari a 350,2 milioni di euro, la quota parte che transita dall’online corrisponde al 59,8% del valore e al 55,9% dei volumi. A dirlo è uno studio Ipsos-Logista sui prodotti da fumo e inalazione.

Le perdite per l’erario italiano

La ricerca fa emergere che l’acquisto tramite canali non ufficiali di prodotti da fumo genera complessivamente una perdita in termini di fatturato di circa 540 milioni di euro. La perdita è però legata soprattutto al mondo dell’elettronico, dove si stima un mancato fatturato di circa 410 milioni di euro.

“L’indagine evidenzia come l’illecito stia drammaticamente sottraendo risorse strategiche per il Paese: 620 milioni di euro di mancate entrate erariali e una perdita di oltre 5.000 posti di lavoro”, afferma Federico Rella, vicepresidente e direttore Corporate Affairs di Logista Italia. “Un dato molto preoccupante è il proliferare dei canali illegali online. Confidiamo che questo studio possa essere di supporto alla politica per intervenire a livello normativo al fine di ricondurre un’importante quota di mercato entro i confini della distribuzione autorizzata. La stessa attenzione”, conclude Rella, “andrebbe posta anche al settore della cannabis light, ancora privo di una chiara regolamentazione e di imposizioni assimilabili agli altri prodotti da fumo”.

L’identikit di chi acquista su canali digitali non ufficiali

L’indagine ha anche identificato le caratteristiche socio-demografiche più salienti di coloro che hanno fatto ricorso a tali canali. Da un punto di vista socio-demografico, si tratta soprattutto di uomini (59%), under 35 (45%), abitanti nelle regioni meridionali e insulari (46%). Inoltre, sono individui che dichiarano una maggiore propensione al rischio: il 17% ha scelto i punteggi 8-10 su una scala a 10 punti, dato pari all’8% tra il totale dei fumatori/vaper.

Questa maggiore propensione al rischio si sostanzia in una maggiore accettazione e quindi predisposizione a commettere atti illeciti seppur differenti per livello di gravità. In particolare, per uno su cinque, tra gli user di canali non ufficiali, è del tutto accettabile usare i mezzi pubblici senza pagare il biglietto, omettere una discreta somma di denaro dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, una parte di loro non ritiene grave acquistare prodotti contraffatti o venduti illegalmente, commettere furti nei negozi. Si tratta, almeno in parte, di soggetti che dichiarano una certa consuetudine ai mercati illegali, quali l’audio-video, il gioco con vincite in denaro.

A riprova di questa attitudine, si è rilevato un dato ben più elevato della media della popolazione italiana (42% vs 18%) a proposito dell’affermazione “mi preoccupo delle conseguenze delle mie azioni solo quando il rischio delle sanzioni e il valore delle sanzioni è elevato”.

Inoltre, seppur con valori più contenuti, si osservano ulteriori accentuazioni tra gli user di canali non ufficiali rispetto alla media della popolazione, inerenti alla considerazione e valutazione delle conseguenze delle proprie azioni per se stessi e per gli altri anche quando le azioni sono sbagliate.

Focalizzando maggiormente l’attenzione su chi utilizza per l’acquisto dei prodotti da fumo e da inalazione canali non ufficiali online, emerge una scarsa attenzione alla verifica della legalità del sito che stanno utilizzando. Per loro infatti la priorità, nel momento in cui scelgono il sito internet o il social network su cui effettuare l’acquisto, è verificare la varietà dei prodotti offerti. Solo in un secondo momento si leggono le recensioni e si verifica la presenza dell’autorizzazione ottenuta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

La mancanza di chiarezza (soprattutto) sugli acquisti online

Tale scarsa attenzione è legata anche a una certa confusione che aleggia nel mondo degli acquisti online. Tra chi utilizza canali non ufficiali online, infatti, una quota rilevante (29%) vorrebbe verificare la legalità di un sito ma non ha le conoscenze adeguate per farlo.

Questa mancanza di consapevolezza non è però attribuibile solo ai canali online; infatti, anche per quanto riguarda l’acquisto da canali fisici, abbiamo constatato una scarsa conoscenza della provenienza del prodotto acquistato. In diversi casi vi è l’idea che il rivenditore ambulante o l’amico/conoscente si procurino il prodotto da fumo/inalazione in tabaccheria o tramite un altro canale legale. In un certo senso è come se gli acquirenti da canali non ufficiali si auto-assolvessero per l’atto illegale, in quanto dal loro punto di vista è come se l’acquisto fosse stato fatto da un canale legale, seppur intermediato da un’altra figura.

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