L'AUDIZIONE

Editoria e AI, il comitato di governo studia misure ad hoc

Il presidente della task force istituita a Palazzo Chigi, Paolo Benanti: “C’è un tema di tenuta e di sviluppo dei media nell’era della tecnologia 4.0. Siamo a lavoro su una bozza da presentare ai decisori politici”. E su copyright e fake news: “Argomenti da trattare a livello internazionale”

Pubblicato il 18 Gen 2024

intelligenza artificiale

Il Comitato AI e l’editoria studua misure ad hoc per accompagnare la tasformazione del settore ai tempi della tecnologia 4.0. L’annuncio arriva da Paolo Benanti, presidente della task force istituita presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria, in audizione in Commissione di Vigilanza nella quale ha delineato le sfide che attendono la task force e li nodi da affrontare per lo sviluppo di un’intelligenza artificiale sostenibile e umano-centrica.

“Con il lavoro della Commissione cercheremo di fare una fotografia di quello che c’è oggi con l’obiettivo di valorizzare il lavoro dell’uomo, per dare visibilità a ciò che è prodotto con una responsabilità personale”, ha subito sottolineato Benanti.

La difesa dei giornalisti

Benanti ha sottolineato il ruolo della stampa come elemento idetificativo delle democrazie e degli Stati liberi. “Come commissione vogliamo guardare che tipo di impatto può avere questa nuova forma di automazione in un settore specifico come quello dell’informazione e dell’editoria – ha annunciato – Abbiamo voluto prima di tutto ascoltare i giornalisti, gli editori e i player tecnologici. Sono emersi tre grandi temi: il primo è la figura del giornalista, figura fondamentale per nutrire quella parte dell’opinione pubblica e tutto ciò che sostiene il funzionamento democratico. Ecco, oggi il giornalista potrebbe essere un elemento secondario nella produzione della notizia: potrebbero esistere redazioni senza giornalisti, e questa è la prima grande sfida. La seconda grande questione emerge su come sia possibile avere giornalisti in un contesto democratico, e questo avviene solo se il settore dell’editoria è capace a mantenere tutto questo. Infine c’è il ruolo giocato dai grandi colossi della tecnologia, che al momento non rispondono alle logiche degli editori. Qui c’è un altro settore che si apre, e le difficoltà sono grandi, perché sono soggetti molto grandi, internazionali, e tutto va valutato anche in base a quello che l’Europa sta decidendo con l’AI Act”.

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“Come garantire – ha proseguito Benanti – che un pezzo redatto da una persona sia effettivamente redatto da una persona? È possibile rendere riconoscibile un pezzo scritto da un umano? Ma ‘come può uno scoglio arginare il mare?’. Se i contenuti diventano molto verosimili il problema delle fake news diventa urgente. Ed è un problema internazionale, non solo italiano, e i player digitali non sempre rispondono alla sovranità di un territorio”.

Lo sviluppo del settore editoriale

A queste riflessioni si aggancia il tema della tenuta e dello sviluppo sostenibile del settore editoriale. “Rispetto alla sostenibilità industriale del comparto, se c’è una spesa viva per produrre la notizia e ci sono sistemi che filtrano qualsiasi possibilità di revenue, è chiaro che il comparto potrebbe essere danneggiato in maniera irreversibile – è la riflessione di Benanti – La commissione sta ancora lavorando sulle eventuali proposte di una bozza che non ha nessuna pretesa se non offrire ai decisori politici uno scenario e quelle che sono le possibilità o limiti” dell’uso dell’AI.

Il nodo dei watermark

Tra le questioni di cui si occuperà il comitato ci sono i watermark ovvero i sistemi di filigrana digitale per il riconoscimento di contenuti prodotti dall’AI sviluppata dalle multinazionali.   ” Ci sono due problemi – ha evidenziato  – Uno è l’internazionalità e basta spostare la sede per eludere le leggi. L’altro è la presenza di avversari malevoli, perché la filigrana può essere aggirata e questo accade con una velocità impressionante. Se non possiamo garantire al 100% che ciò che è prodotto artificialmente sia riconoscibile attraverso un watermark, potremmo però chiedere a chi produce il watermark di rispondere in tempi certi e veloci a una autorità che chiede di rimuovere i contenuti. Questa, però, è una parte che va studiata meglio, perché ci sono degli elementi di grigio soprattutto nei mezzi che la renderebbero attuabile, perché non è detto che tutte le piattaforme rispondano con la stessa velocità”.

Il tema del copyright

“Esiste un problema legato al diritto d’autore ovvero al copyright – ha continuato – È salito alla cronaca dei giornali il fatto che il New York Times abbia presentato alla Corte di New York un atto di citazione contro una delle maggiori aziende che in quetso momento producono intelligenza artificiale generativa perché da quanto si sa, e pure questo è abbastanza opaco, la possibilità di realizzare uno strumento come l’intelligenza artificiale generativa si basa su una certa e molto estesa quantità di testo introdotto per addestrare la macchina. La macchina, addestrata su tutte le parole che gli uomini hanno prodotto, riesce a restituire un testo molto simile a quello umano. E qui si apre un grande problema: questa è una violazione del copyright e in che misura? La legislazione europea e italiana in parte già risponde. Uno dei problemi che però ci sono è la capacità del diritto di dimostrare tale violazione”.

Il ruolo della formazione

Cruciale per uno sviluppo e utilizzo consapevoli dell’AI è la formazione. “Il tema della formazione è fondamentale: di fronte a uno strumento così potente c’è bisogno di investire sull’uomo perché lo conosca e sappia utilizzarlo – ha puntualizzato – E su questo entra in gioco anche il ruolo del servizio pubblico: chi oggi sta davanti a questi sistemi può essere accompagnato a capire quali domande si deve fare. E questo richiede un servizio pubblico di grande qualità. Questa è una commissione di indirizzo e lascio a voi capire come questo possa essere messo in pratica, magari anche con programmi indirizzati alle scuole”.

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