LO SCENARIO

Edtech, l’Italia in ritardo: appena 14 deal, la metà di Francia e Spagna

Negli ultimi 5 anni investiti in Europa circa 30 miliardi ma il nostro Paese fatica a cogliere le opportunità a causa della scarsa maturità delle aziende che non attirano l’attenzione dei fondi di private equity ma sono oggetto di investimento prevalentemente da parte del venture capital al netto di poche eccezioni. Il report di Klecha & Co

Pubblicato il 15 Dic 2023

Patrizia Licata

Edtech

Non si arresta la crescita dell’edtech, con un mercato globale da 325 miliardi di dollari che stimola gli investimenti e il consolidamento. L’M&A nel settore, in forte crescita dopo la pandemia, nel 2023 ha già raggiunto i 26 miliardi di dollari, 11 dei quali in Europa; inoltre, negli ultimi 5 anni in Europa sono stati investiti circa 30 miliardi di euro. Ma l’Italia è in ritardo. Lo rivela Klecha & Co. – investment bank paneuropea indipendente specializzata nei settori tech – nel suo nuovo insight report (SCARICA QUI LO STUDIO COMPLETO) dedicato al settore dell’educational tecnology, l’insieme delle soluzioni tecnologiche al servizio dell’istruzione e formazione

Nel 2022, il mercato globale dell’istruzione valeva 6,5 trilioni di dollari. L’edtech ne rappresenta una minima parte, con un valore stimato di circa 325 miliardi di dollari, di cui circa 70 miliardi in Europa. Ciò significa che esiste un enorme spazio di crescita.

“L’edtech è un settore ad altissimo potenziale che oggi vale solo il 4% del mercato globale della formazione ed è quindi destinato a crescere in modo esponenziale. In Europa sarà trainato da un lato dagli investimenti connessi al Pnrr, dall’altro dall’accelerazione che alcuni Paesi, come l’Italia, dovranno imprimere allo sviluppo di questo settore strategico”, ha commentato Fabiola Pellegrini, Co-fondatrice e partner di Klecha & Co. 

Il report sottolinea anche il costante sviluppo tecnologico del settore, trainato negli ultimi 12 mesi dallintelligenza artificiale.

Edtech in crescita in Europa, ma l’Italia è indietro

Gli investimenti privati nell’edtech in Europa hanno raggiunto il picco (17 miliardi di euro) nel 2021, anno in cui, con la didattica a distanza resa necessaria della pandemia, il mercato ha conosciuto un boom (negli anni precedenti gli investimenti privati si attestavano sui 3-4 miliardi). Il traino è rappresentato dal private equity, passato da 0 a 10 miliardi di investimenti dal 2020 al 2021. Negli ultimi 5 anni sono stati investiti in tutto nel continente circa 30 miliardi, oltre la metà dei quali nel picco pandemico del 2021. Il 2022 e il 2023 si sono caratterizzati per un ritorno alla normalità.

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Il nostro Paese, però, fatica a cogliere le opportunità di questo settore. Lo studio sottolinea, in particolare, la nostra distanza dalla Francia e dalla Spagna: mentre questi due Paesi nel 2023 hanno realizzato circa 30 deal nel settore edtech, l’Italia si è fermata a 14, un disallineamento simile a quello registrato nei tre anni precedenti.

Il ruolo cruciale del private equity

Secondo Klecha & Co., il ritardo italiano si deve al diverso grado di maturità del settore che in altre aree europee appare già in grado di attirare l’attenzione dei fondi di private equity, mentre in Italia il settore è ancora in evoluzione e oggetto di investimento prevalentemente da parte del venture capital, con rare eccezioni, come l’acquisizione da parte di Ambienta del Gruppo Spaggiari Parma.

Guardando nel dettaglio al venture capital, che in Europa ha investito negli ultimi 5 anni circa 8 miliardi di euro, in un anno come il 2023 caratterizzato da investimenti di VC complessivamente inflessione, quelli in edtech sono rimasti stabili: ciò conferma che è in crescita l’attenzione verso il settore che ha aumentato la propria incidenza sugli investimenti totali dei fondi in Europa.

I fornitori: dominano le big tech

Il settore dell’edtech su scala globale, soprattutto nei segmenti dei fornitori di software e dell’hardware, è in gran parte dominato dalle big tech, tra cui Microsoft, Alphabet o Samsung, insieme ad alcuni unicorni, di cui solo uno europeo: l’austriaco GoStudent.

Oggi il numero di imprese edtech presenti in Europa è di oltre 12.000 operanti in diversi segmenti tecnologici come hardware, software e contenuti. L’ecosistema appare quindi ancora molto frammentato e, secondo Klecha &Co., continuerà ad attrarre non solo investimenti crescenti, ma sarà interessato anche da un significativo processo di consolidamento.

In arrivo una stagione di M&A

Poiché l’edtech è ancora un settore recente, l’attività di M&A è stata relativamente modesta fino alla pandemia. La conseguente diffusione della didattica a distanza ha attratto l’interesse degli investitori sul settore e l’M&A è passato globalmente da 28 miliardi del 2019 al valore eccezionale di 62 miliardi di dollari nel 2021. I due anni successivi hanno registrato una fisiologica flessione dei valori, con il 2023 che già a novembre, contava deal per circa 26 miliardi di dollari, 11 dei quali in Europa, evidenziando volumi e valori stabili rispetto al 2022.

A livello globale, gli acquirenti strategici privati hanno storicamente rappresentato la quota maggiore delle transazioni, ma dal 2021 sono stati superati dai private equity impegnati in operazioni di add-on (buy-&-build). Questo tipo di operazioni hanno rappresentato il 44,9% delle transazioni di M&A globali nel settore, rispetto al 36,5% realizzato da operatori privati strategici. La parte restante è stata effettuata da acquirenti pubblici strategici e direttamente da private equity.

Di recente si sono verificate alcune grandi transazioni di M&A europee nel settore Edtech, come l’acquisizione da parte di Goldman Sachs Private Equity e General Atlantic della società norvegese di contenuti EdTech Kahoot in un accordo interamente in contanti da 1,72 miliardi di dollari. Ma i player europei in grado di classificarsi come “acquisitori seriali” devono ancora emergere su larga scala. Tra le aziende più attive si segnala l’olandese Lepaya che a maggio 2023 ha acquisito Swiss Krauthammer, segnando la sua quarta acquisizione in cinque anni che ha reso l’azienda il più grande fornitore di tecnologia educativa aziendale in Europa.

Intelligenza artificiale nell’Edtech: rischi e opportunità

L’intelligenza artificiale esiste da più di un decennio nel settore dell’istruzione. I rapidi progressi dell’Ai generativa, in particolare negli ultimi dodici mesi, e le previsioni future, hanno tuttavia spinto le sue applicazioni nell’edtech. L’Ai e l’Ai generativa sono attualmente viste come uno strumento utile a migliorare l’istruzione e aiutare l’insegnamento, non a sostituirlo.

I rischi da monitorare nello sviluppo dell’edtech includono attacchi informatici, vulnerabilità e ransomware sugli istituti scolastici, oltre a problemi di privacy. Quindi, per valorizzare al meglio le potenzialità dell’Edtech, è fondamentale regolamentare il settore e tutelare chi ne farà parte, soprattutto bambini ed adolescenti.

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