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IL CASO

Effetto Brexit sulle big tech, Salesforce sposta l’asse sull’Europa

Il colosso Usa ha in programma di puntare di più sul Continente ridimensionando lo storico approccio “Uk-centrico”. Obiettivo: mitigare gli effetti sul business dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue

15 Mar 2019

Antonio Dini

Se anche il governo di Londra riuscirà a gestire in maniera più funzionale l’uscita dall’Europa, che per adesso procede in modo piuttosto frammentario e discutibile, le grandi aziende si preparano al peggio e avvertono gli investitori dei rischi connessi con una Brexit non ottimale.

Salesforce, colosso del software gestionale via cloud, ha presentato da pochi giorni i suoi risultati finanziari annuali e, all’interno della documentazione, la stampa statunitense ha trovato un annuncio dedicato alla Brexit: Salesforce intende infatti abbandonare la sua visione “Uk-centrica” ampliando gli orizzonti e investendo di più su altre città europee come  Dublino per mitigare l’impatto della Brexit sui suoi affari. La maggior parte del fatturato di Salesforce in Europa viene registrato in sterline perché la filiale britannica dell’azienda ha un ruolo centrale nella regione europea. Tuttavia, è spiegato nella documentazione, l’azienda americana non permette agli altri uffici europei di contabilizzare il fatturato nelle valute locali (non solo l’Euro) per ridurre la volatilità dei cambi.
La paura di Salesforce è che adesso questo possa diventare invece un problema. Secondo l’azienda, infatti, “La Brexit potrebbe influire negativamente sulle condizioni economiche e di mercato a livello mondiale (incluse quelle europee) e potrebbe contribuire all’instabilità dei mercati finanziari e valutari globali, compresa la volatilità del valore della sterlina britannica e dell’euro”.

Salesforce fa parte di un numero crescente di aziende tecnologiche che affrontano il potenziale impatto della Brexit, una mossa che potrebbe aggiungere della incertezza significativa alle imprese in Europa. Anche se i legislatori britannici si aspettano ancora una volta di votare per ritardare la Brexit, che è prevista per la fine di questo mese, gli investitori sempre più si stanno interrogando su quanto sia effettivamente grande il rischio futuro.
Negli ultimi tre mesi, 93 dichiarazioni di fine anno fiscale di società nell’indice S&P500 hanno menzionato Brexit e il suo potenziale impatto, secondo i dati raccolti dalla società di analisi FactSet. Tra queste ci sono alcune delle più grandi aziende al mondo, tra cui Facebook, Cisco e Walmart. Negli ultimi 12 mesi erano state 181 le aziende del medesimo indice che hanno menzionato la Brexit, cioè poco meno del doppio.

Expedia, ad esempio, ha dichiarato di aver visto un calo nelle prenotazioni di voli nel Regno Unito a causa della “incertezza attorno a Brexit.” Anche Booking Holdings, proprietaria di un gruppo di siti di viaggio tra cui Priceline.com, ha dichiarato che Brexit sta creando “una quantità enorme di incertezza.” E David Wehner, direttore finanziario di Facebook, ha affermato che le preoccupazioni macroeconomiche, come la Brexit, rappresentano un “rischio in aggiunta ad altri problemi” che l’azienda deve affrontare.

Altre aziende (Cisco, Walmart e HPE) invece cercano di minimizzare gli impatti che la Brexit potrebbe avere sul proprio giro d’affari. E in realtà non è chiaro il motivo per cui Salesforce ha deciso di scendere così nel dettaglio sul potenziale impatto di Brexit. L’azienda genera meno del 20% delle sue entrate nella regione europea, una quota inferiore rispetto a società come Facebook o Cisco, che ricevono invece circa un quarto fatturato dall’Europa.
Salesforce ha dichiarato che ha già “valutato la situazione e ha iniziato ad implementare iniziative” al riguardo, in quanto vede “significative incertezze” derivanti dall’esito della Brexit: «Riconosciamo che esistono ancora significative incertezze riguardo alla risoluzione finale dei negoziati Brexit e continueremo a monitorare eventuali cambiamenti che potrebbero verificarsi e valutare il loro potenziale impatto sulla nostra attività.

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