L'ANALISI

Elettronica e digitale, si amplia il gap Ue-Cina: a rischio la sovranità tecnologica

La Cina possiede quasi il doppio degli operatori nel settore dell’intelligenza artificiale posizionandosi non molto distante dagli Stati Uniti. È quanto emerge dal report della Commissione europea “Understanding EU-China exposure”. La supremazia cinese rende l’Europa vulnerabile

Pubblicato il 23 Gen 2024

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In ambito digitale ed elettronico, la Cina detiene una presenza di mercato e capacità produttiva superiori rispetto all’Unione Europea. La Cina possiede quasi il doppio degli operatori nel settore dell’intelligenza artificiale (IA) rispetto all’UE, posizionandosi non molto distante dagli Stati Uniti. È quanto emerge dal report della Commissione europea “Understanding EU-China exposure” (scarica qui il report).

La vulnerabilità europea

Un ulteriore esempio si riscontra nella fabbricazione di tecnologie associate a dispositivi e componenti elettronici, come i prodotti biometrici, gli strumenti elettronici di ultima generazione, i componenti elettronici e le stampanti 3D. Questa produzione è prevalentemente localizzata in Cina e Taiwan, che insieme accumulano pressappoco il 60% dei profitti complessivi delle prime 500 maggiori società pubbliche del ramo, confrontato con un esiguo 1% dell’UE. Questa supremazia cinese – si legge nel report -rende l’UE vulnerabile a dinamiche negative che influenzano vari settori, non solo quelli legati alla catena di approvvigionamento, ma anche nell’ambito della definizione degli standard internazionali.

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La dipendenza europea

In alcuni ambiti critici, la dipendenza dell’Unione Europea dalla Cina si è notevolmente accentuata. Attualmente, oltre il 35% delle esportazioni extra-UE di circuiti elettronici integrati, che rappresentano circa il 5% del totale delle esportazioni UE, è destinato al mercato cinese, segnando un incremento di dodici volte rispetto al 2000. Per esempio, il 36% del fatturato della compagnia olandese NXP Semiconductors, uno dei principali produttori di semiconduttori in UE, proviene dalla Cina.

L’interconnessione tra UE e Cina sta diventando sempre più incentrata sulla tecnologia. La Cina mira a conquistare la leadership globale nelle tecnologie fondamentali, che ritiene essenziali per il proprio sviluppo economico e la sicurezza nazionale. Per raggiungere tale obiettivo, la Cina adotta una strategia complessiva volta a colmare le proprie lacune tecnologiche e a sostenere l’intero processo di innovazione, dalla ricerca fino alla commercializzazione, con l’intento di ottenere l’indipendenza tecnologica.

La crescita della Cina come superpotenza tecnologica ha notevoli conseguenze per il resto del mondo, inclusa l’Unione Europea, che si trova a fronteggiare un’ampliata esposizione al rischio legato alla Cina. Questa si estende dalle importazioni di materie prime a settori più avanzati come la scienza, la tecnologia e l’innovazione. Tale esposizione comporta vari pericoli, tra cui la possibilità di sviluppare nuove dipendenze e l’eventualità che l’UE rimanga indietro in tecnologie strategiche, rispetto alla Cina, in settori vitali, come per esempio quelli legati alla riduzione della dipendenza da risorse naturali critiche attraverso l’innovazione tecnologica.

La sovranità tecnologica

La sovranità tecnologica si riferisce alla capacità di un paese o di un blocco economico di sviluppare, produrre e mantenere le proprie tecnologie critiche senza dipendere da altri paesi. Questa definizione, pur non essendo universalmente standardizzata, implica un controllo indipendente e la capacità di influenzare le proprie traiettorie tecnologiche e di innovazione. Per valutare il grado di sovranità o dipendenza tecnologica dell’Unione Europea rispetto alla Cina, è importante considerare diversi aspetti fondamentali:

  1. Scienza e Ricerca. Questo elemento si focalizza sulla forza e sulla profondità delle attività di ricerca e sviluppo scientifico, nonché sulla disponibilità di personale qualificato e sulla produzione di pubblicazioni e brevetti. Una solida base di conoscenza implica la capacità di generare nuove idee e scoperte che possono essere la base per sviluppi tecnologici futuri.
  1. Innovazione. Non basta avere una buona base di ricerca; è altresì cruciale che questa conoscenza venga trasformata in prodotti, servizi e processi innovativi che possano avere successo sul mercato. Questo richiede un ecosistema che supporti l’innovazione, inclusi finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo, collaborazioni tra università e industria e una legislazione favorevole alla commercializzazione delle nuove tecnologie.
  1. Scale-up. Un altro indicatore di sovranità tecnologica è la capacità di portare le aziende dallo stato di start-up innovativa a imprese consolidate che possono competere a livello globale. Ciò richiede accesso a capitali, mercati e competenze che permettano alle aziende di crescere e scalare le loro operazioni efficacemente.

Per l’UE, la valutazione di questi elementi rispetto alla Cina è cruciale per determinare le aree in cui l’Unione è sovrana, dove è dipendente, e dove ci sono opportunità di miglioramento. La sovranità tecnologica è importante non solo per la competitività economica, ma anche per la sicurezza nazionale e la capacità di mantenere standard etici e di regolamentazione allineati ai valori europei.

I brevetti

La Cina ha effettivamente fatto passi da gigante nell’ambito dell’innovazione, come dimostrato dall’aumento delle domande di brevetto internazionale, superando l’Unione Europea nel 2017 e avvicinandosi alla posizione degli Stati Uniti. Questo è un chiaro indicatore del focus e dell’investimento cinese in ricerca e sviluppo (R&D). Anche quando si considerano le domande di brevetto in proporzione al PIL (calcolato in parità di potere d’acquisto), la Cina ha raggiunto e superato l’UE, evidenziando un’intensa attività innovativa e un impegno nel trasformare questa innovazione in potenziale commerciale.

Startup e scaleup

Tuttavia, l’Unione Europea sta affrontando una sfida significativa riguardo alla capacità di scalare le start-up in imprese più grandi e mature, un processo noto come “scale-up”. Nonostante vi siano segnali che il clima per le start-up sia in miglioramento, l’UE rimane notevolmente indietro rispetto agli Stati Uniti in questo ambito. In confronto con la Cina, l’UE mostra anche una minore efficacia nel convertire la ricerca di punta e l’innovazione in start-up in rapida crescita. All’inizio del 2023, l’Unione Europea contava solo 249 unicorni (start-up valutate oltre 1 miliardo di dollari) rispetto ai 1.444 degli Stati Uniti e ai 330 della Cina.

AI e deeptech

Sebbene l’UE abbia superato la Cina nel numero di unicorni nei settori dell’energia pulita e delle biotecnologie a partire dal 2010, nel campo del digitale e dell’elettronica, e in particolar modo nell’intelligenza artificiale (IA) e nella deep tech, la Cina detiene un vantaggio considerevole. Questo suggerisce che l’UE potrebbe aver bisogno di sviluppare strategie più efficaci per supportare e promuovere l’innovazione in questi settori chiave, per non perdere terreno nella competizione globale per il dominio tecnologico.

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