L’OPERAZIONE

Elon Musk si prende Twitter per 44 miliardi di dollari. Cosa succede adesso

Il board accetta l’offerta del fondatore di Tesla e SpaceX. Attesa per i cambiamenti del nuovo corso: si va verso il delisting. Incerto il futuro dell’attuale vertice. Il closing previsto entro fine anno. Il titolo sale in borsa ma scettica S&P: “L’indebitamento potrebbe crescere oltre la soglia, rischio downgrade”

27 Apr 2022

Antonello Salerno

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Alla fine di un tira e molla durato qualche settimana il consiglio d’amministrazione di Twitter ha deciso di accettare l’offerta avanzata da Elon Musk, fondatore di Tesla e di SpaceX, che oggi le classifiche danno in testa nella gara tra i più ricchi al mondo, per rilevare il controllo del 100% del social. La piattaforma passa di mano per 44 miliardi di dollari, pari a 54,20 dollari per azione. Si tratta di uno dei più importanti leverage buyout che si ricordi a Wall Street, un’operazione di acquisizione di una società quotata portata cioè a termine anche contraendo debiti.

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La roadmap dell’operazione

Dopo la luce verde arrivata dal board di Twitter il closing dell’operazione è previsto entro la fine del 2022, e potrebbe preludere a un delisting della società: una società non quotata avrebbe infatti meno vincoli e regole da rispettare. Nel passato dell’attività di Elon Musk su Twitter, caratterizzata da un agire molto spregiudicato, c’è un tweet che nel 2018 gli costò sanzioni per 40 milioni di dollari dalla Sec e la poltrona di presidente di Tesla, quando il magnate annunciò proprio con un “cinguettio” di voler effettuare il delisting di  Tesla a 420 dollari per azione: dichiarazioni che vennero interpretate dall’authority statunitense che vigila sulla Borsa come “false” e “ingannevoli”.

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Altra questione da chiarire nella roadmap che Musk potrebbe avere in mente per il nuovo corso di Twitter è quello del business model: in passato il fondatore di Tesla aveva parlato a più riprese del “potenziale inespresso” del social network: rimane da vedere attraverso quali scelte il magnate abbia in mente di  fare su Twitter, a partire dai vertici societari.

Prima del closing ci saranno da superare una serie di passaggi intermedi, come l’approvazione delle autorità regolatorie sull’operazione, a partire dall’antitrust: ma secondo le prime uscite degli analisti, dal momento che né Tesla né SpaceX sono piattaforme di social media, il deal non dovrebbe causare criticità sul piano della concorrenza. Altro step sarà quello del passaggio dal voto dell’asseblea degli azionisti, per il quale non è ancora stata ufficializzata la data, anche se l’assemblea annuale era già stata fissata  in precedenza per il 25 maggio.

Dalle società di analisi finaiziaria emergono intanto alcune criticità, nonostante all’annuncio dell’accordo il titolo abbia registrato consistenti guadagni in borsa: è il caso di Standard&Poors, secondo cui “L’operazione verrà finanziata con una combinazione di debito e capitale quindi ci si aspetta che la leva finanziaria  ossia l’indebitamento di Twitter aumenti in modo sostanziale al di sopra la soglia limite di 1,5 volte. Ciò potrebbe comportare un downgrade del rating”.

La libertà d’espressione e i rischi collegati

Il filo conduttore del nuovo corso di Twitter sarà all’insegna della “libertà di parola”, come lo stesso Elon Musk ha già avuto di sottolineare nei primi commenti dopo l’ufficializzazione dell’accordo per l’acquisizione: “La libertà di parola è il fondamento di una democrazia funzionante e Twitter è la piazza della città digitale in cui si dibattono questioni vitali per il futuro dell’umanità – afferma Musk – Voglio migliorare Twitter con nuove funzionalità”.

E mentre l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già detto di non avere intenzione di tornare sulla piattaforma anche dopo il passaggio di consegne e l’inizio dell’era Musk, da più parti si sollevano le preoccupazioni sul futuro del social network, che potrebbe sempre più diventare un veicolo di hate speech. Questo a causa del fatto che lo stesso Musk si sia recentemente definito come un “assolutista della libertà di parola”, e abbia annunciato di voler combattere le “censure”: il timore è che questo possa riguadare anche i tentativi finora messi in campo per regolare i contenuti postati dagli utenti con un codice di condotta che eviti i contenuti d’odio o discriminatori.

Sui piani di Musk per Twitter non ci sono però al momento dettagli se non alcune prese di posizione, come quella in cui aveva affermato che la piattaforma ha bisogno di essere trasformata e che dovrebbe funzionare basandosi su un algoritmo open-source. Questo per aumentare l’affidabilità di Twitter e per eliminare lo spam dalla piattaforma insieme ai profili automatizzati, consentendo l’attività soltanto agli umani.

La freddezza della Casa Bianca

La notizia del takeover è stata accolta con freddezza dalla Casa Bianca, che ha preferito ricorrere al “no-comment”, anche se un portavoce, Jen Psaki, ha sottolineato come “indipendentemente da chi possiede o gestisce Twitter, il presidente Joe Biden è da tempo preoccupato per il potere delle grandi piattaforme social, del potere che hanno sulla nostra vita quotidiana”, aggiungendo che il presidente “sostiene da un po’ che queste piattaforme siano chiamate a rendere conto degli eventuali danni che creano”.

Dall’Unione europea arriva intanto la presa di posizione di Thierry Breton, commissario al Mercato Interno: “Qualunque sia la nuova partecipazione azionaria – sottolinea – Twitter dovrà ora adattarsi pienamente alle norme europee”, riferendosi in particolare al nuovo regolamento sui servizi digitali, il digital services act (Dsa), che prevede l’obbligo per le piattaforme di rimuovere tempestivamente i contenuti illegali.

I dipendenti di Twitter disorientati dall’acquisizione

La notizia dell’acquisizione di Twitter ha intanto disorientato i dipendenti dell’azienda, almeno secondo quanto riportano i quotidiani d’oltreoceano. Così il New York Times riporta delle lamentele per essere stati lasciati all’oscuro su quello che stava accadendo, mentre il California Globe di San Francisco rilancia i timori del personale di essere trasferito in una nuove sede in Texas, nonostante la questione non sia ancora mai stata ufficializzata. Si tratta, secondo la stampa statunitense, di segnali di ansia per la fase di cambiamento che sta attraversando l’azienda.

Guerra tra titani: le critiche di Bezos a Musk

 Il fatto che Twitter sia finito nelle mani di Elon Musk non piace al fondatore e numero uno di Amazon, Jeff Bezos, che tra l’altro negli anni scorsi ha acquisito uno dei colossi della carta stampata statunitense, il Washington Post. Bezos non fa mistero delle sue critiche all’operazione, utilizzando proprio un tweet in cui paventa che l’operazione possa potare a una maggiore influenza della Cina sull’opinione pubblica statunitense. “Il secondo maggiore mercato di Tesla nel 2021 è stata la Cina – afferma Bezos – e i produttori di batterie cinesi sono importanti fornitori per le auto elettriche di Tesla. Dopo aver bandito Twitter nel 2009, il governo cinese non ha più avuto quasi nessuna influenza sulla piattaforma”, ma questa operazione potrebbe cambiare le carte in tavola. La reazionè arrivata velocemente e dai piani alti del governo di Pechino, per la precisione da Wang Webin, portavoce del ministero degli Esteri, che ha definito “prive di fondamento” queste teorie.

Come cambierà Twitter con il nuovo corso

Sul cambiamento di proprietà del social fondato nel 2006 da Jack Dorsey e su come questo modificherà la piattaforma iniziano già a proliferare le analisi. Le associazioni che si occupano di diritti umani intanto hanno già lanciato l’allarme rendendo pubblici i proprio timori sull’aumento di contenuti d’odio: “A prescindere da chi controlli Twitter, la piattaforma ha precise responsabilità sul rispetto dei diritti umani delle persone nel mondo che la utilizzano – spiega Deborah Brown, avvocato di Human Rights Watch –  La libertà d’espressione non è un diritto assoluto, almeno finché Twitter non investirà il necessario per garantire sicurezza sulla piattaforma ai propri utenti più vulnerabili”. “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno – aggiunge Michael Kleinman, direttore di tecnologia e diritti umani di Amnesty International per gli Stati Uniti – è di una piattaforma che consapevolmente decide di chiudere gli occhi nei confronti dei contenuti d’odio degli utenti, soprattutto per chi subisce di più queste violenze, a partire dalle donne”.

Secondo la stampa statunitense in ogni caso non è ancora chiaro quale binario prenderà Twitter nel suo nuovo corso, ma questo non impedisce di sollevare alcune perplessità, a partire dal fatto che, come sottolinea la Cnn, “questo accordo mette nelle mani di uno dei più ricchi uomini al mondo uno dei social network più influenti del pianeta”.

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