Equo compenso, rivenditori sul piede di guerra: "Effetti distorsivi sul mercato" - CorCom

LA POLEMICA

Equo compenso, rivenditori sul piede di guerra: “Effetti distorsivi sul mercato”

“Avvantaggiati i player stranieri, a rischio le imprese italiane”: è l’allarme lanciato dal presidente di Aires-Confcommercio Alessandro Butali. Nel mirino anche le contromosse della Siae: “Non si improvvisi rivenditore di telefonini”

31 Lug 2014

Antonello Salerno

“Forti preoccupazioni e perplessità sul provvedimento emanato dal ministro Franceschini in materia di compenso per copia privata. La norma potrebbe infatti avere effetti distorsivi sul mercato, penalizzando ingiustamente chi sceglie di fare impresa in Italia e, paradossalmente, favorendo gli operatori che realizzano profitto grazie al nostro Paese ma operano dall’estero”.

A denunciarlo in una nota è l’Aires-Confcommercio, associazione italiana dei retailer elettrodomestici specializzati, organismo che riunisce le aziende e gruppi distributivi specializzati di elettrodomestici ed elettronica di consumo.

“Con la nuova normativa, infatti – si legge nel comunicato – i consumatori potrebbero venire invogliati a effettuare acquisti dall’estero, appoggiandosi a piattaforme di e-commerce con sede in Paesi dove l’equo compenso non c’è, come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti o l’Estremo Oriente, creando di fatto un danno all’intera filiera italiana con ripercussioni anche occupazionali da non sottovalutare”.

“Il rischio evidente è che a farne le spese sia soprattutto il mondo della distribuzione – denunciano dall’Aires – schiacciato tra gli interessi dei produttori e un mercato assolutamente asimmetrico dal punto di vista normativo a svantaggio delle imprese italiane”.

L’associazione annuncia così di aver appreso con stupore che la Siae “si riserva la facoltà di improvvisarsi rivenditore di telefonia nell’interesse dei consumatori italiani”.

“Il provvedimento, così come concepito, avvantaggia gli operatori esteri che non versano il contributo alla Siae e penalizza non solo gli imprenditori italiani, e ovviamente anche le imprese estere che hanno deciso di investire in Italia, ma anche i consumatori – afferma Alessandro Butali, presidente di Aires – E’ completamente illogico, in tempi di crisi, ostacolare il commercio e gli acquisti generati nel territorio nazionale. Ritengo si possa coniare il termine di ‘protezionismo al contrario’ per descrivere questo effetto perverso”.

“In un momento in cui il mercato prosegue il ciclo negativo imboccato ormai da alcuni anni, con un secondo trimestre 2014 nel quale abbiamo registrato dati negativi dopo qualche timido tentativo di ripresa nei primi mesi dell’anno, non ci voleva questo ulteriore appesantimento – dichiara Davide Rossi, direttore generale di Aires – Esprimiamo forte preoccupazione per un provvedimento che non tiene conto degli effetti negativi e distorsivi che si creeranno in un mercato già provato dalla congiuntura economica sfavorevole”.