Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL PARERE

Etno al Berec: “Tlc, no a regole ex ante. Digital economy a rischio”

L’associazione replica alla consultazione sugli oligopoli telecom: solo una riduzione delle norme può favorire gli investimenti Ngn. Serve “un quadro di riferimento comune e future-proof per tutti i servizi digitali”

03 Ago 2015

Patrizia Licata

No alle regole ex ante: questo il messaggio chiave lanciato dall’Etno, l’associazione che rappresenta i principali operatori europei delle telecomunicazioni, nel documento con cui ha risposto alla consultazione pubblica indetta dal Berec sulla sua analisi degli oligopoli telecom sui mercati europei e le possibili risposte regolatorie (draft report “Oligopoly Analysis and Regulation”). Il report del Berec nasce dall’osservazione dei cambiamenti in atto sul mercato, con l’emergere dei servizi bundled e la tendenza al consolidamento che potrebbero portare a posizioni dominanti.

L’Etno non condivide i timori del Berec. Secondo l’associazione, un approccio focalizzato sul concetto di “tight oligopoly” rischia di produrre un dannoso incremento della regolamentazione, “anche in assenza di reali problemi di concorrenza caratterizzati dalla presenza di un forte potere di mercato su un mercato specifico”. Il rischio è quello di abbassare la soglia per l’intervento regolatorio e di imporre regole a “virtualmente ogni situazione”. Anzi, secondo l’Etno, è il concetto stesso di “tight oligopoly” ad essere fallace perché basato “su criteri vaghi e scarsamente obiettivi”.

“L’Etno considera rischioso chiedere di ampliare l’intervento regolatorio a situazioni caratterizzate dall’assenza di un significativo potere di mercato”, si legge nella risposta dell’associazione al draft report del Berec. “Il Berec dovrebbe invece riconoscere, in tali situazioni, che lo spirito della regolamentazione europea richiede che si elimini la regolazione ex ante. Non è chiaro per quale motivo un’azienda senza dominio di mercato debba diventare oggetto di regolazione solo perché agisce su un mercato competitivo imperfetto”.

Al contrario, l’Etno chiede al Berec di contribuire a ottenere una semplificazione delle regole e possibilmente una rimozione totale di quelle eccessive e ingiustificate, affiancando i politici europei nell’obiettivo chiave di stimolare e incoraggiare “importanti investimenti aggiuntivi” nella realizzazione delle reti di nuova generazione (Ngn, Next Generation Access networks) proprio tramite tale semplificazione normativa.

La visione dell’Etno si concentra su alcuni punti chiave: i servizi di comunicazione elettronica sono già un mercato con un alto livello di concorrenza e dinamismo e la revisione dell’attuale quadro normativo deve portare a una riduzione e semplificazione delle norme stesse, non a una loro perpetuazione o ampliamento. Così come si presenta, il report del Berec non riesce a cogliere la “realtà economica del settore delle comunicazioni elettroniche” che richiedono “una progressiva rimozione della supervisione ex ante, e non una sua ulteriore estensione, e un trasferimento alla legge antitrust dei compiti di controllo e eventuale azione nel caso sorgano timori su possibili danni alla concorrenza”.

“Le proposte del Berec dovrebbero incorporare questo obiettivo, che è previsto dall’attuale quadro regolatorio europeo per le comunicazioni elettroniche”, afferma l’Etno.

La Commissione europea avvierà presto una revisione dell’attuale quadro regolatorio con lo scopo di creare le condizioni favorevoli all’innovazione e agli investimenti. L’Etno ritiene che un ambiente regolatorio “favorevole agli investimenti”, in cui la realizzazione di reti di telecomunicazione fisse e mobili ultra-veloci siano incoraggiata, sia “di fondamentale importanza” per raggiungere gli obiettivi della strategia per il Mercato unico digitale.

“Per questo l’Etno crede che tale revisione debba essere di ampio respiro, ambiziosa e capace di tenere conto degli scenari futuri”, conclude il documento dell’associazione. “Dovrebbe snellire, semplificare e ridurre significativamente la supervisione ex ante di settore e fornire invece un quadro di riferimento comune e future-proof per tutti i servizi digitali che tenga conto dei radicali cambiamenti sui mercati e nelle abitudini dei consumatori e delle nuove posizioni di potere di mercato nell’economia digitale”.

Articolo 1 di 3