IL SUMMIT UE

Euro digitale, Dombrovskis: “Proposta di legge entro giugno 2023”

Il punto sullo stato di avanzamento del progetto che mira all’emissione della valuta elettronica. La presidente della Bce Lagarde accende i riflettori anche sugli impatti indiretti: “Strumento che può consentire il rafforzamento dell’autonomia strategica europea e l’efficienza dell’economia”

07 Nov 2022

Patrizia Licata

giornalista

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La Commissione europea proporrà entro giugno del 2023 una proposta legislativa per sostenere un potenziale euro digitale. Lo ha affermato il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, nel suo intervento alla conferenza congiunta con la Banca centrale europea (Bce) sull’euro digitale. La proposta “stabilirà per legge l’euro digitale e regolerà i suoi aspetti essenziali. Una volta presentato, in base alle nostre previsioni per la prima metà del 2023, sarà negoziato dal Parlamento europeo e dagli Stati membri. Nel frattempo, sia la Bce che la Commissione hanno tenuto consultazioni aperte per raccogliere opinioni da tutte le parti”, ha aggiunto Dombrovskis.

La Commissione e la Banca centrale europea hanno tenuto una conferenza congiunta ad alto livello sul tema “Towards a legislative framework enabling a digital euro for citizens and businesses” per discutere dei principali aspetti normativi e politici di un euro digitale, ovvero – si legge nella nota di Bruxelles – una forma elettronica di moneta accessibile a tutti nella zona euro

Pagamenti digitali sicuri e istantanei

La valuta alternativa al contante “fornirebbe un’alternativa di denaro pubblico ai mezzi di pagamento digitali privati. Sarebbe un mezzo di pagamento digitale sicuro, istantaneo ed efficiente che tutti potrebbero utilizzare”, ha affermato Dombrovskis.

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“Il denaro contante è ancora molto importante nella vita delle persone. Ma il suo utilizzo è in declino in molte parti del mondo. Un euro digitale integrerebbe i contanti, ha proseguito il vice-presidente della Commissione europea citando i dati della Bce secondo cui i pagamenti non in contanti effettuati nell’Eurozona nel 2021 sono aumentati del 12,5% a 114 miliardi di transazioni per un valore totale di 197 mila miliardi di euro. I pagamenti con carta hanno rappresentato quasi la metà di queste transazioni”.

Dombrovskis ha precisato che “Un euro digitale ha il potenziale per apportare numerosi vantaggi ai consumatori e alle imprese ma porrebbe anche molte sfide al sistema finanziario”.

Accordi con altre giurisdizioni

Sul progetto dell’euro digitale il lavoro preparatorio condotto da Bce e Commissione europea “procede molto bene”, con “continui scambi su questo tema”, anche con il Parlamento europeo; “penso che riusciremo a trovare i giusti equilibri ed evitare il rischio di restare indietro. Dobbiamo affrontare le sfide se vogliamo mantener la forza dell’eurosistema nel panorama globale“, ha affermato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, intervenendo al convegno sull’euro digitale.

Come concordato a livello di G7 si dovrà anche prestare attenzione, con le valute digitali delle banche centrali, alla necessità di mantenere la sovranità di altre giurisdizioni e “questo implica la possibilità di stringere accordi specifici” con altre giurisdizioni, “non solo per evitare di intaccare la sovranità altrui, ma anche per evitare ricadute non volute sul nostro sistema europeo”, ha concluso Gentiloni.

Al lavoro su cornice legale e privacy

L’euro digitale può essere “essenzialmente uno strumento per il raggiungimento di più ampi obiettivi, come il rafforzamento dell’autonomia strategica europea e l’efficienza dell’economia“, ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde. “L’euro digitale è più di un’iniziativa dell’eurosistema, è un progetto europeo comune, che fa in modo che i pagamenti restino affidabili, efficienti e sicuri in un contesto che cambia ed evolve rapidamente”.

È importante che siano fissate norme precise e chiare, in modo da consentire un efficace adeguamento dei sistemi e delle procedure: “L’adozione tempestiva di una cornice legale per l’euro digitale darebbe a tutti certezza legale per prepararsi alla sua possibile introduzione e darebbe un forte segnale di supporto politico. Sono convinta che unire le nostre forze e continuare a lavorare insieme sia il modo migliore per la transizione verso l’era digitale. La Bce ci sarà e farà quello che ci si aspetta che faccia”, ha concluso Lagarde.

Quando si parla di euro digitale uno dei temi che destano maggiore attenzione e preoccupazione è quello della privacy (stando ai sondaggi fatti dalla Bce per il 43% delle persone è la priorità). Lagarde ha chiarito:  “Cerchiamo di assicurare alti standard sulla privacy per chi userà l’euro digitale, ma un pieno anonimato di chi userà l’euro digitale, come succede per chi usa il contante, non mi pare un’opzione percorribile, perché contravverrebbe ad altre norme, per esempio quelle sull’anti riciclaggio di denaro”. La via potrebbe essere offrire garanzie simili a quelle date oggi per gli altri pagamenti digitali.

Possibili limiti allo staccaggio

Il processo per la nascita dell’euro digitale è nella “fase di investigazione”, in cui la Bce “valuta i pro e i contro e ha intense interazioni con tutti gli stakeholder. Questa fase finirà alla fine del 2023 e a quel punto il consiglio direttivo deciderà se procedere o no alla prossima fase, che è la fase realizzativa”, ha puntualizzato Fabio Panetta, membro del consiglio direttivo della Bce. Lo faremo se abbiamo la certezza che funzionerà”.

Panetta ha ribadito che tra i principali temi allo studio ci sono la privacy e la possibile introduzione di limiti al possesso. Sulla privacy, “si potrebbero valutare dei limiti – 50 euro per ogni pagamento e fino a 1.000 euro complessivi al mese – su cui la Bce non registrerebbe alcun dato sulle operazioni con l’euro digitale”, ha ipotizzato Panetta.

Sulla stabilità del sistema ha chiarito: “Se diamo accesso a un sistema privo di rischi, liquido e senza costi di transizioni, ci sarebbe il rischio che qualcuno sposti interi depositi fuori dalle banche e questo in periodi di crisi potrebbe creare instabilità”, ha affermato. L’euro digitale è, infatti, “un mezzo di pagamento, non uno strumento per accumulare valore”. Su questo “ipotizziamo limiti allo stoccaggio nel dispositivo a 3.000 euro. Altrimenti – ha notato Panetta – potresti trasferire il tuo conto nello smartphone e questo creerebbe instabilità nel sistema”.

Analoghe valutazioni entrano in gioco nel decidere se dare accesso all’euro digitale ad esempio ai consumatori dei Paesi in via di sviluppo, ha indicato ancora Panetta: “Potremmo facilmente destabilizzare un Paese dando accesso a tutti i suoi consumatori all’euro digitale e innescando così una corsa agli sportelli bancari”.

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