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L'INTERVENTO

Fake news, Martusciello: “Serve una media fluency contro la disinformazione”

Per il commissario Agcom non basta l’alfabetizzazione mediatica: occorre esercitare spirito critico per contrastare i pregiudizi culturali e uscire dalla comfort zone digitale. “L’analisi del problema è stata spesso accostata alla necessità di garantire libertà di espressione, ma il mercato è un prodotto artificiale e necessita di regole”

25 Giu 2018

L’alfabetizzazione digitale non basta più. Per contrastare la disinformazione, occorre scioltezza e facilità di approccio al sistema mediatico. Antonio Martusciello, commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, chiama in causa la necessità di un maggiore spirito critico nel rapporto con le fonti d’informazione sul web. “Se appartenenza e pregiudizio culturale sono gli elementi di cui si nutre la disinformazione, la media literacy non basta più a scongiurare il fenomeno disinformativo, ma serve una media fluency”, ha detto il commissario intervenendo oggi al workshop “Disinformazione e soluzioni di mercato: i casi Qwant e Wikipedia”, promosso dall’Agcom nell’ambito del tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali.

“Viviamo in una sorta di comfort zone digitale – ha spiegato Martusciello – in cui, a causa delle ricerche personalizzate, ci confrontiamo con noi stessi e la nostra ombra, tralasciando l’inesauribile varietà del mondo”. Le reti di amicizie e di interessi, sviluppate dai social media, non fanno che riproporre post, idee e immagini già ritagliate sui nostri profili. “Non si tratta più di insegnare un’attività da svolgere meccanicamente come l’alfabetizzazione digitale, ma di rendere consapevoli gli utenti, padroneggiando qualcosa che in realtà già sanno fare: reperire contenuti. Stavolta però – ha precisato – con un grado di difficoltà maggiore: lo spirito critico“.

Il commissario ha giudicato positive le policy adottate da Qwant e Wikipedia per arginare la disinformazione, non rinunciando al business. Ha poi guardato al mondo dell’informazione, sottoposto oggi a una radicale e crescente trasformazione che coinvolge forme di consumo e modelli di business. Interessa tutto il percorso di generazione, composizione e offerta del prodotto informativo, fino ad arrivare alla natura stessa della professione giornalistica. “L’analisi della disinformazione in Rete spesso è stata accostata alla necessità di garantire la solenne e fondamentale libertà di espressione. Non raramente si è confusa quella libertas philosophandi con quei principi di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità che dovrebbero caratterizzare una notizia”. Tuttavia, ha ricordato Martusciello, il mercato è un prodotto artificiale e necessita di regole per evitare abusi.

Per il commissario, però, il primo a dover intervenire è il lettore, chiamato a esercitare la capacità di selezionare notizie di qualità. “Occorre tornare a quell’informazione di matrice illuministica, passare da un concetto fiduciario a uno probatorio: dall’affidamento riposto nella fonte alla dimostrazione degli elementi di una buona notizia. Un impegno – ha concluso – che coinvolge i lettori, diretti a pretendere qualcosa in più, ma anche gli operatori del settore, chiamati a questa prova”.

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