Fake news, via alla "grande alleanza" delle tech company per certificare i contenuti - CorCom

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Fake news, via alla “grande alleanza” delle tech company per certificare i contenuti

Adobe, Arm, Bbc, Intel, Microsoft e Truepic hanno dato vita alla “Coalition for Content Provenance and Authenticity”, che punta a sviluppare standard tecnici e verificare fonte e provienienza dei file multimediali. In campo anche Bbc. Intanto gli editori europei chiedono di applicare il “metodo australiano” per la loro remunerazione

23 Feb 2021

Domenico Aliperto

Nasce la Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2pa), un progetto istituito per affrontare i rischi di disinformazione e frode dei contenuti online attraverso lo sviluppo di standard tecnici per la certificazione della fonte, della storia e della provenienza dei contenuti multimediali. I membri fondatori Adobe, Arm, Bbc, Intel, Microsoft e Truepic, si legge in una nota diramata da Redmond, stanno cercando di dare vita a una soluzione standardizzata con l’obiettivo di combattere i contenuti fuorvianti.

Gli obiettivi del nuovo organismo

Le organizzazioni membri di C2pa lavoreranno insieme per sviluppare specifiche di provenienza dei contenuti per tipi e formati di risorse comuni, così da consentire a editori, creatori e consumatori di tracciare l’origine e l’evoluzione di un media, inclusi immagini, video, audio e documenti testuali. Queste specifiche tecniche includeranno la definizione di quali informazioni sono associate a ciascun tipo di risorsa, come tali informazioni vengono presentate e memorizzate e come è possibile identificare le prove di manomissione.

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Lo standard aperto del C2pa fornirà alle piattaforme un metodo per preservare e leggere i contenuti digitali basati sulla provenienza. Dal momento che uno standard aperto può essere adottato da qualsiasi piattaforma online, sarà fondamentale per aumentare la fiducia su Internet. Oltre all’inclusione di vari tipi di media su larga scala, C2pa sta progettando una piattaforma end-to-end che traccerà i contenuti dal dispositivo di acquisizione al consumatore di informazioni. La collaborazione con produttori di chip, testate giornalistiche e società di software e piattaforme risulterà fondamentale per facilitare uno standard di provenienza completo e promuovere un’ampia adozione nell’ecosistema dei contenuti.

La composizione del C2pa

La formazione del C2pa riunisce i membri fondatori della Content Authenticity Initiative (Cai) guidata da Adobe e del Project Origin promosso da Microsoft e Bbc, unificando le specifiche tecniche in un’unica entità. Il Cai sta costruendo un sistema per fornire la provenienza e la storia per i media digitali, offrendo ai creatori uno strumento per rivendicare la paternità e consentendo ai consumatori di valutare se ciò che stanno vedendo è affidabile. Project Origin ha le sue radici nella produzione e distribuzione di notizie. Lo sforzo si è concentrato sulla lotta alla disinformazione nell’ecosistema delle notizie digitali allegando metadati a una parte di contenuto per dimostrarne l’integrità e rendendo queste informazioni disponibili a coloro che le utilizzano. Con la fondazione del C2pa, gli standard tecnici saranno unificati mentre queste due entità continuano a perseguire l’adozione, la prototipazione e l’istruzione all’interno delle rispettive comunità.

E gli editori europei chiedono l’applicazione del “modello australiano”

Microsoft è al centro di un altro progetto condiviso che riguarda ancora una volta i contenuti veicolati tramite Internet. Gli editori europei si sono infatti uniti alla società guidata da Satya Nadella per chiedere l’introduzione anche in Europa di un modello ispirato al meccanismo introdotto in Austrialia per costringere le Big Tech a pagare i contenuti delle notizie condivise sulle loro piattaforme.

Dopo che l’Australia ha fatto da apripista, nei giorni scorsi, presentando una legge sul tema, le associazioni degli editori europei (Emma, Enpa, Epc, Nme) e l’azienda fondata da Bill Gates hanno concordato oggi di lavorare insieme a una soluzione per garantire all’industria editoriale una remunerazione equa dei contenuti delle notizie che i giganti del web utilizzano sulle loro piattaforme accrescendo il proprio traffico e gli introiti pubblicitari.

Il meccanismo di arbitrato europeo – si legge in una nota diramata dagli editori – dovrebbe “considerare il modello stabilito dalla legge australiana, che consente a un collegio arbitrale di stabilire un prezzo equo” per l’uso dei contenuti “sulla base di una valutazione dei benefici derivati “da ciascuna parte”, nonché “i costi di produzione del contenuto e qualsiasi onere indebito” che imporrebbe un ulteriore costo.

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