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Farmaci, a Venezia la somministrazione è digitale

Al reparto di Cardiologia dell’ospedale le fasi di gestione sono state completamente digitalizzate, dall’immagazzinamento fino all’arrivo al paziente. Obiettivo: ridurre l’errore umano

20 Lug 2015

Massimo Canorro

Abolire la carta, velocizzare le procedure e annullare la possibilità di errore umano. Sono gli obiettivi raggiunti dal reparto di cardiologia dell’ospedale civile di Venezia, che da due d’anni sta testando la somministrazione digitale dei farmaci, divenuta oggi pienamente operativa. “La tecnologia potenzia le capacità di controllo e affianca l’operatore, si tratti di un medico o di un infermiere, fornendogli strumenti in grado di organizzare al meglio ogni fase: dall’immagazzinamento alla somministrazione al paziente nella sua stanza d’ospedale”, spiega il primario Giuseppe Grassi.

Come già accennato, risulta particolarmente attuale il tema dell’errore umano: un’indagine realizzata nel 2009 nel Regno Unito, ad esempio, sottolineava duecento casi di pazienti che, in quell’anno, avevano subito danni, in alcuni casi letali. “Prende il via da questa urgenza ogni ricerca di applicazione del digitale alle attività in corsia”, riprende Grassi. L’esito più evidente del cambio di rotta è un reparto in cui dal carrello dei farmaci sono scomparse le schede stampate su carta, a fronte di un tablet che fornisce all’operatore qualsivoglia indicazione relativa alle dosi, tempi e modalità di somministrazione. Anche il cosiddetto “armadio” dei farmaci del reparto è gestito da un sistema digitale, con la possibilità di controllo delle scorte moltiplicata grazie alla potenza del computer e che è sinonimo di ordine, approvvigionamento e verifica. Senza affrontare il discorso economico: va da sé, infatti, che la corretta gestione delle scorte farmaceutiche azzera gli sprechi e determina una serie di risparmi consistenti.

Occorre ricordare che il reparto di cardiologia del Civile è in prima fila per un’ulteriore serie di sperimentazioni; presso l’unità operativa diretta dal dottor Grassi – che tiene a precisare: “siamo in grado di proporci come esempio per le altre unità di degenza, consci che il sistema è stato testato proprio in un reparto come il nostro, dove tutto è più complesso” – vengono infatti portate avanti anche nuove tecnologie applicate per la trasmissione remota dell’elettrocardiogramma, il monitoraggio in telemedicina dello scompenso cardiaco e il monitoraggio domiciliare di pacemaker e defibrillatori.

E proprio tra le tecnologie più avanzate già in uso spiccano gli “orologi” (device prodotti e perfezionati in Israele), con cui il reparto monitora a distanza i propri pazienti con scompensi di seconda categoria, già trattati in ospedale e rimandati a domicilio; questo “orologio”, che la cardiologia consegna agli utenti all’atto della dimissione, fa arrivare da casa al reparto, con un semplice tocco, l’elettrocardiogramma, la pressione, la temperatura corporea, il peso e il tasso di saturazione di ossigeno nel sangue. “Sono strumenti di facile utilizzo che conciliano potenza, ovvero la capacità di inviare il segnale a migliaia di chilometri di distanza, e assoluta precisione dello stesso”, sottolineano dal civile di Venezia.

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