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Farmaci: furto di dati e identità negli acquisti online

Mettere un freno alla vendita illegale e tutelare gli utenti: questi i due obiettivi portati avanti dall’Aifa che propone l’uso di un bollino blu per certificare i siti autorizzati

26 Apr 2010

Circa la metà dei siti internet che vendono farmaci a prezzi
stracciati, il più delle volte senza bisogno di ricetta medica,
“rappresenta in realtà una vera e propria esca dei pirati
informatici, che mirano a infettare i computer degli utenti, a
sottrarre identità digitali e dati o a clonare le carte di credito
utilizzate per il pagamento a scopi criminali”. Lo sostiene
Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività
anti-contraffazione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa),
intervenuto a Roma a un incontro organizzato dall’Ufficio
brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico in
occasione della Giornata mondiale per la proprietà
intellettuale.

“L’Italia, al contrario della maggior parte dei paesi anche in
Europa, è poco coinvolta dal problema del traffico di medicinali
falsi nei canali tradizionali in quanto il nostro sistema di
controlli e tracciatura del farmaco non permette la penetrazione di
questi prodotti in farmacia – – dice Di Giorgio -. Resta però
una piccola percentuale di persone che si rivolge al web per
acquistare soprattutto medicinali contro la disfunzione erettile,
anabolizzanti o anoressizzanti. L’Aifa ha dunque avviato uno
studio che verrà presentato a breve, per caratterizzare questi
siti e approfondire la conoscenza del problema, anche con la
collaborazione di altri paesi”.

Digitando su Google parole chiave mirate alla ricerca di
“farmacie virtuali” circa la metà dei siti che appaiono nella
schermata è in realtà “una trappola informatica per internauti
sprovveduti, che rischiano l’infezione con virus, fishing, la
penetrazione degli hacker nei loro computer. In generale, sono siti
che cambiano spesso indirizzo, oppure i criminali reclutano persone
che mettano a disposizione il proprio spazio web a questi scopi”,
aggiunge Di Giorgio.

Ed è molto difficile risalire ai responsabili di questo tipo di
reato: da un recente studio su un sito sospetto, si è scoperto che
esso era registrato nel Regno Unito. Il server però era americano,
le spedizioni provenivano dalla Germania, le transazioni avvenivano
nell’Europa dell’Est, i prodotti indiani, mentre la società
era svizzera. “Il traffico dei farmaci sta diventando più
redditizio di quello della droga, ma l’Italia sta prendendo
provvedimenti in questo senso, inasprendo le pene per chi compie
questo genere di reato, rendendolo così meno appetibile –
sostiene Gianluca Scarponi, dirigente della divisione politiche per
la lotta alla contraffazione del ministero dello Sviluppo economico
– . Si tratta di un reato antico, assimilabile a un furto: non si
sottrae denaro, ma idee che generano denaro”.

“Nel nostro paese, ogni passaggio della vita di un farmaco è
oggetto di ispezioni, controlli e verifiche approfondite. Sui
canali ufficiali, dunque, non circolano medicinali contraffatti. Ma
la criticità rimane il web, unico settore ancora fuori
controllo”. Ad affermarlo è Sergio Daniotti, vicepresidente di
Farmindustria. Che aggiunge come “in Italia ci sono tre punti
chiave che proteggono dalla contraffazione dei farmaci e cio il
rapporto di fiducia che c’è fra i cittadini e il farmacista; il
fatto che il Servizio sanitario nazionale rimborsi la maggior parte
dei medicinali per le principali patologie e la presenza di un
bollino ottico sulle confezioni, potentissimo strumento per la
tracciatura dei farmaci”. Ma esiste ancora una piccola
percentuale di consumatori che si rivolge alla rete, con tutti i
rischi che ne conseguono. Per arginare il fenomeno, Farmindustria
si è “alleata” con l’Agenzia italiana del farmaco, creando
la task force Impact Italia, con l’Istituto superiore di sanità,
con la nascita di una banca dati dei loghi delle aziende e dei
logotipi dei farmaci. Un ipotesi suggerita è quella di seguire
l’esempio degli Stati Uniti, che per combattere la contraffazione
dei farmaci su internet hanno creato un apposito “bollino” che
appare sui siti web autorizzati e una “black list” di farmacie
virtuali illegali. “L’e-pharmacy non è ancora regolata in
molti paesi del mondo, Italia compresa – conclude Daniotti – .
Nel nostro Paese la legge afferma solamente che il farmaco va
venduto in presenza di un farmacista, principio che è stato
recepito anche nella recente normativa per la liberalizzazione
della vendita dei medicinali da banco fuori canale. Nel resto del
mondo, e anche in Europa, non viene fissato nemmeno questo
elemento”.