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RIVOLUZIONE PA

Fattura elettronica, i numeri ci sono ma non bastano

A un anno dall’avvio del progetto inviati online 33 milioni di documenti. Ma la PA ancora non ha digitalizzato il ciclo: la spinta verrà dal B2B?

16 Mag 2016

Federica Meta

Ad un anno dall’entrata in vigore della fatturazione elettronica obbligatoria verso la PA – il 31 marzo 2015 – risultano scambiati oltre 33 milioni di fatture, emesse da circa 700mila imprese fornitrici della PA a 53mila uffici pubblici, tramite il Sistema di Interscambio.

I dati, rilasciati dall’Agenzia delle Entrate, raccontano di una grande movimento verso la digital transformation nella PA ma anche nelle imprese, che saranno le protagoniste del cambiamento a partire dal 2017, anno in cui la fatturazione elettronica riguarderà i privati.

Ma bastano i numeri a dire che l’amministrazione si sta muovendo, finalmente, verso l’innovazione? Non proprio. Il vero valore della e-fattura non è quello di inviare o ricevere fatture in digitale, ma quello di stimolare le organizzazioni a gestireil ciclo del documento in digitale.

In questo senso non sono poche le PA che, dopo avere ricevuto il documento elettronico, stampano la fattura elettronica e archiviano “fisicamente” la copia cartacea, mantenendo in vita un processo obsoleto e non a norma. Rinunciaando oltretutto a una quota significativa dei benefici economici: secondo le stime dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Polimi si tratta di una forchetta che va dai 7,5 agli 11,5 euro a fattura, derivanti principalmente da risparmi legati alla riduzione dell’impiego di manodopera per attività di stampa e imbustamento, alla gestione della relazione con il cliente fino alla condivisione interna delle informazioni, per arrivare alla conservazione.

Una spinta ulteriore a cambiare i processi interni agli uffici pubblici, potrebbe però arrivare dalla fatturazione elettronica B2B. Ma il percorso non sarà così agevole, come spiega Irene Facchinetti, co-Direttore Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, School of Management del Politecnico di Milano.

“La fatturazione elettronica verso la PA è considerata oggi dalla maggior parte delle imprese come un’innovazione importante, anche in termini di ricadute e impatti positivi per le singole organizzazioni – sottolinea Facchinetti – Eppure è un po’ mancato quell’effetto volano, atteso e auspicato prima dell’entrata in vigore, che avrebbe dovuto attivare un percorso di rivisitazione, in chiave digitale, di tutti i processi, dalla fatturazione al B2B”.

Soprattutto le realtà più piccole – che costituiscono oltre il 95% del tessuto economico italiano, tra imprese micro e individuali – si dimostrano ancora timide nel confronti del digitale.

econdo l’esperta, la e-fattura tra privati incentivata, attraverso la sburocratizzazione dal legislatore e il servizio gratuito, pensato per le piccole realtà, che l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dall’1 luglio 2016, potrebbe essere una sorta di “seconda occasione” per il nostro Paese: un’altra opportunità per rilanciare l’innovazione digitale nelle relazioni B2b. Naturalmente se il progetto è ben concepito e veramente attrattivo per chi lo deve concretamente mettere a terra.

“Gli incentivi alla fatturazione elettronica B2b nascono con l’obiettivo, certamente lodevole, di portare a una maggiore trasparenza e alla sburocratizzazione nei rapporti tra contribuente e Fisco – dice Facchinetti – E, di fatto, può fungere da ulteriore stimolo alla digitalizzazione per tutte le organizzazioni che ancora non hanno affrontato seriamente la digitalizzazione nei processi B2b. Gli incentivi alle imprese risultano però ancora un po’ deboli”. Occorre potenziarli, dato che quelli previsti inizialmente sono in parte venuti meno dopo la Legge di Stabilità 2016. Evitando di introdurre “modelli penalizzanti” per le imprese che non aderiranno al nuovo sistema.

Per Paolo Catti, Associate Partner P4I – Partners4Innovation, gli incentivi previsti per stimolare la diffusione della fatturazione elettronica nel B2b sono un’intrigante innovazione nel modello normativo italiano.

“L’ipotesi di aprire opportunità di sburocratizzazione facendo leva sul digitale è senza dubbio attraente. Tuttavia, occorre che questi incentivi siano effettivamente tali da stimolare concrete dinamiche di cambiamento – sottolinea Catti – Un approccio “timido” nell’identificare i corretti incentivi rischia di deludere le molteplici aspettative sul fronte degli stimoli verso un sistema premiante legato alle relazioni digitali e potrebbe non dimostrarsi sufficiente a innescare le attese dinamiche di cambiamento. Ricordiamoci che gran parte del successo dello “switch-on” della fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione è legato anche alla presenza di un obbligo. In un contesto a volte già digitalizzato e con modelli di relazione anche molto diversi, come è oggi il B2b nel nostro paese, esistono processi consolidati che rispecchiano i poteri contrattuali in gioco o competitive scelte strategiche: stimolare il cambiamento con incentivi deboli, in questo scenario, rischia soprattutto di lasciare immutata la situazione attuale”.

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