Federalberghi rincara la dose su Booking: "Vìola palesemente le regole" - CorCom

TURISMO

Federalberghi rincara la dose su Booking: “Vìola palesemente le regole”

L’associazione chiede al Parlamento di “mettere completamente al bando il parity rate come in Francia e Germania”. Il dg Nucara: “Accelerare sull’approvazione del ddl Concorrenza per tutelare imprese e consumatori”

19 Set 2016

F.Me

Federalberghi di nuovo all’attacco di Booking. L’associazione ha inviato una nuova segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per denunciare “clamorose violazioni delle regole che vietano a Booking.com di porre limiti agli sconti che gli hotel possono applicare su altri portali”. Federalberghi chiede al Parlamento di mettere “completamente al bando le clausole di parity, assicurando anche nel nostro Paese il livello di protezione vigente in Francia e in Germania a tutela di consumatori e imprese”.

L’associazione spiega di aver fornito all’Autorità la copia di una e-mail inviata da Booking.com alcuni giorni fa, nella quale si afferma: “in base alle politiche di Best Price Guarantee il prezzo riportato sul nostro sito deve coincidere con il prezzo riportato anche su altri portali di prenotazione”.

Da qui la denuncia: “I fatti dimostrano che Booking.com non rispetta neanche le clausole all’acqua di rose che sono state adottate su proposta dello stesso portale ad aprile 2015”, sostiene il dg Alessandro Nucara. “In altri termini – prosegue- la timida decisione assunta dall’Antitrust Italiana, già di per sé insufficiente a stabilire corrette condizioni di mercato, viene del tutto svuotata di contenuti al momento della concreta applicazione”.

Nucara ricorda che “L’abolizione della parity rate è prevista da un articolo del disegno di legge per la concorrenza ed il mercato, approvato dalla Camera dei Deputati il 6 ottobre 2015. Il Senato dovra’ approvarlo nei prossimi i giorni e poi tornerà alla Camera per la definitiva approvazione”. La legge francese, conclude Nucara, “è entrata in vigore il 7 agosto 2015, poco più di tre mesi dopo il pronunciamento delle Autorità Antitrust italiana, francese e svedese. Ancora una volta l’Italia procede al piccolo trotto, mentre i nostri concorrenti galoppano”