Fiducia digitale, "vince" Linkedin. Facebook fanalino di coda - CorCom

LA CLASSIFICA

Fiducia digitale, “vince” Linkedin. Facebook fanalino di coda

Insider Intelligence ha stilato il ranking dei social di cui gli utenti si fidano di più: la piattaforma dedicata ai professionisti considerata la migliore per la protezione dei dati, la creatura di Zuckerberg la peggiore. TikTok soffre per lo scontro Usa-Cina

25 Set 2020

Antonio Dini

I consumatori americani si fidano pochissimo di Facebook, TikTok e Twitter. Invece, hanno la massima stima di LinkedIn, il social dei curriculum di proprietà di Microsoft. Lo sostiene il rapporto “Us Digital Trust Survey” di Insider Intelligence.

Ma cosa vuol dire che i consumatori non si fidano? La definizione di “fiducia digitale” è definita dalla sensazione di sicurezza che gli utenti hanno nell’uso di una piattaforma di social media per proteggere le loro informazioni e fornire loro un ambiente sicuro per creare e interagire con i contenuti.

Nella ricerca di Insider Intelligence vengono valutate le percezioni dei consumatori americani su cinque categorie relative al concetto di fiducia: sicurezza, legittimità, comunità, esperienza della pubblicità e rilevanza della pubblicità. La ricerca classifica nove social riguardo a questi cinque pilastri che definiscono secondo Insider Intelligence l’idea di “fiducia digitale”.

La survey ha riguardato 1.865 persone tra i 18 e i 74 anni ed è stata svolta tra maggio e giugno su un campione selezionato da terze parti. La prima piattaforma, secondo i risultati, è quindi LinkedIn, la seconda è Pinterest, seguita da Snapchat, Reddit, Youtube, Instagram, Twitter, TikTok e infine da Facebook.

In particolare, Facebook è il social che ispira meno fiducia soprattutto a causa del modo in cui vengono registrati i dati e viene mantenuta la privacy dei consumatori. Il 32% dei consumatori americani iscritti al social non è infatti d’accordo con l’idea che Facebook sia degno di fiducia nell’ambito della protezione dei loro dati e della loro privacy. Invece, per gli utenti di LinkedIn questo valore è al 10%.

“Sono passati solo due anni – ha detto Audrey Schomer, senior research analyst di Insider Intelligence – dallo scandalo di Cambridge Analytica e ci aspettavamo che il pubblico se lo ricordasse ancora e continuasse a segnare la percezione del social caratterizzandolo come una piattaforma che non protegge adeguatamente i loro dati”.

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La maggioranza degli utenti americani di Facebook, cioè circa il 53%, è d’accordo con l’idea che comunque il social protegga in qualche modo la loro privacy. È la percentuale più bassa tra quelle registrate fra i nove social.

Se uno ogni due americani non si fida di Facebook, sono uno ogni cinque quelli che non si fidano di TikTok e Twitter. I consumatori americani hanno cioè più fiducia che i loro dati e la loro privacy siano protette in quei due social rispetto a quanto accade su Facebook.

Per quanto riguarda TikTok, secondo la società di analisi, sul giudizio ha pesato molto anche lo scontro che è in corso con il governo americano e la politica intransigente di Donald Trump nei confronti di questa azienda e della sicurezza della sua app. Invece nel 2019 Twitter è finito nei guai quando è stato scoperto che i dirigenti dell’azienda avevano autorizzato la condivisione di alcuni dei dati dei suoi utenti con degli inserzionisti senza chiedere prima l’autorizzazione. Inoltre, un bug della app sui dispositivi Android le consentiva di raccogliere e condividere la posizione degli utenti quando twittavano.

Invece, per quanto riguarda il vertice della classifica sono social come Linkedin (73% di fiducia) e Pinterest (66% di fiducia) a ispirare una idea di maggiore sicurezza e fiducia negli utenti. Vale anche la considerazione che entrambe le aziende hanno avuto pochissime critiche da parte dei media per quanto riguarda potenziali problemi di privacy e gestione dei dati.

La classifica e le valutazioni fatte da Insider Intelligence sono utili per stabilire il valore delle varie piattaforme digitali a fronte agli investimenti pubblicitari degli inserzionisti. La fiducia digitale (o la sua mancanza) p quella che ha a che fare con l’interazione con gli spot pubblicitari. Il 79% degli intervistati ritiene infatti che le piattaforme che proteggono meglio i loro dati sono anche quelle che danno più fiducia all’idea di interagire con la pubblicità e quindi il suo impatto.

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