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COPYRIGHT

Film online, in Italia oscurati 27 siti di file sharing

A seguito della denuncia di un distributore la magistratura ordina il sequestro dei maggiori portali di download di contenuti cinematografici per violazione di copyright di un cartoon. L’avvocato Fulvio Sarzana: “Si sta erigendo una muraglia cinese virtuale”

15 Apr 2013

P.A.

Gli indirizzi web di 27 portali nazionali e internazionali per il download di film sono stati sequestrati su ordine della magistratura capitolina dalla polizia postale, che ha trasmesso il provvedimento giudiziario a tutti i gestori di server presenti in Italia. L’ordinanza del gip Massimo Di Lauro comprende siti popolari come Nowvideo, Videopremium, Rapidgator, Bitshare, Cyberlocker e altri.

Gli accertamenti sono partiti dalla denuncia di un piccolo distributore italiano, rispetto alla violazione del copyright che aveva riscontrato sulla rete relative ad un film d’animazione uscito nelle sale italiane nel novembre dello scorso anno, “Un Mostro a Parigi”.

L’avvocato Fulvio Sarzana di Sant’Ippolito, esperto di diritto penale di internet, punto di riferimento dei provider italiani in materia di diritto digitale, ha detto: “La società denunciante avrà naturalmente le sue buone ragioni, e, così naturalmente il magistrato che ha emesso il provvedimento, ma ci si chiede il perché 27 portali mondiali nella loro interezza, con milioni di files anche privati, che raggruppano milioni e milioni di utenti, siano stati resi inaccessibili a milioni di cittadini italiani, per un solo cartone animato”.

La “sensazione” di Sarzana è “che l’Italia, che ha un disperato bisogno di far condividere ai propri cittadini su internet informazioni per non rimanere tagliata fuori dai grandi flussi mondiali della conoscenza, stia erigendo una vera e propria ‘muraglia cinese virtuale'”.

Si tratta, per entità e per estensione “della più grande operazione di sequestro di contenuti su internet di un paese occidentale – si legge sul sito online fulviosarzana.it – seconda solo alla operazione di sequestro di domini adottata dal dipartimento dell’Homeland security statunitense il 26 novembre 2010, che aveva portato al sequestro di 70 portali” .