Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

FIMI

Fimi: dopo 11 anni il mercato discografico italiano cresce grazie al digitale

E’ quanto si evince dalle rilevazioni della Fimi. I ricavi 2013 a quota 117,7 milioni di euro. Il digitale vale il 32% della torta

06 Feb 2014

Alessandro Longo

Il digitale ha ufficialmente portato fuori dalla crisi, che durava undici anni, il mercato discografico italiano. Nel 2013 i ricavi sono tornati a crescere, infatti, riporta oggi Fimi (Federazione industria musicale italiana) su dati di una ricerca Deloitte. Del 2%, a quota 117,7 milioni di euro. Non accadeva dal 2002. Il merito è del digitale e, in particolare nel 2013, dello streaming, che sta spostando utenti dalla pirateria al mercato legale.

I proventi dal digitale sono aumentati infatti del 18% nel 2013 e del 182% quelli dei servizi in abbonamento con streaming, che quindi l’anno scorso è arrivato a quota 7 milioni di euro, contro i 2,5 milioni del 2012.

Il digitale vale in Italia ora il 32% del mercato discografico complessivo. In particolare lo streaming è il 18% del mercato digitale, contro l’8% del 2012. Il 62% dei ricavi vengono dal download di brani digitali, che è cresciuto del 6% nel 2013. Calano invece, per la prima volta, i ricavi dal video streaming (Youtube), del 2%.

“Nel 2013 in Italia c’è stato l’ingresso di un importante protagonista dello streaming mondiale: Spotify. Ha contribuito molto alla crescita del nostro mercato”, spiega Enzo Mazza, presidente Fimi, al Corriere delle Comunicazioni. Anche Google Musica, Cubo Musica di Telecom Italia e Deezer hanno avuto un ruolo nella crescita dello streaming e quindi del mercato complessivo. A settembre, Fimi annunciava che per la prima volta gli utenti delle piattaforme legali avevano superato quelli della pirateria musicale, in Italia.

Il 2013 è stato un anno fortunato, però, anche per l’arrivo di album importanti, tanto che è andato meno male del solito per le vendite dei supporti fisici. “Le vendite dell’ultimo di Ligabue ricordano quelle dei tempi d’oro della musica”. Bisognerà vedere se quest’anno, anche in assenza di titoli fortunati, il mercato ce la farà a tenere la rotta. Mazza non ne ha dubbi. “E’ cominciata una ripresa, che nel 2014 ci aspettiamo più forte”, aggiunge. “Quest’anno sarà forse caratterizzato dalla musica in mobilità, su smartphone e tablet. E’ dello scorso dicembre l’annuncio che Spotify sbarca anche su dispositivi mobili, gratis. Ne deriva una buona combinazione di fattori. Per il mercato italiano la mobilità è un fattore molto importante, vista l’altra presenza di smartphone e di connessioni internet mobili”, continua Mazza.

La strada del recupero è molto lunga (teniamo conto che negli ultimi dieci anni il mercato ha perso il 70% del proprio valore), ma adesso sono maturi tutti gli elementi essenziali. In Italia ci sono ormai servizi digitali pari a quelli degli altri Paese, per la musica, da un catalogo che comprende 25 milioni di brani. Non lo stesso si può dire dell’offerta di film online, dove pure però cominciano a vedersi segnali di maturazione.

Argomenti trattati

Approfondimenti

D
dati
M
musica

Articolo 1 di 5