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LO STUDIO

Fintech, allarme Consob: “Attenzione a Google & co”

L’autorità analizza la portata dalla direttiva Psd2: “Gli Ott sono forieri di potenziali benefici, ma potrebbero intaccare i margini e la redditività delle banche determinando un generalizzato aumento della vulnerabilità del sistema”. La soluzione? Investire sulle competenze dei consulenti finanziari

01 Apr 2019

A. S.

L’analisi dei big data applicata ai servizi di pagamento può essere un’opportunità importante per l’innovazione del settore finanziario. A patto però che i consulenti siano consapevoli delle nuove possibilità, cosa che oggi non accade ancora. E’ quanto emerge dalla nuova edizione del “quaderno Fintech” pubblicata da Consob, dedicato ai “Financial Data Aggregation e Account Information Services”, secondo cui la direttiva europea sui pagamenti, la cosiddetta Psd2, “travalica l’area dei servizi di pagamento, consentendo di disporre di informazioni da cui possono prendere forma scelte di risparmio e di investimento”: infatti i dati e le informazioni di questo settore, “opportunamente aggregati ed elaborati – specifica Consob – possono consentire di ricavare preziose informazioni su abitudini di spesa, propensione al risparmio e, in senso più ampio, sul profilo finanziario di un utente provenienti dai conti di pagamento”.

Ma perché i  servizi di aggregazione delle informazioni finanziarie di consumatori e imprese possano dispiegare appieno le proprie potenzialità è necessario che siano  conosciuti dai consulenti finanziari: “Ad oggi è difficile stimare la dinamica temporale del processo di diffusione dell’innovazione – sottolinea Consob – ma si può ipotizzare che sarà legata alla velocità di comprensione da parte degli agenti e che la scarsa conoscenza del fenomeno può, di conseguenza, rappresentare una barriera alla sua diffusione”.

La normativa Ue richiede alle banche di consentire l’accesso ai propri sistemi di pagamento a terze parti autorizzate dai clienti, ma oggi solo il 12% dei consulenti finanziari italiani conosce gli Account Information Services (Ais) e il 15% lo strumento Financial Data Aggregation (Fda). “Gli Ais – si legge nel Quaderno – sono servizi online che consentono di aggregare le informazioni dei propri conti di pagamento, e delle operazioni di pagamento a questi associati, a condizione che tali conti siano accessibili tramite interfacce on-line predisposte dai prestatori di servizi di, in modo che l’utente possa disporre immediatamente di un quadro generale della sua situazione finanziaria in un dato momento”.

L’accesso aperto e condiviso alle informazioni di pagamento – aggiunge Consob – può portare benefici ai clienti ma anche “significativi rischi”: “Una diffusa applicazione dei principio dell’accesso aperto e condiviso alle (proprie) informazioni di pagamento e finanziarie e del relativo trattamento attraverso servizi forniti da ‘Third party service providers’ – anche non necessariamente di natura finanziaria, quali ad esempio i cosiddetti player Over the top – così come sono forieri di potenziali vantaggi e benefici, non sono però scevri da nuovi e significativi rischi, con conseguente riduzione dei margini e della redditività degli operatori, nonché contestuale generalizzato aumento della vulnerabilità del sistema”.

Le banche “hanno in questa dinamica competitiva una governance dei rischi e sistemi di controllo della qualità e della sicurezza dei dati che possono essere sfruttati come elemento distintivo rispetto ai competitor non bancari”. Tra i punti di forza c’è quello di “favorire la rivisitazione dei modelli di business bancari verso ‘better bank’, capaci di sfruttare i vantaggi dell’interfaccia digitale con la propria clientela”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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