INNOVAZIONE

Fintech, Mediobanca: “Italia sotto la media Ue per uso delle banche online”

A guidare la classifica i Paesi del Nord Europa, con punte superiori al 90% in Norvegia, Danimarca e Finlandia. Il nostro Paese si posiziona nelle retrovie con il 45%

14 Lug 2022

Lorenzo Forlani

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I progressi tecnologici e la pandemia hanno favorito lo sviluppo delle banche digitali, le cosiddette challenger banks, che sfidano il sistema bancario tradizionale con servizi offerti esclusivamente tramite app e smartphone. Questo è quanto emerge dal nuovo rapporto dell’area studi di Mediobanca sul mondo FinTech, dedicato alle 96 challenger banks europee.

Due terzi di esse sono concentrate in tre Paesi (37 nel Regno Unito, 12 in Italia e in Francia), e nel 2021 sono stati raccolti 3,5 miliardi di euro di capitale a supporto della sua crescita, con un incremento del 129,5% sul 2020; ulteriori 1,8 miliardi riguardano il primo semestre 2022. Le 12 challenger banks italiane hanno poi dimensioni minori della media, ma fanno dell’Italia il Paese più rappresentato, insieme alla Francia e dopo il Regno Unito, con una crescita dei ricavi nel 2021 del 22,8% sul 2020.

Le differenze tra istituti di credito e challenger banks 

Le principali differenze strutturali tra le challenger banks e gli istituti di credito italiani risiederebbero “nell’incidenza del costo del lavoro e delle spese generali sul totale ricavi”, come si legge nel rapporto. La prima è minore per le challenger che, di contro, registrano una maggiore incidenza delle spese generali. Analizzando la composizione di queste ultime emerge un forte peso dei costi di consulenza, dei servizi in outsourcing e della pubblicità: la struttura snella degli organici impone alle challenger banks di rivolgersi all’esterno per ottenere servizi altrove svolti internamente”.

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Le challenger banks – continua il rapporto di Mediobanca -, che “spesso nascono come start-up per fornire servizi finanziari di nicchia, grazie alla forte connotazione tecnologica, all’assenza di filiali fisiche e a una dotazione di personale molto contenuta, possono applicare alla propria clientela costi inferiori, con pacchetti base spesso gratuiti che attraggono soprattutto i millennials“. Nell’ultimo decennio “le banche tradizionali” hanno avviato “una profonda ristrutturazione dei modelli distributivi: tra il 2010 e il 2020 si sono ridotti il personale bancario (-34,4% in Spagna, -26,4% nel Regno Unito, -14,8% in Italia e -13,9% in Germania) e ancor più gli sportelli (-48,3% nel Regno Unito, -48,1% in Spagna, -36,8% in Germania e -30,1% in Italia)”.

Il Nord Europa in testa per diffusione di banche online 

Spicca la contrapposizione tra il Nord Europa, “dove sussiste una bassa densità di filiali in rapporto alla popolazione”, e il blocco mediterraneo, “con incidenze superiori alla media europea (39 sportelli ogni 100mila adulti) per Francia (61 sportelli), Spagna (57) e Italia (47)”. A guidare la classifica di fruitori di servizi bancari on-line, “i Paesi del Nord Europa, con punte a fine 2021 superiori al 90% in Norvegia, Danimarca e Finlandia e dell’86% nel Regno Unito; l’Italia si posiziona nelle retrovie con il 45%, al di sotto della media europea (58%)”. Inoltre “tra il 2008 e il 2020 risulta in diminuzione l’accesso agli sportelli bancari, mentre è in costante crescita la percentuale di clienti che si avvale del canale on-line per realizzare operazioni bancarie: in Italia è pari al 67% nel 2020, +7% sul 2019 e ben +40% sul 2008”.

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