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Fisco, il “caso” Irlanda rischia di inguaiare Apple: la Ue avvia inchiesta

L’Europa vuole vederci chiaro sulle “facilitazioni” che si potrebbero configurare come aiuti di Stato. Ma la Mela assicura: “Per noi nessun trattamento di favore”

11 Giu 2014

Lorenzo Forlani

La Commissione europea ha aperto una indagine per esaminare se le decisioni prese dalle autorità fiscali di Olanda, Lussemburgo e Irlanda in materia di tassazione dell’attività di diverse multinazionali, tra cui Apple, Starbucks e Fiat, siano compatibili con le norme Ue sugli aiuti di stato.

“Nel contesto di bilanci ridotti è importante che le grandi multinazionali paghino la loro parte di tasse – ha detto il commissario Joaquin Almunia – “Le regole Ue impediscono agli Stati di adottare misure che permettono a certe imprese di pagare meno tasse rispetto a quelle che dovrebbero versare se le regole fiscali fossero applicate equamente e in modo non discriminatorio”.

Dallo scorso anno il commissario per la concorrenza ha fatto sapere di aver chiesto informazioni al governo irlandese sul particolare regime da paradiso fiscale concesso alle imprese straniere. Analoga indagine era stata rivelata dal Senato americano sui benefici fiscali ottenuti dalla Apple attraverso società domiciliate nella città irlandese di Cork. Tra gli OTT, oltre a Apple, anche Google, Facebook, Amazon ed eBay hanno le loro sedi fiscali tra Irlanda e Lussemburgo, e finiscono per pagare pochissime tasse sui miliardi di prodotti e servizi che vendono nei paesi della Comunità.

La Commissisone indagherà appunto sulla possibilità che questi i regimi fiscali dei paesi sorpacitati non finiscano per configurare un aiuto di Stato, a favore di queste grandi società con attività – e relativi fatturati da vendite – ramificate in più paesi. Il tutto nell’ambito degli sforzi a cui l’esecutivo comunitario viene da tempo sollecitato per contrastare evasione e elusione fiscale. Se l’indagine concludesse che esiste un aiuto di Stato, questo in teoria potrebbe perfino portare, secondo Dow Jones, ad una richiesta di restituzione.

Bruxelles ha aperto l’indagine a seguito di articoli di stampa secondo i quali alcuni aziende avevano beneficiato di riduzioni di imposta accordate loro tramite “decisioni anticipate in materia fiscale” – il cosiddetto tax rulings – prese dagli stati nazionali. Si Tali decisioni, precisa la Commissione, non costituiscono di per sè un problema, dato che in genere si tratta di “‘lettere di intenzione” delle autorità fiscali che spiegano alle imprese come sono calcolate le imposte. Però le stesse decisioni possono venire a configurarsi come aiuti di stato se – spiega ancora Bruxelles – “se sono usate per dare vantaggi selettivi a una impresa o a un gruppo di imprese”.

Queste decisioni sono utilizzate per confermare i cosiddetti prezzi di trasferimento ovvero quelli fatturati per transazioni commerciali tra entità differenti di uno stesso gruppo. I prezzi di trasferimento, spiega la Commissione, influenzano la ripartizione dei guadagni imponibili tra le filiali di un gruppo stabilite nei diversi paesi. Se le autorità fiscali nazionali, al momento di accettare il calcolo del la base di imposta proposto da una impresa spingono per remunerare una filiale o una succursale alle condizioni di mercato, si esclude la presenza di un aiuto di Stato; ma se il calcolo non si fonda su le condizioni predette, “è possibile che l’impresa benefici di un trattamento più favorevole di quello che sarebbe normalmente riservato ad altri contribuenti”.

La Commissione esaminerà i tre accordi di fissazione dei prezzi di trasferimento che riguardano le decisioni anticipate adottare dall’Irlanda per il calcolo dei guadagni imponibili attribuiti alle succursali irlandesi di Apple Sales International e Apple Operations Europe; quelle delle autorità fiscali olandesi per il calcolo della base impositiva per le attività di fabbricazione di Starbucks Manufacturing; e quelle prese dalle autorità fiscali lussemburghesi per ciò che riguarda la base impositiva in Lussemburgo per le attività di finanziamento di Fiat Finance and Trade.

Bruxelles precisa che le decisioni anticipate riguardano unicamente gli accordi sulla base impositiva e non il tasso di imposizione applicabile propriamente detto. Parallelamente alle tre procedure, la Commissione ha annunciato che proseguirà l’inchiesta più generale sulle decisioni anticipate in materia fiscale che riguarda “più Stati membri”.

La risposta di Apple non si è fatta attendere. “Apple è orgogliosa di operare in Irlanda e paga ogni euro di ogni tassa che deve. Non abbiamo ricevuto alcun trattamento specifico da parte di funzionari irlandesi – detto un portavoce della Mela – Siamo soggetti alle stesse leggi fiscali come molte altre aziende internazionali che operano in Irlanda”.

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