Fortnite fa guerra a Apple: "Illecito monopolio sugli acquisti in-app" - CorCom

IL CASO

Fortnite fa guerra a Apple: “Illecito monopolio sugli acquisti in-app”

Epic Games ha introdotto un suo sistema di pagamenti che aggira le percentuali trattenute dai negozi digitali ufficiali. E la Mela cancella il famoso gioco dal suo store. Coinvolta anche Google Play. Ora la disputa diventa legale

14 Ago 2020

Patrizia Licata

giornalista

Apple rimuove Fortnite dal suo App store e Epic Games, il produttore del popolare gioco online, risponde facendo causa all’azienda di Cupertino. È questo l’esito di un’escalation iniziata quando Epic ha applicato degli sconti sugli articoli digitali pagati direttamente sul suo sito e non tramite i negozi di app (incluso Play), una decisione apparsa come una sfida diretta ai negozi di applicazioni della Mela e di Google.

Dopo che Epic ha depositato la causa contro Apple, anche Google ha rimosso Fortnite dal suo Play store e Epic ha fatto causa anche a Big G.

La sfida di Epic

La mossa di Epic che ha scatenato le reazioni di Apple e Google è stata l’introduzione di una nuova modalità per comprare costumi e armi per i personaggi di Fortnite a un prezzo scontato pagando direttamente Epic Games anziché usare il servizio di acquisto in-app di Apple, su cui la Mela trattiene una commissione del 30%.

Gli utenti che pagano direttamente Epic ricevono invece uno sconto del 20% sulla moneta in-game – beneficio di cui non godono i giocatori che pagano tramite l’App Store o Google Play. Epic ha messo un pulsante nella app di Fortnite: cliccando per acquistare in-game articoli digitali si apre una finestra del browser che reindirizza l’utente a inserire i dati della carta di credito sul sistema di Epic Games.

L’accusa: “monopolio totale” di Apple

Per Apple la mossa di Epic è una diretta violazione delle sue regole. “Epic Games ha purtroppo deciso di non rispettare le linee guida dell’App Store, che vengono applicate in modo uguale a tutti gli sviluppatori e servono ad assicurare che il nostro negozio di app sia sicuro per i nostri utenti”, ha dichiarato un portavoce di Apple al sito Cnbc.com

Di qui l’azione legale di Epic: “La rimozione di Fortnite da parte di Apple è l’ennesimo esempio di come Apple sfrutti il suo enorme potere per imporre limitazioni irragionevoli e illecitamente preservare il suo monopolio totale sul  mercato dei pagamenti in-app con iOS”, si legge nella causa depositata.

Fortnite resta disponibile su Android, ha chiarito un portavocde di Google, ma “non possiamo più renderlo disponibile su Play perché viola le nostre policy”.

La clip anti-Apple dentro Fortnite

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Epic Games ha detto che il suo obiettivo non è ottenere un risarcimento dei danni da Apple ma costringere l’azienda a modificare le sue policy.

Epic sta anche pubblicizzando la sua battaglia contro Apple dentro il gioco Fortnite, dove appare un video di 30 secondi intitolato “Nineteen Eighty-Fortnite”, una parodia di una pubblicità di Apple degli Anni ’80 ma anche un gioco di parole con “1984”. Nel video si legge: “Epic Games ha sfidato il Monopolio dell’App Store. Come ritorsione Apple ha bloccato Fortnite su milairdi di device. Unitevi alla lotta per evitare che il 2020 diventi ’1984′”.

Il plauso di Spotify

Non è la prima volta che un produttore di app protesta contro la salata commissione del 30% che Apple trattiene sulle vendite digitali e contro il processo di approvazione cui la Mela sottopone tutte le applicazioni con la possibilità di rimuoverle dallo store.

Tra i più critici c’è, per esempio, l’azienda europea della musica in streaming, Spotify. “Salutiamo con favore la decisione di Epic Games di agire contro Apple e portare nuovamente in evidenza l’abuso di posizione dominante perpetrato da Apple”, ha commentato un portavoce di Spotify. L’App Store è l’unico modo per installare software sugli iPhone e la rimozione è un danno notevole.

Proprio le proteste di Spotify hanno indotto l’Antitrust europeo a aprire un’indagine sull’App Store: Margrethe Vestager accoglie la denuncia dell’azienda svedese sul ruolo di Apple in qualità di “gatekeeper” e messo sotto la lente l’uso obbligatorio del sistema di acquisto in-app della Mela e le limitazioni alla capacità degli sviluppatori di informare su possibilità di acquisto alternative.

Anche Google Play ha regole simili a quelle di Apple sugli acquisti in-app e le commissioni, ma il sistema operativo Android offre modi per installare software anche al di fuori dell’Play Store, inclusa la possibilità di autorizzare negozi di app di terze parti.

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