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L'INTERVISTA

Fox-Martin (Sap): “Business intelligence driver di crescita, Asia esempio da seguire”

Intervista alla manager membro dell’Executive Board di SAP: “Le imprese orientali sono molto più dinamiche. Il nostro obiettivo è portare questa dinamicità in Europa”

21 Set 2017

Domenico Aliperto

Non esiste problema che l’analisi dei dati non possa risolvere. Ne è convinta Adaire Fox-Martin, membro del SAP Executive Board di SAP SE e responsabile per le aree Emea, Mee e Greater China. Una posizione che le è stata appositamente affidata con l’obiettivo di portare la voce dei clienti nel board dello specialista della business intelligence. Fox-Martin condivide la carica di membro dell’executive board con Jennifer Morgan, che è capo delle aree geografiche delle Americhe, Latam compresa, Asia Pacifica e Giappone: “Io e Jennifer ci siamo spartite il mondo”, scherza la top manager, alludendo al fatto che mentre la collega si occupa dell’America e dell’Asia Pacifica, lei segue i mercati Emea, MEE e Greater China.

Una suddivisione non tanto basata sulla logica geografica quanto sulle connessioni commerciali. E non è un caso che a Fox-Martin, che fino a pochissimo tempo fa aveva l’ufficio a Singapore, siano stati affidati i clienti del Vecchio continente: “Esiste una relazione molto forte tra Sap e le imprese europee, ma è innegabile che quelle asiatiche siano parecchio più veloci, essendo prive dei sistemi legacy che rallentano le trasformazioni richieste dall’economia digitale”. L’esperienza maturata a contatto con le tigri dell’Est sarà dunque essenziale nel guidare i clienti occidentali nei processi di disruption e di semplificazione del business. “Bisogna prima di tutto entrare nell’ordine di idee che ormai la convergenza dei diversi elementi tecnologici, a cavallo di Intelligenza artificiale, Machine learning, Blockchain e Internet of Things è fondamentale: niente funziona in maniera isolata e i dati sono l’asset a cui le organizzazioni devono guardare per informare e formare nuove piattaforme che permettano di organizzare e gestire in maniera diversa tutte le attività, comprese quelle relative alla supply chain”.

Qual è la strategia di Sap in questo contesto e come pensa di proporla alle imprese europee?

La maggior parte delle società ha bisogno di un approccio modulare quando si parla di innovazione e rischio. Bisogna essere allo stesso tempo agili e sicuri, capaci di misurare in tempo reale i risultati di ciascun ciclo di iniziative e accettare con serenità – e rapidità – il fallimento, apportando in tempi brevi le opportune correzioni di rotta. Noi possiamo essere la spina dorsale di questo approccio, potendo contare da una parte sulla nostra esperienza storica in ambito ERP e dall’altra sullo sviluppo di nuovi strumenti sulle piattaforme SAP Hana e SAP Leonardo. In Asia abbiamo provato a capire cosa pensano esattamente della digital experience non solo i nostri clienti, ma anche i clienti dei nostri clienti, sempre più centrali nell’elaborazione di qualsiasi processo di business. In un mondo in cui l’informazione spesso non è strutturata sono emersi 14 attributi, di cui solo sette funzionali. Gli altri sono di tipo emozionale. E forse non sorprendentemente sono le aziende basate su attività bricks and mortar quelle che meglio esprimono questa evidenza. È un momento di apertura, e riuscire a conquistare il consumatore significa metterlo in condizione di fornirci le sue informazioni personali per poterlo poi soddisfare meglio. Se siamo in grado di farlo con una user experience appagante, personalizzata e sicura, adottando la prospettiva del cliente finale, innescheremo un circolo virtuoso. È questa la cultura che – attraverso la condivisione di strumenti e business case – vogliamo instillare nelle aziende con cui lavoriamo.

Come giudica la consapevolezza del mercato rispetto a questa prospettiva?

Alcune organizzazioni sono già focalizzate sul consumatore. L’insorgere di nuovi competitor – penso specialmente agli ambiti del Property management e del Retail, ma anche al Banking – fa però sì che per molte aziende il futuro sia decisamente incerto. C’è grande fame di innovazione, ma bisogna trovare il giusto punto di equilibrio tra mondo fisico e servizi digitali. Il software è sempre più importante, eppure occorre trovare il modo di integrarlo in maniera corretta nell’infrastruttura. La domanda non è più quando o cosa – visto che le imprese impegnate in una digital strategy dispongono delle risorse finanziarie necessarie – ma come. E per rispondere a questa domanda servono prima di tutto le skill giuste, specialmente per quanto riguarda la gestione dei punti di contatto tra mercato e azienda.

Le cose sono cambiate molto anche per voi…

Sì, ora siamo impegnati anche nell’immaginare nuove visioni di business. Abbiamo adottato il design thinking come tecnica di base per pensare “out of the box” e dare vita in tempi brevi a prototipi che siano in grado di distribuire soluzioni funzionali nel giro di quattro-sei settimane. Ma tutto questo è impossibile se non c’è un adeguato supporto nel back-end. Cambiando i fondamentali del business, si sta anche trasformando il modo in cui vengono stilati e comunicati i report: non possiamo più lavorare con la logica del silos, soprattutto considerando l’approccio che il Cloud ci sta permettendo di sviluppare nei confronti di clienti e mercato. Un approccio che attraverso le nuove modalità distributive e di adozione, abilitazione dei servizi e misurazione della loro qualità evolve da rapporto orientato alle vendite a relazione di lunga durata.

Che ruolo avrà il progetto Sap Leonardo in questo scenario?

È per antonomasia la piattaforma dedicata all’innovazione basata sull’elaborazione dei dati, in quanto è agnostica rispetto all’ambiente Cloud in adozione – elemento essenziale per esempio per il mercato cinese, dove Google non opera – e offre l’opportunità di integrare qualsiasi tipo di sensore, collegando tramite Api specifiche aziende di qualsiasi dimensione agli ecosistemi IoT e agli edge analytics.

In quest’ottica ci sono in vista nuove acquisizioni?

Non per il momento. Abbiamo investito in acquisizioni 50 miliardi di dollari negli ultimi sette anni, e la strategia attuale è fondata proprio sull’integrazione delle nuove soluzioni all’interno dell’offerta core di Sap, rivolta principalmente a clienti di livello enterprise, che si aspettano quindi un’esperienza olistica. Stiamo piuttosto ricercando nuovi talenti che ci permettano di mettere a frutto l’innovazione organica che continua sulle nostre piattaforme e quella generata attraverso l’ampliamento del portfolio tramite acquisizioni.

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